Sicurezza
Il parroco Don Dò festeggia i suoi 60 anni con 250 fedeli
Cerreto Guidi, don Donato Agostinelli ha celebrato il compleanno alla Palazzina dei cacciatori. E nella tasca della camicia, dalla parte del cuore, ha tenuto una foto della bambina morta a Cerreto
CERRETO GUIDI. Due giorni di festa, senza però dimenticare il dramma che la comunità di Cerreto Guidi (e di Lazzeretto) ha vissuto nella settimana appena passata: don Donato Agostinelli, venerdì 26, ha festeggiato il suo sessantesimo compleanno; lo ha fatto nel carcere di Volterra, in una cena “galeotta”, nata per raccogliere fondi da destinare ai progetti del Movimento Shalom, di cui il parroco è grande sostenitore. Il 28, invece, è stato il tempo della “festa in famiglia”, come don Donato stesso l’ha definita: c’erano 250 persone a tavola, nella palazzina dei Cacciatori di Cerreto Guidi, dove si è registrato il tutto esaurito. Al mattino, però, è stato il tempo di ricordare Martina Mariotti, la piccola di 5 anni morta mercoledì 24.
Don Donato ha chiamato la comunità a ricordarla, attraverso la preghiera in chiesa. E, come nei giorni precedenti, la gente di Cerreto non ha mancato di far sentire il proprio appoggio alla famiglia Mariotti. «Il primo pensiero va a lei – spiega don Donato – a questa bimba dolcissima che oggi è un angelo in cielo». Agostinelli, mentre parla, porta con sé una foto della bimba, nella tasca della camicia all'altezza del cuore, che dietro riporta una toccante frase di Martina: «Alla fine sono 22 anni che sono qua – racconta – c’è una generazione di bambini che ho battezzato io. Per questo vedere tutte queste persone a pranzo mi rende felice, è come fare una “festa in famiglia”». Il parroco ha fatto il giro dei tavoli, ringraziando tutti i presenti e brindando alla loro presenza, oltre che ai suoi sessant’anni. Don Donato, prima di mettersi a tavola, ha firmato decine di copie del suo libro – scritto con Giampaolo Grassi – dal titolo “Don Dò”, il nomignolo che gli hanno dato a Cerreto . In testa un cappello bianco, regalatogli per l’occasione dai parrocchiani, che gli hanno fatto gli auguri nelle maniere più disparate. D’altronde il parroco non aveva chiesto doni materiali ma – se c’era la possibilità – di contribuire ai progetti di Shalom. Il ricavato del libro, infatti, andrà alla costruzione di una piccola chiesa in Burkina Faso. Il libro parla di don Donato, a tutto tondo, partendo da testimonianze di chi l’ha conosciuto negli anni. “Don Dò” è stato presentato proprio venerdì, nel carcere di Volterra:« L’esperienza del carcere è qualcosa che ti segna: entri, lasci gli oggetti personali, ti controllano, si chiudono e si aprono porte: ti viene da chiederti come fanno a vivere lì. Ma passarci quelle ore è stato incredibile, si è creato sin da subito un bel clima, di umanità. I detenuti lavorano con professionalità, mi viene da pensare che se magari non avessero conosciuto certe persone nel loro cammino, adesso non sarebbero lì. Alla fine ci siamo messi al karaoke e abbiamo cantato».
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