Gioco
Albor, fumata grigia sul futuro dell’azienda
L’incontro all’Associazione industriali si è concluso con l’intesa per un nuovo appuntamento a metà febbraio
CERTALDO. Fumata grigia sul futuro della Albor, nell’incontro che si è tenuto ieri all’associazione industriali di Firenze. La Albor,storica azienda di cornici di Gambassi, ha chiesto la mobilità per 29 dipendenti su 37, quindi praticamente quasi tutta la forza lavoro oggi a disposizione. L’incontro di ieri si può definire interlocutorio, come ha confermato Alessandro Lippi della Fillea Cgil:« La proprietà ha ribadito le proprie difficoltà, ma anche la volontà di non chiudere. Al momento ci sono delle trattative in corso, che non vuol dire che la situazione sia in via di risoluzione. D’altronde è complicato che il mercato attuale recepisca questa forza lavoro».
Intanto gli operai si troveranno in assemblea martedì prossimo. Poi le parti – sindacati e proprietà – si incontreranno nuovamente il 13 febbraio. La speranza risiede nell'intervento di altri investitori. Ancor più difficile, seppur “suggestiva”, è la prospettiva della cooperativa dei lavoratori, visto che si andrebbe a costituire in un mercato che è già in difficoltà. Gli operai, quindi, andrebbero a “rischiare” tutto il proprio futuro seguendo un progetto che potrebbe morire nel giro di pochi mesi. D'altronde l’azienda già da anni sta subendo una crisi legata principalmente alla concorrenza dei prodotti asiatici e che ha condotto ad una progressiva diminuzione delle commesse. Per cercare di ovviare alle difficoltà poco più di quattro anni fa la proprietà decise di ricorrere al contratto di solidarietà per tutti i dipendenti. Ma l’accesso all’ammortizzatore, che scadrà nei prossimi mesi, non è bastato. Anche perché durante questo periodo la produzione si è quasi fermata con solo 6-7 operai che alternativamente hanno continuato a lavorare nello stabilimento di Badia a Cerreto. Così, il 4 ottobre scorso è stata richiesta l’apertura di una procedura di concordato in bianco per prendere tempo e trovare una soluzione di continuità produttiva prima di portare i libri in tribunale. Il concordato in bianco è una soluzione approvata dal tribunale che prevede un tempo di tre mesi, ma che può avere delle proroghe nel caso in cui vengano accertate necessità utili alla risoluzione della crisi. E proprio il 10 gennaio scorso questa proroga è stata concessa per un periodo di altri 60 giorni. Una decisione che ha alimentato una speranza mai sopita, cioè quella che si materializzi la volontà di subentro da parte di altri soggetti. Nelle prossime settimane si capirà se questa speranza potrà trasformarsi in realtà.
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