Il Tirreno

Empoli

Il cuore di Empoli riporta a casa Aisha, in fin di vita a 24 anni

di Francesco Turchi
La dottoressa Francesca Dainelli e un volontario della Misericordia di Empoli
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La dottoressa Francesca Dainelli e un volontario della Misericordia di Empoli

Il reparto di medicina e la Misericordia si mobilitano per la giovane malata terminale partita martedì per la Nigeria

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EMPOLI. Quattro anni fa era arrivata in Italia su un barcone, carico di migranti come lei. Pieno di paure, ma anche di desideri. Coi suoi occhi da ventenne guardava al futuro col cuore colmo di sogni, da inseguire insieme al marito, che stava finalmente per riabbracciare. E invece niente è andato come pensava e sperava.

Martedì 20 marzo se n'è andata per sempre dall’Italia a bordo di un aereo, diretto a Lagos, nella sua Nigeria. In cuor suo, Aisha (nome di fantasia), pensa che sia un altro viaggio della speranza (quella di guarire), stavolta pieno di comfort e con il marito accanto. Ma in realtà un destino maledetto ha cancellato quei sogni che aveva portato con sé su quel barcone. Cancellandole il futuro. Perché le restano pochi giorni di vita. L’unico raggio di sole in una storia così triste, si chiama solidarietà. Quella dei medici e degli infermieri del reparto di Empoli dove è ricoverata da un paio di settimane e di tutti coloro che hanno partecipato alla raccolta fondi per pagare tre biglietti: d’andata e ritorno per il marito, di sola andata per lei.

Sogni e realtà. Di fronte a un quadro clinico che non lascia spazio alla speranza, il cuore di Empoli non è rimasto impassibile. Anzi. C’è chi ha partecipato a una cena di beneficenza, chi ha fatto un’offerta, chi si è impegnato per sbrigare le pratiche burocratiche. E chi – è il caso della Misericordia – ha messo a disposizione gratuitamente due volontari e un’ambulanza per accompagnarla a Malpensa, da dove partirà il suo ultimo volo. Anche se lei non lo sa. Anche se lei pensa che la medicina tradizionale del suo Paese può riuscire dove quella occidentale ha alzato bandiera bianca. E probabilmente è meglio così. Che Aisha affronti le 21 ore di viaggio che la attendono, tra ambulanza, aereo e auto, con la convinzione di arrivare a un approdo più sicuro, come quando quattro anni fa era salita a bordo di quel barcone. Purtroppo le cose stanno diversamente. Il suo destino è segnato, a soli ventiquattro anni, per colpa di un tumore. Di quelli che non lasciano scampo, che travolgono tutto e tutti, compreso l’amore di due ragazzi che si erano sposati giovanissimi nel loro Paese d’origine, in Africa, per poi cercare fortuna in Italia.

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Sogni spezzati. Prima ci prova lui, nel 2012. Cerca faticosamente di gettare le basi per il futuro della sua famiglia. Passano quattro anni e lei lo raggiunge. Finalmente si riabbracciano, la famiglia è di nuovo unita. Una storia come tante, di immigrazione, fame e speranza. Dalla Sicilia si trasferiscono a Foggia. E qui la malattia inizia a lanciare i primi segnali, prima di manifestarsi in tutta la sua gravità. Arrivano in Toscana, si stabiliscono in Valdelsa. Ma le condizioni di Aisha, intanto, diventano sempre più serie. Fino a quando, il 5 marzo scorso, la giovane viene ricoverata nel reparto di Medicina 2 dell’ospedale San Giuseppe di Empoli. Gli accertamenti lasciano spazio soltanto alle lacrime, comprese quelle del personale medico e infermieristico, che si trovano di fronte una malata terminale di appena ventiquattro anni. Lei esprime il desiderio di tornare nel suo paese d’origine. Per curarsi. Nessuno può e vuole contraddirla. Anzi, scatta la gara di solidarietà per coronare il suo (ultimo) sogno.

In nome di Marta. Per acquistare i biglietti servono un migliaio di euro. «Proprio sabato scorso – racconta la dottoressa Francesca Dainelli – era in programma una cena di beneficenza, organizzata dall’Associazione giovani coppie della parrocchia di Vinci al circolo di Cortenuova. Un evento che ha l’obiettivo di finanziare un progetto di istruzione scolastica in Kenya, portato avanti da anni». L’iniziativa è dedicata alla memoria di Marta Corti, l’infermiera dell’ospedale di Empoli uccisa dalla meningite C nel 2015 a soli 34 anni. Dopo quella tragedia, che sconvolse la comunità vinciana e tutto il circondario, coloro che le volevano bene hanno comunque voluto ricordare Marta con qualcosa di bello, pensato per i più bisognosi.

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La mobilitazione. E allora ecco l’idea: «Abbiamo deciso – spiega Dainelli – di devolvere una parte del ricavato della serata all’acquisto dei biglietti per il volo». A tavola si ritrovano in 216. Ma la solidarietà va addirittura oltre: l’intero reparto di Medicina 2 si mobilita e anche chi non partecipa all’evento, dà il suo contributo. Il passaparola fa il resto. E così vengono raccolti sia i mille euro per Aisha e suo marito, sia i soldi per portare avanti i progetti in Kenya. Ma quello economico non era l’unico ostacolo per il rimpatrio della ventiquattrenne. La burocrazia, come spesso avviene, ci mette lo zampino. Lei ha con sé soltanto la tessera sanitaria e la carta d’identità. Per tornare in Nigeria serve il passaporto: «Abbiamo fatto una relazione – spiega la dottoressa – in cui si definivano il quadro clinico e il motivo del ritorno a casa della ragazza. E un suo amico l’ha consegnata all’ambasciata nigeriana a Roma, che a quel punto ha dato il via libera all’acquisto dei biglietti».

La confraternita. E qui è entrata in ballo la Misericordia di Empoli, che si è occupata della prenotazione e dell’organizzazione di un viaggio decisamente complicato. Dimostrando per l’ennesima volta uno spirito di solidarietà che va ben al di là dei doveri di assistenza e supporto ai malati: «Di fronte a una situazione del genere, abbiamo ritenuto giusto – spiega il referente Daniele Casini – mettere a disposizione gratuitamente l’equipaggio e il mezzo per il viaggio dal San Giuseppe Malpensa. Inoltre ci siamo occupati dell’acquisto dei biglietti e dell’assistenza in aeroporto». Aspetti fondamentali in vista di un viaggio estenuante per una donna in quelle condizioni, che è stata preparata con una terapia per alleviare la sofferenza.

Addio Italia. Aisha ha lasciato Empoli martedì intorno alle 13, a bordo di un’ambulanza della Misericordia, che l'ha portata fino a Malpensa. Dove alle 20 si è imbarcata, insieme al marito, sull’aereo diretto a Lagos, dove è atterrata dopo un volo di sei ore. E lì, ha trovato ad attenderla i familiari, che l’hanno accompagnata a casa, in un villaggio distante otto ore d’auto dall’aeroporto. Qui trascorrerà gli ultimi giorni della sua vita, come ha chiesto, continuando a sperare nel miracolo. Grazie anche a tanti sconosciuti che di fronte a una situazione tragica, hanno dimostrato che l’amore e la solidarietà pur non potendo cambiare un destino, sono in grado di esaudire un desiderio. Anche se è l’ultimo.
 

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di Redazione web