Il dolore
Due condanne per la sparatoria a Limite
Prosciolto il capitano dei carabinieri Pontillo, pena di un anno e 8 mesi per due albanesi di 25 anni
EMPOLI. Prosciolto dalle accuse il capitano dei carabinieri Giuseppe Pontillo. Dopo tre anni e mezzo dalla sparatoria di Capraia e Limite – era il 29 ottobre 2014 – durante la quale Pontillo ferì gravemente un albanese che fuggiva in auto con altri complici dopo aver commesso una rapina, ieri il tribunale di Firenze ha pronunciato la sentenza che ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti dell’ufficiale dell’Arma, all’epoca comandante della Compagnia di Empoli. Condannati a un anno e otto mesi di reclusione, per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, i due malviventi a bordo della vettura, albanesi di 25 anni. Nei confronti di Pontillo la pm Concetta Gintoli aveva chiesto una pena di un anno e 4 mesi di reclusione per lesioni volontarie. Il giudice Marco Bouchard ha riqualificato il reato in quello di eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, dichiarando poi il non luogo a procedere poiché l’accusa in questione è procedibile solo in caso di querela, mai presentata, da parte della persona ferita. Secondo quanto ricostruito nelle motivazioni della sentenza, rese note contestualmente al giudizio, la sera del 29 ottobre i carabinieri avevano organizzato un posto di blocco a una rotatoria, per intercettare una banda di rapinatori e topi di appartamento che stava seminando colpi a ripetizione in tutto l’Empolese Valdelsa.
La Peugeot 206 dei malviventi raggiunse la rotonda dove erano appostate la gazzelle dei militari a tutta velocità. Il capitano Pontillo, in abiti borghesi, si finse un pedone per rallentarne la corsa, e si parò davanti alla vettura. Quando l’auto rallentò intimò l’ “alt, carabinieri”, e estrasse l’arma di ordinanza. I malviventi ripartirono cercando di travolgerlo. Il capitano con un balzo si fece da parte e sparò due colpi di pistola: il primo ferì uno dei malviventi, l’altro ferì lo stesso ufficiale a una gamba. Sempre in base a quanto precisato dal giudice nelle motivazioni, l’uso della pistola da parte di Pontillo fu legittimo: «non vi è dubbio» scrive, che il militare «non aveva altro mezzo per impedire la fuga». «Certamente» precisa il giudice, la vettura fu usata dai malviventi «come un’arma impropria per opporsi ai pubblici ufficiali». Tuttavia, secondo il giudice Bouchard, Pontillo non avrebbe dovuto porsi nella situazione di rischio che poi lo ha costretto, legittimamente, a usare la pistola. Ossia non avrebbe dovuto pararsi davanti alla vettura dei fuggitivi. Di qui l’eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi, reato non procedibile in assenza di querela.
«Una sentenza che ovviamente rispettiamo e che dopo tre anni e mezzo fa uscire il mio assistito da un vero e proprio incubo – ha commentato il legale del carabinieri, avvocato Umberto Schiavotti –, la conclusione è che questo processo non si sarebbe dovuto fare, posto che la parte offesa non aveva mai proposto querela». Per il legale si è trattato di «una vicenda processuale davvero assai paradossale, nel cui ambito ad andare a giudizio troviamo tre pericolosi malviventi stranieri ed un capitano dei carabinieri». «La soluzione giudiziale avrebbe potuto essere migliore – ha concluso Schiavotti – prosciogliendo nel merito un fedele servitore dello Stato, che a rischio della propria incolumità ha cercato unicamente di fare il suo dovere. Però è comunque una buona notizia, che va a chiudere, si auspica definitivamente, un periodo di grandi sofferenze per il mio assistito».
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