Il Tirreno

Empoli

«Chi sa parli, giustizia per Sara», il sindaco al fianco dei familiari

I familiari alla fiaccolata dello scorso 29 ottobre e nel riquadro Sara Scimmi
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I familiari alla fiaccolata dello scorso 29 ottobre e nel riquadro Sara Scimmi

Appello social di Alessio Falorni per la ragazza di Castelfiorentino travolta e uccisa da un mezzo pesante otto mesi fa sulla 429 a Petrazzi, il padre e la sorella portano la loro battaglia in tv

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CASTELFIORENTINO. La famiglia Scimmi non si arrende. E continua a chiedere «giustizia per Sara», travolta da un camion-pirata (il cui autista è stato poi individuato e denunciato dai carabinieri), dopo una serata in discoteca sabato 9 settembre, lungo la maledetta 429, a Petrazzi.

E la comunità castellana resta al fianco di suo padre Antonio e della sorella Giulia, che da quel giorno si battono per fare completamente chiarezza su una vicenda che – secondo loro – ha ancora dei punti oscuri. L’ha fatto nell’ottobre scorso, quando in trecento sfilarono in silenzio per le vie di Castelfiorentino. E lo fa anche in questi giorni, attraverso le parole, affidate a un post su Facebook, del sindaco Alessio Falorni: «Il 9 maggio saranno 8 mesi da quel tragico giorno. Quel 9 settembre, nel quale Castello ha pianto Sara. E Antonio e Giulia Scimmi saranno alla trasmissione di RaiTre “Chi l’ha visto” per fare il punto sulla terribile vicenda della sua morte. Ciò che è emerso finora non appare in grado di dare una spiegazione convincente a quanto è successo. In tanti abbiamo ancora la sensazione forte, e dolorosa, che manchi la ricostruzione di un pezzo, della vicenda, e che ci sia qualcuno che sa, e non parla. Io mi auguro due cose.

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La prima - prosegue il sindaco - è che possa avvenire l’imprevedibile. Che qualcosa scatti, nella coscienza di qualcuno... e che finalmente possa spuntare la voce che tutti aspettiamo, a dipanare questo buio. A volte, l’imprevedibile accade, anche attraverso percorsi inconsueti. La seconda – aggiunge Falorni – è che in tanti, a Castello e fuori, si possa seguire la trasmissione. Per far sentire la nostra vicinanza, alla famiglia di Sara, e per far sentire forte, assieme a loro, la richiesta di una intera comunità, di non far calare il sipario prima che si sia fatta giustizia. Davvero».

Nei mesi successivi alla tragedia, sia Antonio sia Giulia, a più riprese, hanno lanciato appelli a possibili testimoni, attraverso i social network: «Sara – aveva scritto la sorella – è stata portata o lasciata lì, chi sa qualcosa deve parlare. Non sarebbe mai andata da sola su quella strada, era una ragazza coscienziosa. Aiutateci a capire». Parole condivise e rilanciate anche dal padre. Tuttavia, ad oggi, secondo gli inquirenti, la giovane quella notte è uscita dalla discoteca Kaleido (dove aveva trascorso la serata con gli amici) e si è incamminata da sola verso casa (distante un paio di chilometri), ma dopo circa 500 metri, è stata travolta, da un mezzo pesante, con l’autista che si sarebbe lasciato alle spalle il corpo della ragazza, steso sull’asfalto, dandosi alla fuga in direzione Certaldo.

La procura di Firenze ha aperto un nuovo fascicolo per omicidio. Scopo delle nuove indagini, secondo quanto appreso, sarebbe quello di fare luce sugli ultimi minuti di vita della ragazza.
Si tratterebbe di un'ulteriore verifica che gli inquirenti hanno deciso di disporre per escludere, in linea con quanto emerso dagli accertamenti condotti subito dopo il fatto, che la 19enne possa essere stata portata nel luogo dell'investimento da qualcun altro, magari dopo essere stata aggredita. Al vaglio degli investigatori ci sarebbero alcune immagini girate da una telecamera di sorveglianza che riprende un punto vicino a quello dell'investimento, dalle quali al momento non sarebbe emerso nulla di particolare ma sulle quali tuttavia sarebbero in corso approfondimenti tecnici tesi a migliorarne la qualità.
 
 Al momento per la morte di Sara Scimmi l'unico indagato, con l'accusa di omicidio stradale,  il camionista che quella sera era alla guida di un tir di un'azienda umbra, i cui segni delle gomme sarebbero riconducibili a quelli lasciati sull'asfalto.
L'uomo avrebbe negato ogni addebito. Essenziali per stabilire le sue responsabilit saranno i risultati degli accertamenti disposti sul mezzo pesante, che sarebbero attesi a breve.

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di Redazione web