Il Tirreno

Empoli

Il postino a giorni alterni fa infuriare il sindaco

di Marco Sabia
Il postino a giorni alterni fa infuriare il sindaco

Da aprile scatta il taglio a Montaione: la consegna avverrà 3 giorni alla settimana «Sono indignato. E anche dal Pd mi sarei aspettato una presa di posizione forte»

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MONTAIONE. Quella di ieri non è stata una giornata facile per il sindaco di Montaione Paolo Pomponi. Per il suo territorio, infatti, Poste Italiane ha previsto una modifica del sistema di consegna delle lettere, praticamente a giorni alterni. Un piano che doveva riguardare anche alcuni uffici postali nei comuni di Cerreto Guidi, Vinci e Gambassi ma che, almeno in questa fase, interessa soltanto la cittadina guidata da Pomponi. Il quale, ieri, si è sfogato, per una decisione che ha sempre contrastato.

Perché da aprile a Montaione i postini suoneranno il campanello con “turni” alterni: lunedì, mercoledì e venerdì una settimana, martedì e giovedì quella dopo. Cioè 5 giorni ogni 15, com’era già stato messo in preventivo lo scorso anno, nonostante il muro di gomma opposto dai sindaci. Pomponi, dopo aver trovato un avviso in cui proprio Poste annuncia il cambio del servizio, è andato su tutte le furie. Nel mirino l’azienda ma non solo: «Purtroppo non è una sorpresa, è tutto coerente con quanto scoprimmo a febbraio 2017 (scoprimmo per caso, “ovviamente”, Poste Italiane si era ben guardata da informare le amministrazioni comunali interessate); è la cosiddetta “Fase 3” di un processo di “riorganizzazione” che coinvolge migliaia di comuni italiani. Da amministratore pubblico ribadisco che sono indignato. E parecchio».

Pomponi è un sindaco che ha sempre avuto una forma di comunicazione diretta, sia per elogiare ma anche per criticare aspramente, come in questo caso: «Come scrissi un anno fa è tutta una questione di costi e da amministratore capisco bene le problematiche economiche, perché le vivo ogni giorno. Ma ci sono dei servizi per i quali non può, non deve, valere solo l’aspetto economico. Allora chiudiamo gli asili nido pubblici, il trasporto scolastico, le mense scolastiche e tanto altro, in quanto servizi a grande rimessa (le entrate dagli utenti sono spesso abbondantemente sotto il 50% del costo sostenuto)». Insomma, a sentire Pomponi, Poste dovrebbe mettersi una “mano sulla coscienza” e non guardare solo all’aspetto meramente economico: «Ribadisco quello che scrissi un anno fa: scegli di vivere in un piccolo centro di campagna, fai il pendolare fin da bambino per scuola o lavoro, per raggiungere un ospedale, una stazione, un qualsiasi servizio pubblico ormai accentrato in grandi centri, devi fare tanti chilometri - e allora sai cosa - la posta te la portiamo a casa 5 volte in quindici giorni. Ma come si fa a non arrabbiarsi».

I sindaci coinvolti lo scorso si erano appellati al ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda, per sospendere il piano e attivare un tavolo di confronto tra Comuni, Regione e Poste. Un appello che, evidentemente, non ha portato i risultati sperati. Poi Pomponi mette “nel mirino” un bersaglio inusuale: «Onestamente su questa tematica mi sarei aspettato una presa di posizione forte anche dalle principali forze politiche, compresa la mia (il Pd, ndc)».

Cioè per Pomponi i suoi colleghi di partito e anche a livello istituzionale avrebbero dovuto fare di più affinché non si materializzasse lo spettro del ridimensionamento del servizio postale, che comporta anche altre conseguenze: «Inoltre questo nuovo sistema porterà ad una diminuzione degli occupati: per la consegna a giorni alterni in migliaia di comuni ci sarà ovviamente bisogno di meno postini (e tanti dei giovani postini che attualmente operano sono dei precari e non credo a molti di loro verrà rinnovato il contratto)». Uno sfogo dai toni molto accesi, nel quale Pomponi non le ha mandate a dire a nessuno dei soggetti interessati da questo piano di riorganizzazione del servizio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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