Gioco
Gli operai coraggiosi bussano al ministero: «I nostri sacrifici non bastano»
Pronti a tagliarsi lo stipendio: «Ma dall’azienda nessun segnale». Servono altri ammortizzatori, Rossi chiede l’apertura di un tavolo. L'amministratore: «Solo cattiva pubblicità»
CASTELFIORENTINO. Il ministro Giuliano Poletti, lunedì 22 gennaio – durante il suo tour nelle aziende del circondario – aveva elogiato i dipendenti della Falegnami, pronti a ridursi l’orario e a tagliarsi lo stipendio pur di evitare la mobilità per 29 colleghi, definendoli «un esempio di solidarietà». Ora la vicenda arriverà direttamente nei suoi uffici, con il presidente della Regione, Enrico Rossi, che ha partecipato all’assemblea dei lavoratori – convocata da Rsu e Fillea Cgil – annunciando la richiesta dell’apertura di un tavolo istituzionale al ministero per seguire la situazione dell’azienda di Castelfiorentino, dopo la decisione della proprietà di licenziare 29 dipendenti sui 65 totali: «Continueremo a seguire la vicenda – ha sottolineato Rossi – e a verificare le possibilità esistenti di finanziamenti o contributi comunitari su progetti». Perché anche nell’ipotesi che la proposta dei lavoratori venga accolta dalla proprietà, si tratterebbe comunque di una soluzione-tampone fino al 31 dicembre 2018.
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Ma il problema, sarebbe soltanto posticipato. Perché di fatto, con le nuove norme introdotte dal Jobs-Act sul fronte degli ammortizzatori sociali, con la stretta sulla durata della cassa integrazione (ora due anni al massimo, estendibili a tre nel quinquennio mobile in caso di contratto di solidarietà), di fatto i lavoratori castellani hanno già finito il “bonus” del quinquennio. E quindi potranno di nuovo accedervi soltanto a partire dal 2020. Quindi, da una parte serve una soluzione su questo fronte (e per questo si bussa al ministero), dall’altra i lavoratori e le istituzioni locali invocano uno sforzo (e una strategia) della proprietà in tema di investimenti in grado di garantire un futuro alla produzione di mobili, dopo che gli ultimi mesi – con il lancio dei nuovi armadi e la partecipazione al Salone del mobile di Milano – non sono mancati i segnali positivi.
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«Questi lavoratori – ha aggiunto Rossi a margine dell’assemblea – lanciano un messaggio fortissimo di unità e di solidarietà all’intera Toscana e di volontà ferma di combattere per il lavoro. Di fronte a uno sforzo così chiaro e netto, c’è la nostra piena disponibilità a dialogare con l’azienda e allo stesso tempo non è possibile che lo Stato non possa e non sappia intervenire a loro sostegno, visto che anche la Costituzione mette il lavoro al centro dell’impegno delle istituzioni».
Ma nel frattempo serve un segnale anche dalla proprietà, per evitare la mobilità, che scatterà il 23 marzo: «L’8 gennaio – scandiscono i lavoratori – l’azienda ha annunciato l’apertura della procedura. Il 12 abbiamo chiesto un incontro e tre giorni dopo abbiamo consegnato la raccolta firme» dei 60 (il 95%) dipendenti che disposti a lavorare part-time a partire da 21 ore settimanali e quindi a stipendio ridotto fino alla metà, a patto che non venga licenziato nessuno: «Ma da allora – puntualizza Marco Benati, segretario della Fillea Cgil – non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Siamo ancora in attesa di un segnale, il dialogo deve riprendere il prima possibile».
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Perché d’altra parte «le bollette e le spese – sottolinea Fiorello Bernardoni, dipendente della Falegnami – aumentano e lo stipendio ci diminuisce. C’è chi deve pagare il mutuo, chi ha figli da mantenere... Che si deve fare? Il governo ci deve dare una mano». Da una parte «ci sono dei posti di lavoro da salvare – aggiunge Alberto Vezzosi della Rsu – ma c’è da pensare anche a garantire un futuro all’azienda». Che dal 1946 è considerata un fiore all’occhiello di Castelfiorentino: «Questa fabbrica – spiega il sindaco Alessio Falorni – è una ricchezza per la zona. Ho fiducia e grande rispetto dell’amministratore Federico Bertini. Non entro nelle scelte aziendali, ma mi limito a fargli presente il punto di vista della comunità, che ha un pezzo di cuore in questa fabbrica». La vicinanza delle istituzioni rafforza la battaglia dei lavoratori: «Gli spazi per salvare l’azienda ci sono – conclude Sergio Luschi della Cgil dell’Empolese Valdels a– e le istituzioni ci hanno ribadito anche in questa sede il loro supporto». Ma serve un piano solido «perché d’altra parte – come è stato sottolineato in assemblea – prima i nostri mobili li compravano il ceto medio e magari anche qualche operaio, che ce la faceva ad arrivarci. Ora i redditi sono crollati e li comprano di bassa qualità ma a minor costo nei megastore».
PARLA L'AMMINISTRATORE
«La rilevanza mediatica che è stata data a questa vicenda, non giova a un’azienda in cerca di rilancio. Anzi, crea forti preoccupazione tra i venditori, i rappresentanti e clienti stessi». L’amministratore della Falegnami di Castelfiorentino , Federico Bertini ribadisce a più riprese che «in questa fase non voglio entrare nella polemica». Lui che è entrato in azione da dipendente nel 1991 e ne è diventato presidente e amministratore, dà una versione diversa rispetto a quella dei sindacati e dei lavoratori: «Abbiamo subito dato la nostra disponibilità alla proposta» di trasformare una parte consistente dei contratti in part-time, «compatibilmente con l’organizzazione della produzione». «C’era una trattativa aperta, con l’apertura della procedura di mobilità settantacinque giorni prima della scadenza degli ammortizzatori sociali, per poi valutare, attraverso una serie di incontri, entro il 23 marzo - conclude Bertini - il numero effettivo di esuberi. Ma tutta questa rilevanza mediatica voluta dal sindacato è controproducente».
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