«Senza Bitossi la nostra Montelupo non sarà più la stessa»
Il cordoglio del sindaco per la scomparsa dell’imprenditore Tanta gente alla camera ardente nella vecchia fabbrica
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MONTELUPO. Un minuto di raccoglimento per rendere omaggio a quello che da sempre era considerato il “babbo di Montelupo”. Così gli operai del gruppo Colorobbia hanno voluto ricordare Vittoriano Bitossi, il patron dell’impero basato sulla ceramica che dalla Valdelsa ha conquistato il mondo rimanendo sempre fedele al lavoro e alla famiglia. Una giornata di lutto, quella di ieri con l’allestimento della camera ardente nella palazzina dove tutto è cominciato, il vecchio stabilimento con gli appartamenti al primo piano in via Gramsci. E proseguirà oggi con i funerali alle 15 nella chiesa di San Giovanni Evangelista nella “sua” Montelupo. Un fiume di gente che salutare quello che per anni è stato il fulcro di tutto da queste parti. Ex operai, attuali dipendenti, amici, conoscenti e gente della cittadina: tutti hanno voluto passare a porgere le condoglianze alla moglie, Maria Luisa Fanciullacci, seduta a lungo a fianco della bara in cui il cavaliere giaceva in abito scuro e cravatta celeste e righe diagonali chiare. Un silenzio avvolgente nella stanza sopra la sua prima fabbrica, quella in cui aveva cominciato a lavorare giovanissimo. Ideale fil rouge col silenzio che ha avvolto lo stabilimento nell’omaggio di chi oggi lavora per una delle aziende più importanti della Toscana.
Un impero, quello del cavalier Vittoriano Bitossi, insignito dell’onorificenza negli anni Novanta a cui si era aggiunta quella di commendatore poco tempo fa, che il 94enne aveva gestito fino a poco prima di andarsene per un malore fatale che lo ha colpito nella sua villa di Botinaccio lasciando nello sconforto i figli Marco e Cinzia e i nipoti Maria Sole, Ginevra, Edoardo, Benedetta, Tommaso e Cosimo, tutti inseriti a vario titolo nelle società del Gruppo. «Fino a una settimana fa ha ricevuto le relazioni dei collaboratori in giro per il mondo», racconta la nipote Maria Sole. «E li datava uno per uno. Ogni venerdì chiamava i suoi referenti nelle varie aziende per sapere come andavano le cose», aggiunge Ginevra. «Era una persona altruista – spiega Edoardo – Ha pensato sempre a far star bene prima gli altri che se stesso. Era un’amante dell’ordine, un uomo carismatico».
«Era innamorato della ceramica, una grande guida per tutti noi», dice Loriano Bocini, marito di Cinzia Bitossi e presidente delle Industrie Bitossi che fa parte del Gruppo Colorobbia (acronimo di Colorificio ceramiche della Robbia del cavalier Guido Bitossi e figli) che fattura 560 milioni con seimila addetti negli stabilimenti sparsi in ventotto paesi. Montelupo, ma anche Fiorano Modenese, dove Bitossi ha aperto aziende a servizio del distretto delle piastrelle, dando il via negli anni Cinquanta a uno sviluppo che ha mantenuto sempre il cuore nella cittadina della Valdelsa, proprio per volontà del cavalier Vittoriano. «Voleva bene a Montelupo – ricorda il medico ortopedico Sergio Cacialli che ogni dieci giorni andava a casa Bitossi – ed ha aiutato tante famiglie. Due anni fa, per un evento, gli chiesi una mano. Lui mi consegnò una lista di persone con cui parlare e poi un foglio con una scritta “ascolta attentamente cosa dice quest’uomo”. Ognuno riconobbero la grafia di quello che chiamavano “babbo”, Vittoriano appunto».
Già, perché Bitossi per Montelupo era questo. «Ha fatto più lui di chiunque altro per le persone che hanno abitato qui. Tutti hanno avuto in famiglia un suo dipendente», spiega Piero Baccetti dopo la visita alla camera ardente. Anche Dino Guerrini, 85 anni e sua moglie Morena Bezzini, escono commossi dalla palazzina di via Gramsci. «Se qualcuno aveva bisogno di comprare casa lui lo aiutava senza problemi», dice lui. «Si comportava con tutti alla stessa maniera – racconta la donna che ha lavorato nella fabbrica come addetta alle pulizie – Era eccezionale».
