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Vino adulterato, Coldiretti plaude al lavoro dei magistrati
EMPOLI. Commercializzavano vino di bassa qualità, adulterato con l'aggiunta di alcol, che poi veniva venduto in Italia e all'estero come Chianti doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia. Al termine...
EMPOLI. Commercializzavano vino di bassa qualità, adulterato con l'aggiunta di alcol, che poi veniva venduto in Italia e all'estero come Chianti doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia. Al termine dell'inchiesta che ha coinvolto un’azienda di zona, a Certaldo, ed è stata condotta dai carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze e coordinata dalla Dda fiorentina, il pm Giulio Monferini ha chiesto il rinvio a giudizio per 9 persone. L'inchiesta, avviata nel 2015, portò all'arresto di tre persone (poi ai domiciliari) mentre altre sette vennero iscritte nel registro degli indagati. Le accuse, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere per la frode in commercio alla contraffazione di marchio e dell'origine del vino, dalla frode in commercio alla vendita di sostanze non genuine e riciclaggio.
Sulla richiesta di rinvio a giudizio degli indagati al termine dell'indagine denominata Bacco, interviene la Coldiretti. «Questo conferma l'interesse della criminalità per le eccellenze enogastronomiche toscane. Il lavoro di investigatori e magistratura merita l'apprezzamento di tutto il mondo produttivo - dichiara Simone Ciampoli, direttore di Coldiretti Firenze - mette in luce da un lato il valore delle nostre produzioni Doc, Docg e altre indicazioni di qualità, che è così alto da spingere a delinquere; e dall'altro di come sia indispensabile tutelare e controllare il rispetto delle regole, oltre alla capacità di produrre eccellenze». Coldiretti, si legge in una nota, « è impegnata assiduamente a denunciare il fenomeno del made in Italy taroccato, attività illecite o ingannevoli condotte all'estero e pure in Italia. Fenomeno che ha ripercussioni per i produttori, immediate e nel lungo periodo».
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