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Picchiata nel parco, il poliziotto alla ragazza: «Lo abbiamo arrestato, te lo avevo promesso» - Video
Montelupo: la ragazza è stata informata dell’arresto direttamente dal dirigente del commissariato di Empoli. Il ventunenne: ho taciuto per paura del carcere. Il padre della giovane: «Nessun perdono»
MONTELUPO. Il babbo l’ha svegliata, intorno alle 7.30, e le ha passato il cellulare: «Tieni, è per te». A chiedere della diciottenne fucecchiese è il dirigente del commissariato di Empoli, Francesco Zunino: «Buongiorno, ho una bella notizia per te. Abbiamo arrestato l’uomo che ti aggredita. Te l’avevo promesso». Il cuore della ragazza batte forte, le lacrime bagnano il viso: «Grazie, è finito un incubo. Anche se continuo a vedere delle ombre». Ma il poliziotto la tranquillizza, la incoraggia a guardare avanti: «Ora non le vedrai più».
Grazie a un’indagine portata avanti per cinque mesi, nel corso dei quali gli agenti guidati da Zunino e dal sostituto commissario Danilo Di Stefano, sono riusciti a incastrare i tasselli di un puzzle che sembrava impossibile. Da quel maledetto 14 ottobre, hanno lavorato senza sosta per dare un nome, un cognome e un volto all’uomo misterioso capace di massacrare una ragazza, per poi trascinarla per 150 metri e abbandonarla tra le foglie.
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IL BLITZ ALL'ALBA
E mercoledì mattina hanno chiuso il cerchio. Alle ore 6.15 hanno suonato il campanello della casa di Montelupo dove vive Alessio Martini, ventuno anni, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per tentato omicidio e rapina, disposta dal gip su richiesta della procura fiorentina. Era in casa con la mamma e inizialmente – di fronte ai poliziotti – ha negato ogni responsabilità. Il suo atteggiamento è cambiato quando gli agenti hanno trovato il giubbotto che indossava quando il 14 ottobre è stato ripreso dalle telecamere mentre «girovagava alla ricerca di una possibile preda – come ha scritto il gip Mario Profeta nell’ordinanza – poi facilmente individuata nella giovane», che stava attraversando da sola il parco dell’Ambrogiana per andare alla stazione ferroviaria, dopo aver trascorso la notte al Jump, lo stesso locale frequentato dal ventunenne, che però quella sera non era andato in discoteca.
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GLI ULTIMI TASSELLI
Con il passare dei minuti l’atteggiamento del ventunenne nei confronti dei poliziotti è cambiato, fino a dare la disponibilità ad accompagnarli sul luogo dove, durante la fuga, aveva abbandonato il cellulare dell’allora diciassettenne, a diverse centinaia di metri dal punto dove l’aveva aggredita. Quello stesso telefono che aveva utilizzato come arma per colpirla alla testa, ferendola gravemente e che – secondo quanto ricostruito dagli inquirenti – era il vero obiettivo del giovane. E che dopo quasi un’ora di ricerche tra i rovi, è finalmente spuntato fuori. Poi, mentre lo stavano accompagnando in commissariato a Empoli, il ventunenne ha fatto capire che con il passare dei mesi pensava ormai di averla fatta franca, aggiungendo di non aver parlato «per paura di finire in carcere».
IL PADRE DELLA RAGAZZA: "NESSUN PERDONO"
«Perdonare? No, mai». Il padre della ragazza aggredita a Montelupo non riesce nemmeno lontanamente a pensare al perdono: «Come può pensare un padre di perdonare? Se le ipotesi degli inquirenti venissero confermate, spero di non trovarmelo mai davanti, visto che sono stato una settimana senza sapere se mia figlia ce l’avrebbe fatta o se sarebbe morta in quel letto d’ospedale». Poi il padre della ragazza racconta le emozioni provate quando ha ricevuto la notizia dal dirigente Zunino: «Sono stato svegliato da questa telefonata, ad un orario un po’ insolito. Ho svegliato tutti, compresa mia figlia, a cui ho poi passato il telefono. Ma devo dire che c’ho messo un po’ ad assimilare il tutto, pensavo di sognare».
UMANITA' IN DIVISA
Poi un ringraziamento sentito alle forze dell’ordine: «Grazie, perché sin dall’inizio mi hanno garantito supporto. Anche loro si sono comportati da padri di famiglia, hanno lavorato con il cuore e per questo li devo elogiare. Spero che a questo punto si sia finalmente arrivati alla fine di questo incubo, che ha segnato così tanto mia figlia, che sta ancora cercando di riprendersi e di tornare alla vita di sempre. Purtroppo le è crollato il mondo addosso e si sta ancora portando dietro i segni di quella notte, in tutti i sensi». Ma come sta sua figlia adesso? «È agitatissima». Adesso la famiglia della ragazza – da poco maggiorenne – attende ulteriori sviluppi: «Ovviamente resta la presunzione di innocenza di questa persona, attendo con fiducia l’esito dell’iter giudiziario e che emergano i fatti. Se l’ipotesi venisse confermata, mi piacerebbe poter vedere in faccia questa persona e che la legge italiana desse un esempio».
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