«La sua morte – ha detto il ministro Luca Lotti, anche lui di Montelupo – è un lutto non solo per l'imprenditoria empolese ma per la comunità di Montelupo. Mancheranno la sua figura di innovatore e la sua capacità di mettere in campo scelte e progetti coraggiosi». Anche la Misericordia di Empoli ha voluto partecipare al dolore per la scomparsa del noto imprenditore: «Il governatore Pier Luigi Ciari, il magistrato, il collegio dei capo guardia, i volontari e la fratellanza si stringono attorno alla famiglia Bitossi in questo difficile momento ed abbracciano in particolare il figlio Marco, governatore della Misericordia di Montelupo». Il sindaco Paolo Masetti ha, invece, detto: «Una perdita enorme per la nostra comunità. Bitossi è il connubio tra un grande uomo e un grande imprenditore. Montelupo non sarà più la stessa senza di lui».
Andreas Quirici
Un impero, quello del cavalier Vittoriano Bitossi, insignito dell’onorificenza negli anni Novanta a cui si era aggiunta quella di commendatore poco tempo fa, che il 94enne aveva gestito fino a poco prima di andarsene per un malore fatale che lo ha colpito nella sua villa di Botinaccio lasciando nello sconforto i figli Marco e Cinzia e i nipoti Maria Sole, Ginevra, Edoardo, Benedetta, Tommaso e Cosimo, tutti inseriti a vario titolo nelle società del Gruppo. «Fino a una settimana fa ha ricevuto le relazioni dei collaboratori in giro per il mondo», racconta la nipote Maria Sole. «E li datava uno per uno. Ogni venerdì chiamava i suoi referenti nelle varie aziende per sapere come andavano le cose», aggiunge Ginevra. «Era una persona altruista – spiega Edoardo – Ha pensato sempre a far star bene prima gli altri che se stesso. Era un’amante dell’ordine, un uomo carismatico».
«Era innamorato della ceramica, una grande guida per tutti noi», dice Loriano Bocini, marito di Cinzia Bitossi e presidente delle Industrie Bitossi che fa parte del Gruppo Colorobbia (acronimo di Colorificio ceramiche della Robbia del cavalier Guido Bitossi e figli) che fattura 560 milioni con seimila addetti negli stabilimenti sparsi in ventotto paesi. Montelupo, ma anche Fiorano Modenese, dove Bitossi ha aperto aziende a servizio del distretto delle piastrelle, dando il via negli anni Cinquanta a uno sviluppo che ha mantenuto sempre il cuore nella cittadina della Valdelsa, proprio per volontà del cavalier Vittoriano. «Voleva bene a Montelupo – ricorda il medico ortopedico Sergio Cacialli che ogni dieci giorni andava a casa Bitossi – ed ha aiutato tante famiglie. Due anni fa, per un evento, gli chiesi una mano. Lui mi consegnò una lista di persone con cui parlare e poi un foglio con una scritta “ascolta attentamente cosa dice quest’uomo”. Ognuno riconobbero la grafia di quello che chiamavano “babbo”, Vittoriano appunto».
Già, perché Bitossi per Montelupo era questo. «Ha fatto più lui di chiunque altro per le persone che hanno abitato qui. Tutti hanno avuto in famiglia un suo dipendente», spiega Piero Baccetti dopo la visita alla camera ardente. Anche Dino Guerrini, 85 anni e sua moglie Morena Bezzini, escono commossi dalla palazzina di via Gramsci. «Se qualcuno aveva bisogno di comprare casa lui lo aiutava senza problemi», dice lui. «Si comportava con tutti alla stessa maniera – racconta la donna che ha lavorato nella fabbrica come addetta alle pulizie – Era eccezionale».
«La sua morte – ha detto il ministro Luca Lotti, anche lui di Montelupo – è un lutto non solo per l'imprenditoria empolese ma per la comunità di Montelupo. Mancheranno la sua figura di innovatore e la sua capacità di mettere in campo scelte e progetti coraggiosi». Anche la Misericordia di Empoli ha voluto partecipare al dolore per la scomparsa del noto imprenditore: «Il governatore Pier Luigi Ciari, il magistrato, il collegio dei capo guardia, i volontari e la fratellanza si stringono attorno alla famiglia Bitossi in questo difficile momento ed abbracciano in particolare il figlio Marco, governatore della Misericordia di Montelupo». Il sindaco Paolo Masetti ha, invece, detto: «Una perdita enorme per la nostra comunità. Bitossi è il connubio tra un grande uomo e un grande imprenditore. Montelupo non sarà più la stessa senza di lui».
Andreas Quirici
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