Il Tirreno

Empoli

Festa dei 70 anni alla Cappella del Pescaione

Festa dei 70 anni alla Cappella del Pescaione

Domenica la celebrazione dell’Ascensione in ricordo delle famiglie che realizzarono il luogo di culto

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VINCI. Il 13 maggio, giorno dell’Ascensione, saranno celebrati i settanta anni dalla costruzione della cappellina del Pescaione. Sarà festa grande, che prenderà avvio con una messa celebrativa. L’occasione ci dà la possibilità di raccontare la storia straordinaria di questo tabernacolo. Agli inizi del Novecento due fratelli, Egidio ed Ettore Gaini, acquistarono un terreno boschivo, alle pendici del colle di Pietramarina, nel comune di Capraia e Limite. I due fratelli si divisero il terreno, e se a Ettore spettò la parte più vicina ai campi coltivati, Egidio divenne il proprietario di quella più vicina ad una Forra, detta “del Pescaione”, dove più fitto era il bosco. Si rimboccarono le maniche, il terreno venne disboscato e liberato dalle ceppaie delle piante, e divenne coltivabile. Arrivarono, in quel lembo di terra strappata al bosco, grano, viti, olivi. Entrambi i fratelli avevano famiglie numerose; Ettore, sposato con Maria Caterina, aveva undici figli, Egidio invece oltre a quattro figli maschi, Zeffiro, Ezio, Clorindo e Valente, aveva tre figlie femmine, Emilia, Maria Fiorella e Gabriella. La moglie di Egidio, Dorotea Betti, nativa di Castelmartini, era una donna di fede, devota della Madonna Immacolata; accudiva la famiglia e non si tirava indietro nei lavori dei campi, ma il rosario della sera e la messa della domenica erano d’obbligo nella sua casa. Aveva voluto apporre un’immaginetta della Madonna Immacolata sul tronco di un pino nella Forra del Pescaione, a protezione del luogo impervio e pauroso dove il marito e i figli trascorrevano le loro giornate di lavoro. Il campo era attraversato dalla strada che conduceva da Vitolini a Carmignano, una strada dove poteva passare un solo barroccio, completamente immersa nell’ombra delle piante. Il luogo buio e impervio era poco transitato e i fatti narrati da una leggenda che vedeva l’anima di un suicida vagare negli antri della Forra del Pescaione, – così come la leggenda del Bargellini, barrocciaio morto in circostanze misteriose proprio in quel posto, la cui anima si diceva percorresse inquieta l’oscurità – contribuivano a rendere il luogo spaventoso. Il pino che aveva accolto l’immagine della Madonna dopo qualche tempo morì, e l’immagine sacra venne spostata su un’altra pianta, che poco dopo, durante un temporale venne colpita da un fulmine. Fu così che la nonna Tea fece costruire un piccolo tabernacolo dove pose una statuetta in gesso della Madonna, illuminata da un lume ad olio che secondo le sue disposizioni sarebbe dovuto rimanere sempre acceso. L’affezione alla Madonnina del Pescaione la induceva talvolta ad esprimere ai familiari il desiderio di costruire in quel posto misterioso un piccolo oratorio a protezione del luogo tanto impervio e di tutti i viandanti che vi si avventuravano. Venne la Grande Guerra, e i quattro figli di Dorotea partirono per il fronte. Il desiderio di Tea a quel punto si espresse in un voto; nel caso in cui tutti i figli fossero tornati dalla guerra, avrebbe fatto edificare la piccola cappella. Fu così che dopo la sua morte, sopraggiunta nel 1934, i tre figli rimasti cominciarono a pensare alla costruzione di una cappellina. Il 6 maggio del 1948, giorno dell’Ascensione, la Cappellina veniva inaugurata. Ancora oggi si è conservata la tradizione della celebrazione della messa presso la Cappellina nel giorno dell’Ascensione e il 15 agosto, festa dell’Assunzione di Maria.

Paolo Santini

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