Il dolore
L’Empolese non è per giovani imprenditori
Trend negativo dai dati dell’indagine della Cna Landi: «Si rischiano pesanti ricadute»
EMPOLI. Giovani e impresa sono due poli che nell'Empolese Valdelsa non riescono a trovare un'amalgama. Il saldo delle aziende giovanili alla fine del 2017 parla di una discesa del 5% rispetto all'anno precedente, che arriva al 5,5% se si considerano quelle artigiane. Un trend in negativo che si conferma ormai da diversi anni e che non riesce ad essere invertito. Erano 530 nel 2016 e sono arrivate a 500 dodici mesi dopo. I dati sono emersi dall'indagine condotta dai giovani imprenditori di Cna della zona sulla base delle rilevazioni della Camera di commercio di Firenze. Il risultato del report preoccupa – e non poco – la confederazione degli artigiani sia per la tenuta del sistema produttivo della zona, sia per il futuro della piccola impresa locale. «C'è un problema di ricambio generazionale nelle piccole aziende del circondario – spiega Marco Landi, presidente di Cna Empolese Valdelsa – la diminuzione delle realtà giovanili è un fenomeno che purtroppo si sta verificando da anni con un calo dei numeri progressivo negli anni. Sembra che questo territorio, da sempre all'avanguardia per la piccola imprenditoria manifatturiera e artigiana, sia diventato poco ospitale nei confronti dei giovani che vogliono fare impresa. Questo è un trend che rischia di avere pesanti ricadute sul sistema economico e sociale del territorio». A livello complessivo le aziende costituite da giovani sono scese sotto quota 1.500 nell'ultimo anno (1.113 nell'area Empolese e 383 in quella della Valdelsa). Mentre, solo nel 2016 sfioravano le 1.600 unità. Quelle artigiane rappresentano un terzo del totale e l'andamento in questo ambito è ancora peggiore. Dati che preoccupano anche dal punto di vista occupazionale, visto che l'imprenditoria under 35 occupa oltre duemila addetti.
«È bene ricordare che l'artigianato ha un ruolo di rilievo nella nostra economica non solo per il numero di aziende – prosegue Landi – ma anche per la quantità di lavoratori che riesce ad occupare. Il rischio legato al mancato rilancio delle imprese giovanili, dunque, tocca pesantemente anche questo aspetto, oltre alla difficile salvaguardia del patrimonio di competenze ed esperienze necessario per mantenere elevati gli standard del nostro artigianato».
Un settore che soffre evidentemente di scarsa attrattiva verso i giovani. L'indagine indica come ogni anno crescano gli imprenditori che al momento del ritiro sono costretti a cessare l'attività per mancanza di persone che la rilevino, tanto dentro che fuori dalla linea familiare. Il problema, insomma, è generazionale prima ancora che di successione familiare delle aziende. E rischia di accelerare un fenomeno già strutturato anche nell'area, la polarizzazione all'interno dei diversi settori produttivi con il modello della grande distribuzione.
All'origine di tale situazione c'è innanzitutto un allungamento dei tempi di entrata nel mondo del lavoro dei più giovani. E poi tutti quei freni all'imprenditoria che se valgono per quella per così dire “adulta”, hanno un peso ancora maggiore per quella costituita da giovani.
«C'è una rigidità del mercato del lavoro – continua il presidente Cna – che fa cominciare a lavorare i ragazzi più tardi di prima. E questo ha ripercussioni su tutto il sistema. Poi ci sono problemi strutturali, come la difficoltà a reperire credito, che colpiscono i giovani imprenditori più di tutti: le richieste di finanziamento spesso vengono respinte e anche quando vengono accettate costituiscono una fonte di indebitamento enorme. La burocrazia è un altro elemento che frena e non incentiva a mettere su o a rilevare un'impresa». Dal punto di vista territoriale, il comune che sembra soffrire di più è Empoli. Qui si concentra il grosso delle imprese giovanili (il 28% del totale di area): complessivamente 455, di cui 142 sono artigiane.
Il calo tra 2016 e 2017 è stato del 3,2%, con un picco del 10% nel comparto artigiano. Ma a perdere terreno sono state anche le imprese giovanili che si trovano a Gambassi (dove sono rimaste in 7), Montaione (addirittura 5), Fucecchio (73) e Montespertoli (26).
Migliore è la situazione a Castelfiorentino (dove sono cresciute del 12% arrivando a quota 76), Vinci (48), Certaldo (44), Cerreto (38) e Capraia e Limite (18). Stabile, invece, la situazione a Montelupo, dove sono 23.
«Ciò che potrebbe essere fatto nell'immediato - spiega Landi - è la stabilizzazione di percorsi importanti come l'alternanza scuola-lavoro o il sistema di incentivi nei confronti delle scuole tecniche. I giovani devono poter crescere nelle botteghe, imparare il mestiere fino a diventare indipendenti e capaci di aprire una propria attività. Se si vuole mantenere un tessuto diversificato e caratteristico, quello insomma che finora ha costituito la classe media del territorio, è importante investire sull'imprenditoria giovanile. E in questo senso penso anche sia necessario uno sforzo maggiore da parte delle istituzioni, compreso un sistema di detassazione da parte dei singoli comuni».
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