Gioco
Un altro miracolo di Corsi «La rivoluzione ha pagato»
Il massimo dirigente ripercorre le tappe della stagione ma guarda anche avanti «Andreazzoli ha dato regole a tutti, anche a me. Vogliamo continuare con lui»
EMPOLI. Un altro piccolo miracolo. Un altro straordinario successo targato Fabrizio Corsi. Ad 11 mesi dalla drammatica retrocessione l’Empoli torna in serie A. Lo fa grazie anche alla coraggiosa scelta del suo presidente, la coraggiosa scelta di rivoluzionare l’Empoli. Di cambiare tutto e tutti. Giocatori, staff tecnico e medico, dirigenti ma anche mentalità.
Lo aveva annunciato proprio lui con lucidità disarmante in quel triste dopo gara di Palermo. Lo ha detto, lo ha fatto e ha vinto. E così dopo quasi un anno c’è un altro dopo-gara, dolce dolcissimo, niente più lacrime ma sorrisi, niente acqua per mandare giù il boccone amaro, ma solo spumante e birra per festeggiare. «Sarebbe difficile ridurre tutto quello che è successo da Palermo ad oggi in due minuti – racconta Corsi – la scorsa stagione ero pronto anche alla triste eventualità della retrocessione e io avevo già in mente di rivoluzionare la squadra. Mi incontrai con alcuni tifosi dopo Palermo. C’erano giovani e meno giovani, ma tutti quanti concordavano sulla rifondazione che abbiamo scelto di fare. Abbiamo cambiato tutto, dai magazzinieri allo staff medico. Fino a quello tecnico, quando abbiamo cambiato Vivarini con Andreazzoli».
Una scelta difficile per tutti ma in quel momento la più giusta da fare. «Da un mese pensavamo alla sostituzione – rivela il presidente azzurro – perché ci sembrava che la squadra si esprimesse con il freno a mano tirato. Forse ci abbiamo messo anche troppo a cambiare allenatore, poi mi è stata suggerita la figura di Andreazzoli da un amico, il procuratore Lorenzo Marronaro (tra l’altro ex azzurro, ndc). Con Aurelio ho parlato di cose tecniche e ho trovato una persona davvero molto preparata. Soprattutto molto preparata sui difetti dell’Empoli, quello che non facevano funzionare la squadra. È stata anche una vittoria di gruppo. Non pensavamo di fare un campionato così straordinario e invece... Poi è stata una rivelazione, il mister, sotto l’aspetto della gestione. Ha dato regole a tutti, me compreso».
E “nonno Aurelio” si avvia verso la conferma, per guidare gli azzurri anche in Serie A. «Andreazzoli è andato al di là delle aspettative – spiega ancora il presidente. Vedendo la prima settimana di allenamento mi sono reso conto che in campo c’era tanto. Ho visto che i ragazzi sarebbero potuti migliorare e così è stato. Sono molto grato a lui, come tutti, ma credo che anche lui lo sia verso di noi. Oggi allenatori in Italia di questa qualità per il lavoro sul campo non ce ne sono tanti. A Empoli questa è la priorità, vogliamo andare avanti con lui».
A fare la differenza quest’anno anche la nuova impostazione societaria, con una gestione meno familiare ma più professionale, di cui la società aveva bisogno. «L’atteggiamento è cambiato anche nell’approccio ai ragazzi. La gestione familiare ci ha dato grandi vantaggio, ma alla fine era diventata una non gestione. Tutto quello che era un vantaggio si è trasformato in uno svantaggio. Abbiamo scelto gente con la mentalità per fare la propria professione nella migliore maniera possibile. Penso ad Andrea Butti, che ci ha dato una grande mano, a Pietro Accardi, ma anche a mia figlia Rebecca».
E poi a portare vantaggi ci ha pensato ancora una volta l’ambiente. «L’Empoli ha il vantaggio di avere un grande appeal – spiega Corsi – soprattutto per i giovani. Tante volte i procuratori scelgono una piazza come la nostra rispetto a Fiorentina o Sassuolo. Noi difendiamo sempre i nostri investimenti: abbiamo un po’ di conoscenza e qualche certezza».
E mentre parla arriva proprio il messaggio di gioia di chi a Empoli è diventato grande, Tonelli. Anche i grandi ex esultano per il ritorno in A degli azzurri. Un ritorno che porterà anche benefici economici. «Gli investimenti che arrivano dalla promozione in Serie A saranno investiti in calciatori giovani e probabilmente anche nel discorso stadio – conclude il massimo dirigente – insieme ai miei collaboratori, che sono molto giovani, pensiamo di allungare la visione anche nell’aspetto tecnico. Cioè pensare ai nostri calciatori anche oltre il 30 maggio della stagione. Purtroppo siamo piccini ma sappiamo quello che dobbiamo fare».
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