La protesta
A piedi a Montenero perché suo padre guarisce dopo la malattia - Video
Enrico fece un voto dopo che l’anziano cadde. Ad accompagnarlo nella marcia di 62 chilometri da Fucecchio ci saranno decine di amici. Ad attenderlo al santuario ci sarà anche il genitore
FUCECCHIO. «Emma, se babbo guarisce anche stavolta, vado a Montenero a piedi». Babbo Silvano, nel frattempo, è guarito per davvero, nonostante lo scetticismo iniziale dei medici. E allora Enrico, che aveva confidato alla sorella minore Emma questo desiderio, fra poco più di un mese manterrà la promessa che fece nell’estate dello scorso anno, quando il padre si trovava in un letto d’ospedale e sembrava non destinato a tornare quello di sempre. Questa è una storia con più protagonisti: c’è Enrico Donnini, il figlio di Silvano; e poi c’è Silvano Donnini, il padre 82enne che lo scorso anno, in seguito ad una caduta, se l’è vista brutta. Ha affrontato lunghe settimane di cure e poi – pian piano – grazie alla professionalità dei medici e all’amore dei familiari è riuscito a riprendersi e a tornare fra le sue quattro mura. Il 12 maggio, data del “pellegrinaggio” a Montenero, ad attendere il figlio Enrico al santuario ci sarà anche lui, sicuramente col volto bagnato dalle lacrime.
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Sono 62 chilometri a piedi, che Enrico percorrerà insieme agli amici del gruppo “Se hai furia avviati”, nato per camminare in compagnia. Enrico, infatti, da quando ha reso nota la sua promessa, sta ricevendo adesioni su adesioni e il 12 maggio sarà a capo di questa “truppa” di podisti. Una scena tipo quella di Forrest Gump, quando Tom Hanks inizia a correre, prima “fino alla fine della strada”, poi attraverso lo stato dell’Alabama, fino sull’oceano. La barba e i capelli che si arruffano e dietro Forrest Gump si forma un gruppetto di curiosi e giornalisti. Ora, c’è da dire che Enrico non correrà ma se la prenderà più comoda. Che farà 62 km, quasi tutti fuoristrada, insieme ad un bel gruppetto di amici. Al seguito ci sarà anche un fisioterapista, oltre ad un furgone attrezzato con tutto l’occorrente sanitario e alimentare. Anche perché durante il viaggio saranno necessari dei punti ristoro, visto che stiamo parlando di appassionati, non di atleti professionisti. Forrest Gump nel film inizia a correre perché ne aveva voglia, pensando alla fidanzata Jenny. Enrico Donnini si incamminerà per rendere merito a quel padre che non ha mollato:«Ho fatto quel voto – racconta – in un momento di disperazione, parlando con mia sorella Emma (Donnini, la vicesindaca ndc). Son quelle frasi che butti lì, quando sei giù. Avrei potuto dire Montenero, come Lourdes o Medjugorje. Nostro padre ne ha passate di tutte nella vita e sinceramente stavolta non ci avevano dato molte speranze di guarigione».
Poi, però, Silvano smentisce tutti e torna a casa. Gli ci rientra anche di farsi una risata, quando il figlio gli confida il suo progetto:«Mi ha detto che ero matto – scherza Donnini – ma è contento. Ci sarà anche lui ad aspettarmi al santuario». Il tragitto sarà il seguente: partenza dal bar Smeraldo di viale Buozzi a Fucecchio (dove è possibile iscriversi), poi direzione Santa Croce sull’Arno, argine fino al ponte alla Navetta, centro di Pontedera, scolmatore fino a Stagno, Antignano, Ardenza, Livorno e su fino a Montenero. Di sicuro qualcuno si fermerà prima, qualcun altro verrà in bici. Quello che colpisce, però, è la volontà collettiva di unirsi nella realizzazione di un desiderio individuale, di una promessa intima fatta in un momento di difficoltà. Sono quelle storie simpatiche, goliardiche, che si portano dietro un messaggio di speranza:«Sono felice – spiega Donnini – perché spero di far passare un messaggio, in un’epoca in cui certi valori vanno scomparendo. Mi ha colpito vedere così tante persone interessate, a partire dai miei amici di camminata, senza i quali questo non sarebbe possibile». Enrico, imbianchino come il padre e il nonno, si sta allenando, perché 62 km a piedi non sono uno scherzo. Si tratta, alla fine, di 10-12 ore di camminata regolare. Ma è anche vero che in compagnia l’acido lattico è un nemico meno invadente. Sarà una “maratona” fatta col cuore e con le gambe. E poi Enrico non vorrà far aspettare troppo babbo Silvano, che a Montenero ci arriverà in macchina, insieme alla figlia. A quel punto un bell’abbraccio cancellerà ogni fatica ed ogni acciacco della vecchiaia. Quel santuario che è tappa obbligata per i ragazzi delle scuole superiori, per accattivarsi la sorte in vista dell'esame di maturità, diventerà punto di arrivo di una marcia insolita, nata mentre un padre combatteva la sua battaglia per tornare a riabbracciare i suoi cari.
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