Coppia intossicata da botulino sospetti su un vasetto di pesto
I due hanno mangiato il prodotto artigianale con fiori di zucca e poi sono stati ricoverati al San Giuseppe. L’Asl invita a non consumare il sugo e a portarlo in una sede di prevenzione
EMPOLI. Una coppia empolese è ricoverata all’ospedale San Giuseppe con una sospetta intossicazione da botulino. Oggi verranno completati gli esami e ci saranno certezze rispetto al fatto che i due coniugi, di 63 e 60 anni, abbiano ingerito la pericolosa tossina. Nel frattempo, solo a scopo precauzionale, l’Asl ha diffuso il nome del produttore del pesto su cui si stanno concentrando le analisi. «A commercializzarlo - si spiega nella nota - è l’azienda agricola Signorini Maurizio di Santa Maria a Monte. Sono 18 i vasetti di questo tipo in commercio». Ma l’azienda stessa spiega che non ha confezionato il prodotto, passaggio effettuato da un’altra ditta. I due sessantenni si sono sentiti male la scorsa settimana: prima il marito e poi la moglie. Tra i sintomi che hanno accusato difficoltà visive, nella deglutizione e secchezza della gola. Poi sabato l’uomo è andato al pronto soccorso ed è stato ricoverato. Ma ancora non era stata individuata la patologia esatta. Poi anche la moglie è stata ricoverata con gli stessi problemi. Entrambi non sono in condizioni gravi.
Da qui sono partiti i sospetti di un’intossicazione da botulino Clostridium Botulinum) che ha azione neurotossica. «Ed è partito un lavoro certosino - spiega il dottor Gabriele Mazzoni, direttore dell’unità funzionale di igiene pubblica di Empoli - per andare a individuare quali fossero gli alimenti responsabili».Un’indagine complessa perché da lunedì sono stati numerosi i tipi di alimenti verificati. Fino ad arrivare a individuare il pesto ai fiori di zucca come sospetto. Ora sono in corso analisi anche su un vasetto che l’azienda produttrice non aveva ancora venduto per capire se la tossina sia presente o meno nel prodotto. Si vaglia anche l’ipotesi che l’intossicazione sia derivata da contaminazione domestica cioè il vasetto sia stato aperto e poi non conservato in modo adeguato. Ieri c’è stata anche la corsa a Roma, in due ore e mezzo, per reperire i sieri necessari nel trattamento della patologia ed avere certezza della presenza della tossina. Nel trasporto sono stati coinvolti tre equipaggi della polizia stradale, quelli di Arezzo e Firenze Nord sulla A/1 e quella di Prato sulla Firenze-Pisa-Livorno, coordinati dalla centrale della polstrada. Dovranno essere fatti, comunque, ulteriori esami microbiologici. »L'Asl a solo scopo precauzionale e in attesa di accertamenti in corso - si legge nella nota - invita chi avesse acquistato tale prodotto a non consumarlo e a consegnarlo alla più vicina sede del dipartimento prevenzione Asl». «Si ricorda inoltre - si conclude - che è buona regola generale non consumare alimenti i cui contenitori o coperchi presentino rigonfiamenti o quando si rivelino maleodoranti all'apertura. E naturalmente anche il rispetto rigoroso delle date di scadenza indicate».
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