Il Tirreno

Empoli

Nonno Aurelio «Volevo dimostrare qualcosa a me stesso»

di Marco Sabia

Dall’accoglienza fredda («sarei stato scettico anche io») al trionfo da celebrare con 180 chilometri in bicicletta

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EMPOLI. Nei posti a bordo campo, fischiata la fine, è comparsa una maglietta simpatica: dietro riportava un nome di un giocatore che non gioca nell’Empoli, un certo “Nonno Aurelio”, col numero 64. Nonno Aurelio che non è altro che l’affettuoso nomignolo che Empoli ha “regalato” al condottiero Andreazzoli (e 64 sono i suoi anni). Ieri suo figlio con la sua famiglia si è presentato allo stadio con questa maglia celebrativa, che è stata fotografata un po’ da tutti.

A dimostrare che anche la famiglia Andreazzoli è diventata un tutt’uno con questa realtà che all’inizio aveva accolto con scetticismo l’arrivo del mister massese: «Se fossi stato al posto di quegli scettici – racconta l’allenatore – sarei stato scettico anche io, perché alla fine poteva essere un salto nel buio, non è che arrivavo dopo 4 sconfitte. Io, però, ero curioso di sapere quanto avrei potuto dare, perché in cuor mio sapevo di poter dare qualcosa a questo gruppo. Volevo dimostrare a me stesso quello che potevo fare e i risultati sono una conferma che fa piacere».

Poi il mister si è concentrato sulla partita e su quello che ha rappresentato: «È stata una bolgia, una piacevole bolgia. Abbiamo fatto un gran lavoro che alla fine ha portato questi risultati. Adesso la città è felice, la Serie A è importante per qualsiasi ambiente ma lo è in particolare per quello empolese, perché dà una spinta».

Ma adesso testa alle prossime quattro giornate: «Ora ci sono altre 4 gare da giocare, che vanno onorate al massimo, perché dobbiamo essere seri e rispettosi nei confronti del campionato e delle altre squadre che andremo ad affrontare. Poi a fine campionato parleremo di quello che sarà, con grande serenità».

Insomma, Andreazzoli prima di tutto ha voluto testare se stesso, un po’ come quando sale in bici, sua grande passione. Ma sullo sfondo c’è una promessa-fioretto, decisamente impegnativa. Si sa appunto della passione di Andreazzoli per la bici e il ciclismo: ce la farà ad arrivare fra le di marmo con la bici? «Vediamo – scherza – prima mi devo allenare un po’. Però coi miei amici in qualche modo ce la faremo». Sono 180 chilometri andata e ritorno, prendere o lasciare. Andreazzoli - nei momenti di stanca e fatica - potrebbe usare la spinta che gli hanno dato ieri sia i giocatori a fine match sia la maratona, che ha cantato per lui. Sicuramente troverebbe il modo di scattare o di aumentare il numero di pedalate. Anche perché la sua esperienza empolese è stata un percorso praticamente netto, dove le tappe di sofferenza hanno poi portato a risultati importanti (e mai a sconfitte o tracolli).

Un mister che non è abituato ad esultanze smodate e sanguigne alla Malesani, ma che dentro si starà sicuramente godendo questa piccola-grande vittoria, arrivata dopo un’accoglienza iniziale non esattamente entusiasmante. E nella piccola frazione di Castagnola, alle porte di Massa, staranno già festeggiando il trionfo del loro amico, oggi diventato “nonno Aurelio” per gli empolesi. Un allenatore che si è fatto una gavetta a 360 gradi, dopo aver gravitato a lungo come calciatore sui campi della C2 e della D. Ed è proprio qui che emergono le doti da “direttore” di Andreazzoli, che inizia ad allenare sui campi imbiancati dalla polvere di marmo. Dalla polvere alle stelle, Aurelio si fa strada e riesce a farsi notare allenando le giovanili di Lucchese e Fiorentina e in serie C. Alla Lucchese guida la primavera e in incrocia in prima squadra dal ’91 al ’94 tanti big toscani della panchina, da Lippi a Orrico fino a Fascetti.

Da tutti cerca di carpire qualcosa. Poi l’incontro con Spalletti, l’anno passato a Udine e quelli nella capitale come secondo nella Roma che ha guidato a fine 2013, perdendo il derby in finale di Coppa Italia con la Lazio. Ce ne sarebbe abbastanza per scrivere un libro: d’altronde dall’unico mister a cui è dedicata una finta (l’Aurelio di Rodrigo Taddei) ci si poteva aspettare una stagione banale? La risposta è no.

E infatti Andreazzoli ha scalato il suo personale Zoncolan, partendo dal fondo del gruppo e salendo su una bici tutta azzurra, giungendo all'arrivo in solitaria, a braccia alzate.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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