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Empoli

Maniero e Di Cicco, al via processo per riciclaggio

Felice Maniero torna in tribunale. Non lo farà sul banco degli imputati, ma su quello dei testimoni. C’è anche l’ex boss della Mala del Brenta tra i 25 testi che i pubblici ministeri della Direzione...

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Felice Maniero torna in tribunale. Non lo farà sul banco degli imputati, ma su quello dei testimoni. C’è anche l’ex boss della Mala del Brenta tra i 25 testi che i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Venezia Paola Tonini e Giovanni Zorzi vogliono sentire nell’ambito del processo iniziato ieri a carico del broker fiorentino Michele Brotini, accusato di aver riciclato i soldi di “Faccia d’angelo” - circa 17 milioni di euro - in concorso con l’ex cognato di Maniero, l’odontoiatra fiorentino Riccardo Di Cicco.

Proprio dalle rivelazioni di Felicetto davanti ai sostituti procuratori della Dda lagunare era scaturita l’inchiesta che ha portato all’arresto di Di Cicco e Brotini. Maniero aveva parlato con i magistrati dopo che il suo silenzio durava dal 1994, quando si era pentito. Ai rappresentanti della Procura aveva raccontato la sua verità, ovvero di aver consegnato il suo “tesoretto”, frutto di anni di criminalità, all’allora cognato Di Cicco, marito della sorella Noretta (anche lei indagata) e a Michele Brotini. Un “tesoretto” che avrebbe preso la strada della Svizzera. A un certo punto Maniero avrebbe iniziato a chiedere indietro i suoi soldi scaglionati attraverso “pizzini” con messaggi minacciosi. Questo fino a metà del 2015, quando il flusso di restituzione si era interrotto. Dopo pochi mesi, l’ex boss della Mala aveva deciso di vuotare il sacco con i pm. «È stata una vendetta di Felicetto dopo che i rapporti tra lui e la sorella Noretta erano andati deteriorandosi», aveva detto Di Cicco.

Le scelte difensive dei due imputati principali del procedimento, ovvero Brotini e Di Cicco, sono diametralmente opposte. Il broker ha scelto di andare a dibattimento . Di Cicco, invece, eviterà il dibattimento in aula dal momento che ha deciso di essere giudicato con il rito abbreviato.

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