La manifestazione
«Grazie Empoli»: così Michele è uscito dal coma
È scampato al monossido, fatale per il suo amico: «Ho perso un fratello, ma la città mi ha dato forza»
EMPOLI. La voce è quella di sempre, vivace e un po’ roca. Quella voce che ogni giorno riecheggiava per le vie del giro di Empoli, per un saluto agli amici e ai negozianti. Si riconosce bene, anche dal telefono. C’è un mix di rabbia, dolore, coraggio. Ma soprattutto ci sono amore e speranza. Già, dopo quasi un mese di battaglia per Michele Di Giovanni è iniziata una nuova vita. Sono passati più di 20 giorni dal quel terribile 15 gennaio, quando i fumi di una caldaia si sono portata via l’amico e collega Marco Alderighi e il suo cane Bruno in una casa in montagna, in Garfagnana.
VIDEO. Il luogo della tragedia
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La corsa in ospedale poi, la lotta per la vita. Una battaglia che non ha vinto da solo. Insieme a lui c’erano, a sostenerlo, tutti gli empolesi che gli vogliono bene. Una grande onda composta da amici, parenti, conoscenti. Da quelli che ogni giorno lo salutavano passando per il centro, o che sono andati a mangiarsi un boccone nel suo ristorante, l’Osteria numero 30. Una grande onda fatta di messaggi di incoraggiamento, di preghiere e di speranza che ha invaso i social network. E che ha accompagnato Michele in questa difficile battaglia. Ora sta meglio, ha lasciato la terapia intensiva e piano piano sta tornando quello di sempre. E il suo primo grazie è per chi, in questo periodo difficile, ha avuto un pensiero per lui. «Se mi sto risollevando è anche grazie a tutti quelli che in questo periodo mi hanno sostenuto e mi hanno aiutato a non mollare – racconta con un filo di emozione –. Che mi hanno dato la forza di combattere ed andare avanti. Un po’ del suo ce lo ha messo anche la fortuna, ma c’è una città intera, Empoli, che si è stretta intorno a me e a cui posso solo dire grazie». Già, perché la salita è stata tortuosa e piena di ostacoli e non è ancora finita. Anche se il peggio sembra ormai alle spalle. «Non è stato un periodo semplice – racconta Michele – ma adesso ricomincio a vedere la luce in fondo al tunnel. Sono stato per dieci giorni in coma indotto e in più ho avuto diverse complicazioni. Ma la bravura del reparto di rianimazione guidato dal dottor Malacarne mi ha permesso di superare i momenti più difficili. Adesso ho iniziato un periodo di riabilitazione. Dopo tanto tempo fermo a letto devo recuperare la mobilità. Ho perso 11 chili. Adesso sto ricominciando a camminare come fossi un bambino, credo che però essere sempre stato un grande camminatore mi abbia aiutato molto. Ogni giorno va meglio, serve solo un altro piccolo passo in avanti».
La spinta arriva ancora da chi lo ha sostenuto e continua a sostenerlo, anche dai tifosi dell’Empoli che lo hanno incoraggiato anche dalla maratona del Castellani. «Quando mi sono svegliato e ho visto tutto quello aveva fatto la gente per me sono rimasto a bocca aperta – racconta con la voce rotta dall’emozione –. Tanti amici, conoscenti, sono venuti a trovarmi e non deve essere stato facile vedermi in quelle condizioni. Lavoro da 22 anni al pubblico e conosco tanta gente ma non pensavo davvero di ricevere un affetto così grande. Tutti hanno fatto il tifo per me. Ho visto gli striscioni che mi hanno scritto i miei amici ultras che poi sono anche venuti qua a salutarmi e mi sono commosso. La mia prima squadra è sempre stata il Milan e poi simpatizzavo anche per l’Empoli ma ora le gerarchie sono cambiate – aggiunge ridendo –. Sono azzurro a tutti gli effetti. Questo legame, questo senso di appartenenza mi ha dato una grande energia». Ora, dalle finestre dell’ospedale di Cisanello, inizia ad entrare qualche raggio di luce: «Ancora non so quello che farò, se ripartirò da dove avevo lasciato o se mi dedicherò ad altro. Non ci voglio pensare. Anche perché il dolore è stato davvero grande. Ho perso quello che per me era un fratello e ho perso anche un figlio (dice parlando del suo cane Bruno, ndc). Voglio pensare soltanto a tornare a casa. Per dire ancora una volta grazie, ma questa volta di persona, a tutte quelle persone che mi sono state e mi sono vicine».
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