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"Gli appalti vanno cambiati", parte un appello ai sindaci
Artigiani all'attacco: «L’accordo firmato con le amministrazioni per avere più garanzie è rimasto lettera morta. Ma da qui passa la sopravvivenza di centinaia di aziende»
EMPOLI. Senza un cambio di marcia sugli appalti pubblici il settore dell'edilizia rischia il collasso. Un comparto che ha visto in meno di dieci anni un sostanziale dimezzamento delle realtà attive e degli addetti e che è strettamente legato ai lavori commissionati dagli enti pubblici. Così Cna richiama le amministrazioni locali ad una maggiore attenzione al tessuto economico territoriale in materia proprio di appalti rilanciando due parole d'ordine: incentivi alle imprese locali nelle gare e stop all'applicazione del criterio del massimo ribasso.
«Sul tema degli appalti serve un maggiore impegno da parte dei Comuni – spiega Fabrizio Fallani, coordinatore Cna area Empolese Valdelsa – perché da questo dipende la sopravvivenza di centinaia di aziende edili. Nel circondario possiamo affermare che l'edilizia rimane il comparto che sconta le difficoltà maggiori rispetto ad altri che invece stanno beneficiando di indicatori economici più incoraggianti. Ed in particolare a soffrire di più sono le realtà che si occupano di lavori pubblici. Proprio a questo riguardo avevamo firmato una convenzione in cui le amministrazioni si impegnavano a prestare più attenzione alla qualità delle offerte, ma finora è rimasta lettera morta. Da tempo, quindi, stiamo cercando di coinvolgere gli amministratori su questo tema che crediamo sia davvero importante per il rilancio dell'intera economia locale. Tuttavia finora abbiamo avuto difficoltà ad avere risposte».
Un appello, quello che viene dall'associazione di categoria, che verte sullo spacchettamento degli appalti e sul riconoscimento di alcuni punti che potrebbero essere inseriti nei testi delle gare. «Serve una suddivisione in più voci degli affidamenti, specie per quanto concerne i lavori più grandi – continua Fallani – inoltre crediamo sia necessario uscire dal meccanismo del massimo ribasso, che spesso fa arrivare ditte da fuori che operano male e che lasciano a metà i lavori, e inserire delle clausole di incentivazione per le imprese locali. Queste ultime forniscono delle maggiori garanzie di qualità perché hanno tutto l'interesse a lavorare al meglio operando sul territorio. Al momento ci sono in via di pubblicazione alcune gare importanti, a partire dal lotto centrale tra Castelfiorentino e Certaldo della nuova 429 per arrivare ai bandi sulle manutenzioni nei Comuni. Speriamo che si possa andare nella direzione auspicata».
Sul tema degli appalti sono molte le sollecitazioni che sono arrivate anche da parte dei sindacati. A questo proposito la Cgil di zona ha promosso un protocollo che introduce criteri di garanzia per amministrazioni, imprese e lavoratori. Tuttavia, ancora non è arrivata l'adesione formale da parte dell'Unione dei comuni. Al centro del patto ci sono clausole come appunto lo stop al massimo ribasso nelle gare, l'introduzione della responsabilità in solido del soggetto appaltante, la certificazione di legalità delle imprese e la clausola sociale. «C'è bisogno di più garanzie – è la richiesta della Cgil di zona – prima di tutto per le stesse amministrazioni, che spesso si trovano un bacino di aziende gareggianti poco sicuro. Quindi per le aziende, specie per quelle sane del territorio che con il protocollo si libererebbero di tanta concorrenza sleale. E infine per i lavoratori, che sono i più colpiti nelle gare al ribasso e che in questo modo potrebbero operare in maniera dignitosa e giusta».
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