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Empoli

Nessuna traccia di botulino nel pesto

Nessuna traccia di botulino nel pesto

Coniugi intossicati, gli esami sul vasetto dello stesso lotto escludono responsabilità dell’azienda

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EMPOLI. Nessuna traccia di botulino nel pesto commercializzato dall’azienda di Maurizio Signorini. È questo l’esito degli esami di laboratorio effettuati dall’Asl, dopo che una coppia di coniugi era stata ricoverata al San Giuseppe per un’intossicazione. I due sessantenni sono stati dimessi il 5 aprile scorso, dopo che erano arrivati al pronto soccorso due settimane prima accusando difficoltà visive, nella deglutizione e secchezza della gola. Nel mirino c’era finito un vasetto di pesto ai fiori di zucca, commercializzato dall’azienda di Santa Maria a Monte ma confezionato da un’altra azienda. Dei 20 vasetti forniti (tutti dello stesso lotto, quindi sottoposti in contemporanea al processo di pastorizzazione), 18 erano stati venduti a partire dal 10 marzo, con scadenza 31 dicembre 2018. E uno di questi l’aveva acquistato e consumato proprio la coppia di coniugi. Ma gli accertamenti hanno escluso la presenza della tossina, come spiega l’Asl Toscana Centro in un comunicato stampa: «Sono risultati negativi gli esami microbiologici condotti su uno dei vasetti di pesto di fiori di zucca che appartenevano allo stesso lotto di quello su cui si era concentrata l’attenzione del Dipartimento di prevenzione, area sicurezza alimentare, dopo che il prodotto al suo interno era stato consumato da una coppia di coniugi di Empoli poi ricoverata con una diagnosi di botulismo di origine alimentare. Ora le analisi che sono state condotte dall’Istituto zooprofilattico delle Regioni Lazio e Toscana che ha sede a Roma, hanno rivelato che nel vasetto campionato appartenente al lotto attenzionato dall’Azienda sanitaria, la tossina sospetta del Clostridium Botulinum, non era presente».

L’Asl specifica che «sul prodotto specifico consumato non è stato possibile effettuare alcun campionamento in quanto il vasetto è stato buttato nei rifiuti dai due coniugi subito dopo il consumo. Dopo che i medici avevano a lungo indagato sugli alimenti consumati dai pazienti, ponendo l’attenzione sul pesto di fiori di zucca, l’Azienda sanitaria aveva messo in atto tutte le procedure del caso per la tutela della salute pubblica, rendendo identificabile il lotto sospetto messo in commercio e invitando a non consumare e a consegnare il prodotto acquistato. L’Azienda sottolinea ancora che è buona regola generale non consumare alimenti i cui contenitori o coperchi presentino rigonfiamenti o quando si rivelino maleodoranti all’apertura». Non è esclusa, infatti, l’ipotesi che l’intossicazione sia derivata da contaminazione domestica cioè che il vasetto sia stato aperto e poi non conservato in modo adeguato. O che l’intossicazione sia stata causata da altri cibi consumati dai due sessantenni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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