Il Tirreno

Empoli

Rischio alluvioni, tecnici gratis per migliaia di aziende

di Marco Pagli
Un’azienda devastata dal tornado del 2014
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Un’azienda devastata dal tornado del 2014

Unione dei Comuni e Cna mettono a disposizione un pool di tecnici per valutare i rischi e studiare contromisure. Masetti: «Fondamentale la collaborazione enti-imprese»

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EMPOLI. Un progetto rivolto a migliaia di aziende dell’Empolese Valdelsa con l’obiettivo di limitare i rischi derivati da eventi climatici gravi come alluvioni, frane, trombe d’aria e ondate di caldo o gelo. Si chiama Derris e in questi giorni è a disposizione delle realtà produttive del circondario, grazie all’adesione richiesta dall’Unione dei Comuni. Al centro del progetto c’è la formazione del personale delle piccole e medie imprese su come far fronte agli eventi calamitosi, in modo da rendere la propria azienda resiliente ai possibili effetti. Inoltre, coloro che parteciperanno al progetto potranno usufruire di un’indagine personalizzata effettuata da un pool di tecnici in forma completamente gratuita.

Il territorio degli 11 comuni è fortemente sottoposto al rischio idrogeologico. Ma quest’ultimo non è il solo pericolo legato ai cambiamenti climatici che può colpire la zona, come ben dimostra il tornado che si è abbattuto su Cerreto e Fucecchio nel settembre 2014. Le stime indicano come nel 90% dei casi le piccole aziende che subiscono eventi calamitosi non riescono a sopravvivere più di un anno dal loro verificarsi. Il progetto Derris si inserisce proprio in questo solco, cercando di fornire risposte concrete a tale tipo di problemi attraverso un’interconnessione stretta tra pubblica amministrazione, mondo assicurativo e realtà produttive.

«Si tratta di un progetto nazionale che è stato sperimentato a Torino e a cui abbiamo aderito come Unione dei Comuni – spiega Paolo Masetti, sindaco di Montelupo e delegato alla protezione civile per l’Unione – siamo l’unico ente di questo tipo ad aver richiesto l’adesione, assieme a molte grandi città italiane. Attraverso fondi europei si è cercato di coprire un aspetto fondamentale, ma finora rimasto scoperto. Non si tratta di un’assicurazione sulla propria azienda, ma di un piano di formazione e autotutela rivolto alle piccole imprese che sono le più esposte da questo punto di vista. Tutte le azioni sono gratuite e vanno incontro ad una platea di migliaia e migliaia di aziende. Quello intrapreso con Derris è un approccio diverso, che punta al coinvolgimento diretto e alla formazione del personale per limitare i danni post-evento e aumentare la resilienza dell’impresa gli eventi calamitosi».

Il primo appuntamento di confronto si è tenuto pochi giorni fa nei locali dell’Asev e hanno preso parte, assieme all’Unione, alla protezione civile e ad agenti assicurativi esperti, anche diverse aziende del territorio. «Per quanto ci riguarda crediamo che iniziative di questo tipo siano importanti – spiega Maurizio Fallani di Cna, che ha seguito il progetto insieme ad Alba Di Marino – gli eventi degli ultimi anni ci hanno insegnato che il rischio legato ai cambiamenti climatici è altissimo e le imprese non possono limitarsi alla semplice copertura assicurativa. Assieme a quelli legati alle fluttuazioni economiche, questi sono i principali rischi del futuro per le aziende. Serve conoscere gli effetti di un evento e soprattutto è necessario adottare contromisure che limitino l’impatto. Sul territorio abbiamo aziende che utilizzano macchinari che hanno un costo altissimo: perderli per un’alluvione o ad un tornado vuol dire finire in ginocchio e rischiare di chiudere». Derris prevede una serie di azioni, che vanno dall’analisi delle aree industriali di ciascun comune all’utilizzo di uno strumento di valutazione del rischio. Quindi, il trasferimento di conoscenze alle aziende e alla pubblica amministrazione, la costruzione di piani di adattamento di area e la definizione di strumenti finanziari per l’adattamento.

Frane e alluvioni rappresentano il principale rischio per il territorio. L'ultima fotografia scattata da Istat e Casa Italia, struttura di missione della presidenza del Consiglio, indica come il 12% della popolazione residente del circondario (oltre 20mila persone) abita in un'area catalogata a rischio tra elevato e molto elevato sia dal punto di vista di frane e smottamenti, sia da quello delle alluvioni. In termini territoriali si parla di 102 chilometri quadrati sui 735 complessivi dell'Empolese Valdelsa. Il comune più interessato da fenomeni di questo tipo è Capraia e Limite, dove il pericolo idrogeologico interessa oltre un terzo della popolazione. La vicinanza all'Arno da una parte e le colline del Montalbano dall'altra ne fanno il comune più esposto con 18 km quadrati sui complessivi 25 a rischio. Anche a Vinci i numeri sono molto elevati: ben 6mila persone vivono in aree a rischio idraulico elevato con un terzo del territorio (15 km quadrati su 54) minacciato. Discorso simile per Cerreto, dove tra l'altro nemmeno quattro anni fa si è verificato un gravissimo evento calamitoso – tecnicamente definito downburst – che ha colpito centinaia di aziende: qui il territorio interessato da rischio idrogeologico è il 25% del totale, 13 km quadrati su 50. Ci sono comuni, poi, dove il rischio interessa porzioni di territorio meno estese, ma che comunque coinvolge migliaia di persone. Ad Empoli, ad esempio, l'area da tenere sotto controllo èil 17% del totale (62 km/q). O ancora Montespertoli dove la superficie a rischio è il 7% del totale, che però è di 125 km/q. Oppure Certaldo con il 14% di territorio in pericolo. Mentre gli altri comuni stanno sotto una soglia di superficie a rischio inferiore al 10%.

 

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