Gioco
Empolesi migranti al contrario in Cina dopo aver chiuso la ditta
Coppia di coniugi si è trasferita in Oriente a insegnare a fare le calze «per non perdere un sogno» Sulla loro storia è stato giurato un documentario che verrà presentato stasera a Firenze
EMPOLI. Da Empoli alla Cina, hanno percorso la rotta inversa rispetto a quella di migliaia di uomini e donne che sono venuti nella nostra terra per cercare un futuro migliore rispetto a quello che avevano davanti nelle regioni contadine del Sol levante. Ma anche questi due empolesi, quando sono andati in Oriente, fuggivano dalla crisi, quella che li aveva costretti a chiudere la loro azienda nel settore del tessile. E allora, determinati e innamorati comunque della loro professione, sono andati in una delle zone più povere della Cina, lo Zhejiang, a insegnare a fare le calze.
Sono Emilia e Angelo Fattori e sulla loro storia è stato girato un documentario che verrà presentato stasera a Firenze, alla Compagnia, in via Cavour 8 alle 19, nell’ambito della rassegna “Made in Sardegna”. Un lavoro realizzato dal regista Nicola Contini, con il contributo della Toscana film commission. Il titolo è “Il segreto delle calze”.
A rendere entusiasmante questa storia è che i coniugi empolesi hanno lasciato i luoghi in cui erano nati, cresciuti e avevano fatto impresa, alla volta di un continente sconosciuto quando non erano nemmeno più giovanissimi. Perché probabilmente non volevano cancellare quello che avevano fatto fino a quel momento nella loro terra. «All’inizio del Duemila hanno chiuso la loro azienda - racconta il figlio Federico - e sono stati contattati da alcuni clienti. Dal 2004 hanno vissuto stabilmente in Cina per consulente tecniche nel settore tessile, intimo, calze e calzini, fino a due anni fa quando sono tornati. Quando sono partiti mio padre aveva 62 anni e mia madre 60. Ora vanno saltuariamente in Russia».
«Credo che i miei genitori abbiano trovato in Cina una seconda gioventù perché è un paese che vive l’entusiasmo e la fibrillazione che probabilmente caratterizzata l’Italia negli anni Cinquanta e Sessanta -va avanti - Si sono ritrovati in un contesto diverso ma del quale riuscivano a interpretare alcuni aspetti fondamentali come l’etica del lavoro, la fiducia per il futuro, la fusione tra familismo e imprenditoria che è anche in Cina un aspetto fondamentale del modello economico locale». Hanno vissuto nella cittadina di Yiwu, un centro industriale enorme , quella che comunemente è conosciuta per fabbricare il Natale dell’Occidente, a 300 chilometri a sud di Shangai. Tra l’altro il destino ha voluto che poi anche il figlio in parte rimanesse attaccato all’Oriente, parla la lingua e come antropologo a lungo ha studiato e fatto ricerca in Cina.(l.a.)
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