La protesta
«Noi, vittime di Ikea e orfani del ceto medio. Ma non molliamo»
La speranza dei dipendenti del mobilificio di Castelfiorentino: «Crediamo ancora nella possibilità di trovare un accordo»
CASTELFIORENTINO. Nel cielo al tramonto sopra la Falegnami il sole scende più velocemente. Vorrebbe far buio presto, prima del solito, prima del dovuto. Ad impedirglielo fino ad oggi sessanta paia di braccia, mani da operai coi calli e con i solchi. Un pugno di lavoratori rimasti da soli a sorreggere una speranza che non vogliono far morire. Sono le vittime di un mercato selvaggio che non lascia scampo, della crisi che ha svuotato le tasche delle famiglie, di un ceto medio che non esiste più, dell’avvento dei grandi colossi internazionali dell’arredamento. Ma anche di scelte sbagliate da parte di chi avrebbe dovuto traghettare la nave oltre la tempesta. Vittime di un sole che non vede l’ora di inabissarsi.
La proposta che i vertici della loro azienda hanno depositato giovedì sul tavolo dell’Unità di crisi della Regione li ha amareggiati, colpiti e feriti, perché non tiene conto dei loro sacrifici, della solidarietà, della resistenza al quotidiano che ha contraddistinto gli ultimi mesi. Ma loro non si arrendono, nella possibilità di trovare un accordo ancora ci credono. «Questa proposta è inaccettabile, quasi offensiva – dicono – ma noi vogliamo tenere aperto ogni minimo spiraglio perché nessuno perda il lavoro e anche perché con questo piano l’azienda sarebbe destinata a morire».
[[atex:gelocal:il-tirreno:empoli:cronaca:1.16597903:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/empoli/cronaca/2018/03/16/news/falegnami-da-choc-22-i-licenziamenti-1.16597903]]
Già, il piano. Ventidue licenziamenti immediati, passaggio da full-time a part-time a tempo indeterminato per 34 dei 40 lavoratori che rimarrebbero, rinuncia per sempre a tutti gli elementi di contrattazione integrativa (dalla quattordicesima ai premi di produzione). E poi alcune clausole che il sindacato definisce addirittura «lesive della dignità dei lavoratori che hanno sempre creduto nella loro azienda». Parla con sincerità Alessandro Lippi, funzionario Fillea Cgil che da anni ormai segue le vicende della Falegnami di Castelfiorentino. «La proprietà ha messo nero su bianco che l’incentivo all’uscita (6mila euro, ndc) è vincolato all’accettazione dei licenziamenti da parte di tutti i lavoratori – spiega – era una cosa che non avevo mai visto in tanti anni di vertenze: vuol dire che la scelta individuale di una persona può fare perdere i soldi ai colleghi, quando in realtà gli sgravi l’azienda li ottiene ugualmente dal momento che i delegati sindacali firmano l’accordo. Ma anche l’idea, anch’essa riportata sulla proposta, che sia l’azienda a decidere la distribuzione oraria dei part-time è fuori dall’ordinario. Non si può imporre la flessibilità e l’elasticità ai contratti a tempo parziale, perché così chi si trova in questa situazione non ha modo di cercarsi un altro impiego, di organizzarsi per vivere dignitosamente: in questo modo non si paga un lavoratore per l’opera che presta, ma ci si appropria del suo tempo libero».
Le parole di chi da un giorno all’altro rischia di ritrovarsi senza impiego in una terra, la Valdelsa, sempre più ostaggio di se stessa sono piene di amarezza. «Sono anni che conviviamo con le difficoltà della nostra azienda – racconta Fabio Profeti, 38enne operaio da 15 anni in Falegnami – siamo sempre venuti incontro alle richieste della proprietà e ci saremmo aspettati un atteggiamento diverso. Non hanno preso in considerazione nemmeno la mediazione della Regione. Siamo amareggiati e delusi: per noi questo piano è una condanna a morte. Ma crediamo che ci sia ancora una via d’uscita».
Gli operai sono consapevoli delle difficoltà. D’altronde la disponibilità a fare sacrifici non li ha mai spaventati in questi anni. «La crisi è il frutto di un insieme di elementi – commenta Marco Giovannetti, 53enne con 32 anni trascorsi nello stabilimento di via Niccoli – il mercato è cambiato e le persone hanno sempre meno soldi da spendere. L’avvento dei grandi marchi come Ikea, poi, ha fatto la sua parte, abbassando ulteriormente i prezzi e introducendo una concorrenza spietata. E poi ci sono state scelte che probabilmente non sono andate nella giusta direzione: molti si erano resi conto che gli sbocchi esteri avrebbero dovuto essere sfruttati maggiormente, ma abbiamo continuato a produrre per il 95% per il mercato interno».
Ciò che meno viene compreso e digerito, però, è che la stangata arrivi proprio in un momento nel quale, dopo anni di magra, si era ricominciato a viaggiare. «Avevamo sempre trovato una mediazione su tutto, anche nei momenti più difficili – argomenta Maurizio Bianchi, operaio con 20 anni di esperienza in azienda – e adesso che, dopo la Fiera di Milano, abbiamo intravisto un po’ di ripresa vengono imposti i licenziamenti senza appello. Certo, se il Job’s Act non ci avesse tagliato un anno e mezzo di ammortizzatori forse saremmo riusciti ad andare avanti un altro po’ e consolidare la produzione» Lo spazio a questo punto è stretto, strettissimo. «Siamo preoccupati – intervengono gli onorevoli Laura Cantini e Dario Parrini – speriamo in una soluzione che porti ad un accordo». Mentre da sinistra Potere al Popolo dà il proprio sostegno ai lavoratori. «Chi ha creato la crisi non si è assunto nessuna responsabilità. Solidarietà ai lavoratori, siamo a disposizione per raccogliere fondi e lottare con loro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
