Toscana
Le associazioni: «La Regione blocchi il polo della disabilità»
EMPOLI. «Ancora una volta, rispetto al progetto “Terrafino” di Empoli, dobbiamo prendere atto che sulla disabilità si continuano a proporre modelli istituzionalizzanti obsoleti e non rispondenti ai...
EMPOLI. «Ancora una volta, rispetto al progetto “Terrafino” di Empoli, dobbiamo prendere atto che sulla disabilità si continuano a proporre modelli istituzionalizzanti obsoleti e non rispondenti ai bisogni reali delle persone disabili. Ma non abbiamo intenzione di arrenderci a questa cultura che guarda indietro». Così le associazioni Dipoi – Coordinamento toscano delle organizzazioni per il durante e dopo di noi, Fish Toscana, Fand e Ctasm: «C’è stato un periodo di stasi che speravamo fosse dovuto a un sereno ripensamento su come investire i 3,7 milioni di euro destinati al grande “polo della disabilità” del Terrafino. E invece il Comune di Empoli ha impresso un’accelerazione, decidendo di procedere delegando la Asl Toscana centro alla sua realizzazione».
A questo punto «chiamiamo in causa la Regione, di cui la Asl è diretta emanazione, e chiediamo che si blocchi l’operazione proprio in coerenza con gli indirizzi regionali sulle politiche della disabilità e con la nuova legge 112/2016 sul Dopo di Noi. Ci sono modi migliori e più rispondenti ai bisogni di socializzazione e abilitazione delle persone con disabilità di spendere quei 3,7 milioni di euro. Realizzare in campagna, alla periferia della città, vicino a un’uscita della Fi-Pi-Li, un grande polo che concentri funzioni residenziali, riabilitative e abilitative (diurni + residenze per il dopo di noi) significa ghettizzare le persone disabili isolandole. E purtroppo non sarà certo la buona qualità estetica e funzionale del complesso a scongiurare il loro oggettivo confinamento. Davvero non riusciamo a comprendere il motivo per cui ci si ostini con tanta intransigenza a voler perseguire un modello d’intervento così anacronistico e spersonalizzante. Ci appelliamo al presidente della Regione Enrico Rossi e all’assessora Stefania Saccardi, col rispetto loro dovuto ma con la forza delle nostre ragioni».
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