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Empoli

Il tessile torna col vento in poppa

Il tessile torna col vento in poppa

Settore al vertice in Toscana: il fatturato cresce del 10% rispetto allo scorso anno

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EMPOLI
Il tessile ha ricominciato a tirare nell'Empolese. L'ultima rilevazione, effettuata nell'ambito del monitor sui distretti toscani dalla Cassa di risparmio di Firenze, conferma l'ottimo andamento del comparto. Nei primi nove mesi del 2017, infatti, la crescita di fatturato è stata di ben 95 milioni di euro rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, pari al 10,3%. Un andamento che di fatto si allinea, e anzi supera nella stime, il risultato del primo semestre dello scorso anno, quando venne registrato un aumento di fatturato di 23 milioni di euro. Il settore tessile empolese è al terzo posto per livelli di crescita tra tutti quelli toscani. E si posiziona subito dopo il comparto della pelletteria e calzatura di Firenze (che ha fatto registrare ben 237 milioni di euro di fatturato in più) e la pelletteria e calzatura di Arezzo (il cui fatturato è aumentato di 128 milioni di euro). Il distretto di Empoli è arrivato a doppiare in termini di espansione anche “fratelli” ben più grandi come il tessile di Prato. A trainare la ripresa è principalmente l'export verso l'estero. Un volano agganciato da moltissime piccole e medie realtà del circondario e in grado di aprire spiragli di crescita consolidati e costanti. Basti pensare che l'export ha avuto un valore per tutti i distretti toscani di quasi 11 miliardi di euro nei primi nove mesi dello scorso anno con un aumento di 700 milioni rispetto all'anno precedente. Il tessile dell'Empolese è un distretto che ha pagato a caro prezzo la crisi, riducendo il numero di occupati di circa 3mila unità in poco più di dieci anni. Ma nell'ultimo anno e mezzo, al pari di altri settori come informativa, agroalimentare e innovazione, ha saputo invertire la rotta. Aziende dinamiche – diverse decine di realtà con una dimensione che mediamente si aggira tra i 30 e i 50 dipendenti - che sono state in grado di riposizionarsi prevalentemente sui mercati esteri (Stati Uniti, Asia, ma anche Europa con la Svizzera come primo Paese di destinazione) grazie anche ad una manodopera ad alto tasso di specializzazione. Un mix di competenze e conoscenze che ha permesso di tornare a crescere puntando sulla qualità dei prodotti. Tanto che tra i dati positivi arrivati c'è anche la riduzione delle richieste di cassa integrazione e una graduale ricollocazione di lavoratori fuoriusciti dalle aziende negli scorsi anni. .

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