Il Tirreno

Empoli

il caso

Pensione a rischio tra cavilli e ritardi dopo 40 anni di lavoro

di Marco Pagli
Pensione a rischio tra cavilli e ritardi dopo 40 anni di lavoro

Empoli: la mansione del metalmeccanico è considerata usurante però la domanda è stata bocciata perché manca il contratto. Il figlio: domanda ripresentata a settembre, ma l'Inps tace

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EMPOLI. Rischia di perdere il beneficio del pensionamento anticipato per lavoratori usuranti perché tra la documentazione presentata all’Inps non c’è la copia del contratto di lavoro. Giuseppe D’Onofrio, 60enne di Empoli, è un metalmeccanico turnista. Dal 1978 lavora in un’azienda di trattamenti termici di metalli della provincia di Firenze, facendo più di 62 notti l’anno. In base ad un decreto legislativo del 2011 la sua mansione gli permetterebbe di accedere alla pensione al compimento di 61 anni e mezzo senza finestre (ovvero a febbraio 2019), invece che al raggiungimento dei requisiti ordinari (che per lui arriverebbe nel 2022). Ma sulla strada per l’ottenimento di uno sconto, peraltro garantito per legge, di tre anni e mezzo di lavoro usurante ci si è messa la burocrazia.

La prima richiesta che Giuseppe ha presentato, infatti, è già stata bocciata proprio perché tra la documentazione inviata non compariva copia del suo contratto di lavoro. «Il problema è che il contratto cartaceo non esiste – racconta il figlio Leonardo, che ha seguito la pratica del padre – quando venne assunto, nel 1978, non venne prodotto. Nemmeno l’azienda ce l’ha. Tuttavia, i suoi 40 anni di lavoro sono regolari a tutti gli effetti dal momento che abbiamo allegato alla domanda il libretto di lavoro timbrato dalla segreteria dell’azienda e 130 buste paga in cui compare il suo numero di matricola che certifica il suo status regolare sia per l’Inps che per l’Inail». Poco prima del compimento dei 60 anni di età, come previsto dal decreto, Giuseppe e il figlio hanno fatto richiesta di pensionamento anticipato all’Inps portando come documentazione, appunto, il libretto di lavoro e le buste paga degli ultimi 10 anni in cui emergeva il lavoro notturno per almeno 62 giorni l’anno. «All’inizio è stato difficile anche sapere chi era il responsabile del procedimento e i tempi di evasione della domanda – continua Leonardo – poi ci hanno richiesto l’invio delle buste paga vidimate e le abbiamo riportate. Il 22 agosto scorso ci è arrivata la risposta, in cui si diceva appunto che la richiesta era bocciata per la mancanza del contratto. Non ci avevano detto che ci voleva e dalle tabelle ministeriali allegate al decreto non risulta come requisito. Così abbiamo chiesto se ci fosse una documentazione alternativa per ovviare a questo intoppo, ma purtroppo dal 7 settembre non ho più ricevuto una risposta dall’Inps». Così, in attesa di avere maggiori delucidazioni, si è chiuso anche il tempo utile per fare ricorso rispetto alla bocciatura che è fissato in 30 giorni dal ricevimento del responso. E sono stati costretti a presentare una nuova richiesta, questa volta tramite patronato. «La situazione è surreale e profondamente ingiusta – conclude – mio padre è dal 1980 che svolge i turni di notte in un’azienda metalmeccanica, un lavoro usurante che ha un riconoscimento. Dispone di tutti i riscontri per dimostrare che la sua vita lavorativa è riconosciuta dall’Inps. Tuttavia per un cavillo, peraltro nemmeno indicato dai decreti ministeriali a corredo della legge, rischia di continuare a lavorare fino a 65 anni. Ci dicano almeno come possiamo fare».

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