Il Tirreno

Empoli

Decine di lanterne in cielo per ricordare il giovane morto

Decine di lanterne in cielo per ricordare il giovane morto

Gli amici di Matteo Carmignato, deceduto all’improvviso, si sono ritrovati davanti alla sua abitazione  nel giorno in cui avrebbe compiuto 18 anni. Applausi e tanto affetto intorno alla famiglia del ragazzo  

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LIMITE. Le lanterne hanno raggiunto in cielo la stella più luminosa, quella di Matteo Carmignato, il giovane di Limite morto a 17 anni, per un malore in casa, il 10 gennaio. Ieri gli amici di una vita hanno voluto ricordarlo così, lanciando in cielo tante lanterne cinesi, dietro alla casa del giovane, in una serata bagnata da una pioggia sottile. Perché ieri Matteo avrebbe compiuto 18 anni, sarebbe ufficialmente diventato “grande”. Gli amici di sempre, giovani e giovanissimi, si sono ritrovati a due passi dalla casa di Matteo e – insieme ai genitori Franco e Sandra – hanno fatto volare nel cielo di Limite le lanterne. Quasi tutte bianche – simbolo di purezza – e qualcuna blu, pian piano si sono alzate e hanno illuminato la volta celeste, battendo anche quella pioggia e quel vento che sembravano volersi mettere di traverso. Ma si sa, l’amore e l’affetto passano davanti a tutto. E battono anche le avversità atmosferiche, come in questo caso. Alcuni applausi hanno accompagnato il “decollo” delle lanterne dedicate alla memoria del giovane giocatore dell’Us Capraia e Limite, nonché appassionato del palio cittadino (e studente del Ferraris Brunelleschi). I genitori dello sfortunato 17enne non hanno potuto far altro che lasciarsi andare all’affetto di questi ragazzi, che anche di fronte alla pioggia non hanno rinunciato a far volare le lanterne, così da raggiungere l’amico che adesso lì guarda dall’alto. Già nel giorno del funerale tutta la comunità locale si era stretta alla famiglia, riempiendo le strade del paese nel corteo funebre diretto al cimitero. C’era uno striscione, che recitava “Ti portiamo nel cuore perché per mano non possiamo, ti si vole bene”. Ecco, ieri sera, il messaggio era lo stesso, anche se le parole hanno lasciato spazio ad applausi e silenzi di commozione.

Marco Sabia

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