Sicurezza
Condannati a vivere da schiavi in 127 ditte
Letti e cucine accanto ai macchinari: numeri-choc dei controlli Asl nell'Empolese Valdelsa. Al setaccio 846 imprese tra confezioni, pelletterie e tomaifici gestite da cinesi
EMPOLI. In tre anni e mezzo il dipartimento prevenzione dell’Asl Toscana Centro ha controllato oltre 1.300 aziende a conduzione cinese nel circondario – praticamente tutte quelle presenti negli elenchi della Camera di commercio – trovando irregolarità in quasi due terzi dei casi: dormitori e cucine abusivi, impianti elettrici non a norma e gravi carenze igieniche. Il piano voluto dalla Regione è ancora in corso e dovrebbe concludersi nella primavera del prossimo anno.
«Ma rispetto ai primi anni adesso il trend è in via di miglioramento sia dal punto di vista della quantità che della qualità delle anomalie riscontrate», spiega Renzo Berti, direttore dipartimento prevenzione dell’Asl e responsabile del progetto. La fase in cui sono state rilevate le irregolarità più gravi, che hanno portato nel 64% dei casi ad una notizia di reato, è stata infatti quella iniziale che è andata avanti dal settembre 2014 al marzo 2017. Una lunga lista di contestazioni che i dipendenti del dipartimento sanitario hanno mosso contro centinaia di aziende.
Le aziende censite, su cui si sono concentrati i controlli, sono state oltre 1.300. Tuttavia, di queste ben 480 sono risultate non più attive. In questo senso l’Empolese Valdelsa ha fatto registrare un turnover elevatissimo, con un ricambio continuo di attività. La lente degli ispettori, quindi, si è posata sulle restanti 846 imprese risultate attive. La parte del leone la fanno le confezioni (negli undici comuni quelle a conduzione cinese sono 446) e pelletterie e tomaifici (che sono 227). Nel complesso si tratta di piccole imprese con un numero ridotto di addetti: 447 di quelle controllate, infatti, hanno tra 1 e 3 dipendenti, mentre 339 da 4 a 10 dipendenti e solo in un caso si superano i 30 lavoratori. Ciò che è emerso è un tasso di irregolarità molto alto, superiore al 60% e di 4 punti percentuali più elevato della media di area.
Così come gravi sono state le risultanze dei controlli. Le ispezioni, infatti, hanno portato alla luce ben 127 casi di dormitori abusivi, ovvero posti letto adibiti direttamente sul luogo di lavoro. Mentre in 58 casi sono state trovate delle cucine abusive. Più alto ancora il numero di impianti elettrici non a norma: addirittura 203 sui nemmeno 850 controlli. Mentre 68 sono state le contestazioni fatte per carenze igieniche e altre 42 per macchinari di lavoro non in regola. «La prima fase, in base alle direttive della giunta regionale, si è focalizzata alla verifica delle anomalie più gravi – spiega Berti – quelle, insomma, che rappresentano un rischio per la salute. Mentre con la seconda fase il range si è allargato e i nostri ispettori scendono molto più nel dettaglio, passando al setaccio anche le incongruenze meno gravi». Quest’ultima fase, che è cominciata a marzo dello scorso anno, ha visto 293 aziende controllate (84 delle quali risultate non più attive). Le irregolarità gravi riscontrate sono scese al 12% del campione. Mentre è salito notevolmente il numero di quelle in regola: 128. Nel tempo è cresciuto anche il tasso di ottemperanza alle prescrizioni, che porta il procedimento penale a trasformarsi in semplice sanzione: l’84% delle imprese dove sono state trovate situazioni fuori legge si sono adeguate alle indicazioni degli ispettori e hanno pagato la multa. In tutto il territorio dell’Asl Toscana Centro sono stati raccolti in nemmeno 4 anni quasi 14 milioni di euro di sanzioni.
Il piano regionale ha prodotto a livello di area vasta oltre 8mila controlli in altrettante aziende a conduzione cinese. Un’operazione vastissima che ha raggiunto dei risultati importanti. «Il primo elemento che emerge dai dati in nostro possesso è che la situazione oggi sia migliore rispetto a quattro anni fa – dichiara Renzo Berti, responsabile del progetto “Lavoro sicuro” – la sensazione è che la pressione determinata dalle verifiche dei nostri ispettori abbia innescato un processo di emersione complessiva dalle irregolarità. E questo non solo dal punto di vista della prevenzione sui luoghi di lavoro, ma anche di aspetti che non competono a noi come l’utilizzo di manodopera a nero o clandestina o dell’evasione fiscale. Ovviamente bisogna tenere conto che il progetto voluto dalla giunta regionale non ha risolto tutti i problemi. I numeri, d’altronde, sono elevatissimi e così le carenze che abbiamo riscontrato. Finora, purtroppo, c’è stata fin troppa autonomia in un territorio dove c’è una grandissima incidenza delle imprese coinvolte nel piano. E questo ha determinato una situazione di impenetrabilità iniziale, che siamo riusciti via via a scalfire». Al netto degli obiettivi raggiunti, rimane ancora molto da fare. Uno degli aspetti su cui non si è riusciti ancora a mettere mano è quello che riguarda l’abusivismo. Un mondo rimasto sommerso e per combattere il quale è stato creato un numero verde (800 017835) per le segnalazioni di case-fabbrica. «I controlli che abbiamo effettuato partono dall’elenco di imprese della Camera di commercio; si tratta quindi di attività in regola, almeno dal punto di vista della registrazione. La sensazione, confermata anche dai fatti di cronaca spesso purtroppo tragici, è che ci sia una parte di realtà totalmente abusive che producono all’interno di appartamenti senza contratti e senza regole da rispettare. Per questo è nato il numero verde, che raccoglie le segnalazioni dei cittadini. Partendo da queste possiamo organizzare verifiche anche in questo campo». Ma i punti deboli non si fermano a questo. «I controlli non bastano, serve una crescita della cultura della responsabilità che può essere garantita solo da un sistema capace di garantire la legalità. E poi c’è bisogno anche di una inversione dei sistemi di produzione: finché si accetterà che queste aziende producano a prezzi ridotti e con enormi quantità difficilmente qualcosa cambierà».
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