Il Tirreno

Empoli

Futuro a rischio per 36 operai sciopero e presidio alla Albor

L’imprenditore pronto a subentrare nell’attività non dà garanzie occupazionali Lippi (Fillea): «Nessuna soluzione per evitare 22 licenziamenti». Stamani presidio

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GAMBASSI TERME. È arrivata l’ora delle sciopero, alla Albor di Gambassi, storica azienda che produce cornici, che sta attraversando un periodo di evidente difficoltà, con una procedura di mobilità per 22 lavoratori. Oggi, infatti, gli operai incroceranno le braccia per 8 ore. E, davanti ai cancelli dell’azienda, terranno anche un presidio, dalle 10 alle 13.

Si fa infatti sempre più complicata la situazione di questi 36 dipendenti dell’azienda nata nel 1963, che ha richiesto il concordato: al momento non si sa se sarà liquidatorio o con continuità. «Per adesso non abbiamo trovato nessuna soluzione che potesse scongiurare i licenziamenti, e proseguono gli incontri presso la sede istituzionale metropolitana per la procedura di mobilità», dice Alessandro Lippi di Fillea Cgil Firenze.

La proprietà ha informato le rappresentanze sindacali che esiste un interessamento da parte di almeno una società per prendere in affitto l’azienda, con opzione successiva di acquisto, ma senza le complete garanzie occupazionali richieste dal sindacato. Sulla vicenda è stata attivata l’unità di crisi con il responsabile regionale delle attività produttive, l’assessore Gianfranco Simoncini, che si è impegnato immediatamente – insieme al sindaco di Gambassi Paolo Campinoti, sempre presente alle riunioni istituzionali effettuate – a convocare la società interessata all’affitto, per favorire un confronto e una soluzione fra le parti.

«Per noi rimane prioritaria la questione della salvaguardia occupazionale e di proseguimento dell’attività produttiva, per questo abbiamo proposto, nei tavoli di discussione, soluzioni che possono aiutare la definizione di un accordo con le necessarie garanzie occupazionali e di gestione delle maestranze», conclude Lippi. Per rivendicare queste ragioni, la Fillea Cgil e ai lavoratori (che si sono riuniti lunedì in assemblea) hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione e un pacchetto di ore di sciopero, con le prime 8 ore da effettuarsi oggi, con il presidio di fronte ai cancelli di via della Repubblica 44. Il 4 ottobre scorso era stata richiesta l’apertura di una procedura di concordato in bianco per prendere tempo e trovare una soluzione di continuità produttiva prima di portare i libri in tribunale. Il concordato in bianco è una soluzione approvata dal tribunale che prevede un tempo di tre mesi, ma che può avere delle proroghe nel caso in cui vengano accertate necessità utili alla risoluzione della crisi. E proprio il 10 gennaio scorso questa proroga è stata concessa per un periodo di altri 60 giorni, con l’aggiunta che è stato attivato anche il tavolo regionale, per cercare di arrivare ad una soluzione positiva di questa delicata vicenda, che tocca profondamente i destini di 36 famiglie. Preoccupato il sindaco Campinoti: «La situazione è molto complessa e dolorosa. Il rischio c'è ed è forte. Lavoreremo tutti al massimo ma senza lucrare e senza fare sciacallaggio politico condito da promesse roboanti. Speriamo di poter dare notizie più incoraggianti nelle prossime settimane. (m.s.)

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