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Empoli

Ostaggio di una cartella da mezzo milione

Ostaggio di una cartella da mezzo milione

Casa pignorata, rateizzazione e rottamazione impossibili. Ex imprenditore si rivolge al giudice

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EMPOLI. Prigioniero dei debiti, elencati in una cartella-choc da oltre mezzo milione di euro. Si rivolge a un giudice, sperando in uno “sconto” sostanzioso, che gli permetta di tornare a vivere.

È la storia di un ex imprenditore nel settore degli autotrasporti, oggi associato a una ditta con sede nell’Empolese. Il suo calvario inizia vent’anni fa, quando subentra al padre al timone di un’azienda che ha già problemi economici. Le cose non vanno per il verso giusto e lui inizia a non pagare le tasse sui redditi regolarmente dichiarati. Nel 2001 arriva gli viene recapitata la prima cartella di Equitalia.

L’imprenditore non può pagare e allora scatta il pignoramento della prima casa: «Che non può essere venduta» spiega il commercialista, con studio nel comprensorio del Cuoio, che sta supportando l’imprenditore nella ricerca di una via d’uscita dall’incubo: «L’unica condizione per cederla, è che i soldi incassati siano sufficienti per estinguere il debito. E non è proprio questo il caso». Passano gli anni, il debito ormai è fuori controllo. Fino alla recente bastonata, con l’Agenzia entrate riscossione (che ha sostituito Equitalia), invia una cartella riepilogativa: 534.000 euro: 323mila euro di tributi non pagati, 160.000 euro di interessi di mora e il resto per oneri, sanzioni, spese e diritti. C’è la possibilità di scegliere la “rottamazione”, che permette di chiudere il conto pagando esclusivamente i 323. 000 euro: «Ma il numero massimo di rate consentito è cinque – spiega il commercialista – e quindi si tratterebbe di sborsare comunque 65.000 euro a tranche. È impossibile per una persona che ha la casa pignorata, una famiglia da mantenere e attualmente lavora come associato in partecipazione in una ditta, con uno stipendio di 1. 600 euro al mese». L’Agenzia potrebbe provare a recuperare parte dei soldi attraverso il pignoramento degli introiti: «Ma se questi sono inferiori ai 2. 500 euro al mese, possono trattenere al massimo il 10% dell’importo, quindi 160 euro al mese. Basta fare il conto della serva, per capire che servirebbero 268 anni per cancellare il debito». Così come non è percorribile la strada della rateizzazione tradizionale, anche sfruttando il tetto massimo di 120 mensilità: «Come farebbe con il reddito attuale a sborsare 4. 800 euro al mese per dieci anni? ».

Insomma, l’ex imprenditore, sembra condannato a convivere con la maxi-cartella esattoriale, frutto di errori e sfortuna, ma allo stesso tempo per lo Stato diventa impossibile recuperare l’intera cifra: «Ed è per questo – conclude il commercialista – che ci siamo rivolti a un giudice: la speranza è che si arrivi a un compromesso». (f. t.)

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