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Albor, la Regione incontra l’azienda che vuol acquistarla
Ma la Cgil è preoccupata per i piani della società romana che si è fatta avanti Il numero degli esuberi sarebbe invariato rispetto a quello già annunciato
GAMBASSI. La proprietà della Albor ha consegnato la documentazione al tribunale per la scadenza del concordato in bianco, che era stato concesso a ottobre dello scorso anno. L'udienza definitiva, nella quale il giudice darà una risposta alle ansie di decine di lavoratori, è stata fissata per il prossimo 14 marzo. In quell'occasione il tribunale scioglierà il nodo sul futuro dell'azienda di cornici di Gambassi. Intanto, la Regione ha invitato ad un incontro l'impresa romana che ha presentato un interessamento a rilevare lo stabilimento. Incontro che inevitabilmente dovrà tenersi prima del 14, dal momento che in occasione dell'udienza l'azienda romana dovrà presentare il proprio piano industriale per riuscire a strappare un concordato in continuità. Il nodo che il tribunale dovrà sciogliere, infatti, è proprio questo: se considerare l'azienda decotta e quindi procedere ad un concordato liquidatorio, che sarebbe l'anticamera del fallimento, oppure scegliere per il concordato in continuità, che permetterebbe di mantenere attiva la produzione. La strada, tuttavia, non sembra ancora completamente spianata, specie dal punto di vista della tenuta occupazionale del sito produttivo. L'azienda romana che commercializza cornici avrebbe già fatto capire che i numeri sugli esuberi non sarebbero tanto diversi da quelli annunciati dall'attuale proprietà di Albor: sarebbero salvaguardati, infatti, solo 14 posti sui 36 al momento attivi in azienda. Uno scenario che preoccupa e non poco i sindacati. «Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo – spiega Alessandro Lippi della Fillea Cgil – per quanto ci riguarda riteniamo la proposta di licenziare 22 lavoratori altamente insoddisfacente. La nostra posizione l'abbiamo portata anche alla commissione regionale che si incontrerà con la nuova azienda nei prossimi giorni. Ma, se il passaggio si concretizzerà, contiamo anche di poter avviare un tavolo di trattativa sindacale direttamente con i vertici per cercare di far evolvere la situazione nella direzione di una maggiore tenura occupazionale». I sindacati torneranno al tavolo dell'unità di crisi della Regione il prossimo 12 marzo per discutere della procedura di mobilità. L'azienda della Valdelsa, dopo aver ottenuto il concordato in bianco nell'ottobre 2017, era arrivata all'inizio del nuovo anno con un annuncio choc: mobilità per ventidue dei trentasei lavoratori. Una procedura che scadrà ufficialmente il 15 marzo, un giorno dopo l'udienza definitiva del tribunale. Gli operai Albor arrivano da quattro anni di contratto di solidarietà, ma gli ammortizzatori sono arrivati agli sgoccioli. «Con il taglio della cassa integrazione straordinaria previsto dal Job's Act – continua Lippi – gli ammortizzatori sono stati azzerati per centinaia di operai della zona e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Questo è anche uno dei motivi per cui continuiamo ad augurarci che il giudice decida di concedere il concordato in continuità: se così fosse potremmo nuovamente accedervi». Lo scorso prrimo marzo ci sono state le prime 8 ore di sciopero nello stabilimento di Badia a Cerreto con un presidio fuori dai cancelli. Un presidio in cui gli operai hanno denunciato di non aver ancora riscosso tre mesi di stipendio (da luglio a settembre dello scorso anno). Ma all'appello mancano anche i rimborsi Irpef del 730, che ammontano a mille euro a testa. Mentre il Tfr è stato congelato.
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