Sicurezza
I maestri d’ascia custodi di un’arte da recuperare
Iniziativa della Pro Loco per valorizzare la memoria del lavoro nei cantieri navali
LIMITE. Una storia lunga 4 secoli raccontata con emozione e nostalgia: i limitesi ripercorrono così lo splendore dei cantieri navali che hanno reso famosa nel mondo la città sulle rive dell’Arno. Alla serata organizzata dalla Pro Loco nella sede dei Canottieri, sembrava di partecipare ad una classica veglia nell’aia. Una di quelle sere tipiche della tradizione toscana di inizio Novecento in cui gli anziani, riuniti attorno ad un focolare, raccontavano ai più giovani le leggende e le storie di vita quotidiana. Un tramandare di padre in figlio racconti vissuti sulla pelle e sussurrati all’orecchio dei più giovani per evitare che gli antichi saperi, si perdessero nel tempo. Con lo stesso spirito i limitesi hanno raccontato e si sono raccontati l’un l’altro, le storie dei cantieri navali che resero conosciuta Limite sull’Arno un po’ in tutto il mondo. Una storia fatta di occhi che ripercorrono all’indietro i ricordi fino alla loro infanzia, ai primi anni di lavoro e allo stupore che provavano nell’ammirare i maestri d’ascia forgiare quelle barche perfette. Pochi gli utensili antichi rimasti nostalgicamente intrappolati nel passato che segnano indelebilmente un passato ricco e prospero. Quegli stessi oggetti usati quotidianamente da molti limitesi e che oggi sono stati sostituiti dalla modernità e dall’evoluzione. Quelle mani ruvide dei lavoratori dei cantieri navali, che hanno lavorato per decenni e che oggi a distanza di anni, fremono ancora nel toccare quegli strumenti di legno utilizzati per una vita intera.
Durante la veglia limitese l’impressione è che il tempo si sia un po’ fermato e che ogni singola famiglia abbia ricordi e memorie da ripercorrere e condividere con la collettività. I nomi dei cantieri si susseguono freneticamente: la Bcs, la Maggini Innocenti, la Picchiotti, e si susseguono anche i nomi degli utensili utilizzati dai maestri d’ascia per costruire le barche limitesi. Il succhiello, l’ascia per piallare il legno, la sponderuola e così via mostrate agli occhi dei più giovani come se fossero piccoli e preziosi reperti. I racconti si sono susseguiti durante la serata: una trama fitta e intensa fatta di mille concatenazioni e soggetti proprio come un racconto di Vasco Pratolini, mischiando la storia cantieristica alle feste di paese per poi passare freneticamente ad altri ricordi di personaggi limitesi mai dimenticati. «All’epoca quando procedevamo ad impermeabilizzare le barche, ci bastava percepire un cambio di suono emesso dallo strumento per capire che era stato fatto a dovere - racconta Tito Paroli che iniziò a lavorare nei cantieri navali a 13 anni, nel 1953 alla Maggini Innocenti - a Limite in quegli anni avevamo le migliori maestranze. Il costruire le barche richiedeva passione e attenzione per questo era fondamentale iniziare fin da giovanissimi».
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