Gioco
Minorenne picchiato a sangue sul treno dalla baby-gang
All’arrivo ad Empoli i due aggressori sono scappati attraversando i binari: identificati dopo l'analisi delle immagini delle telecamere installate sul treno
4 MINUTI DI LETTURA
EMPOLI. Due giovani denunciati per aver picchiato a sangue un loro coetaneo, offendendolo con frasi razziste, a bordo di un treno. L'episodio risale al 23 dicembre scorso, intorno alle 16, quando il centro operativo compartimentale allertava gli agenti per una aggressione ad un ragazzo minore degli anni 18 a bordo di un treno regionale 23384. All’arrivo del treno gli agenti del reparto operativo di Santa Maria Novella sono andati incontro alla vittima, accompagnata da alcuni suoi amici e da una viaggiatrice che avevano assistito all’aggressione ed erano intervenuti per allontanare i due aggressori.
Negli uffici di polizia il ragazzo è stato soccorso da personale del 118; presentava contusioni al volto e all’arcata sopracciliare destra ed era in evidente stato di choc; è stato accompagnato dal personale sanitario all’ospedale di santa Maria Nuova per le cure del caso, dove veniva trattenuto sino a tarda notte.
Il gruppo di amici, tutti compagni di scuola (eccetto il testimone maggiorenne), aveva deciso di fare una gita in treno a Firenze. Subito dopo essere saliti, due ragazzi di 14 e 17 anni - residenti nel Comprensorio del Cuoio - si sono avvicinati alla vittima, di nazionalità cinese, e hanno iniziato a molestarlo; il ragazzo inizialmente ha fatto finta di nulla e ha continuato a camminare lungo il corridoio quando improvvisamente uno dei due l'ha afferrato da dietro mentre l’altro l'ha colpito con un pugno. I due aggressori hanno quindi continuato a colpire il ragazzo a terra con calci e nel fare ciò lo offendevano con frasi razziste, e solo grazie a due ragazzi senegalesi (che viaggiavano per conto proprio) e ad un amico della vittima - che ha chiamato il 113 - i due malviventi hanno desistito dalla loro immotivata violenza.
All’arrivo ad Empoli i due aggressori sono scappati attraversando i binari. La sera stessa dell’aggressione i ragazzi nel fare ritorno a casa con il treno, per pura sfortuna ritrovavano i due malviventi che iniziavano ad inveire contro di loro minacciandoli poiché avevano chiamato la polizia, esigendo da loro di vedere i loro telefoni per esaminare la cronologia delle telefonate. Solo l’intervento dei genitori ha evitato il peggio, spaventando oltremodo i ragazzi.
L’atteggiamento posto in essere dai due ragazzi è il tipico modus operandi delle baby gang, ovvero la forza del numero, la violenza nei confronti di coetanei ritenuti più deboli e il desiderio di primeggiare nei loro confronti.
La polfer – vista la gravità della situazione che vedeva coinvolti ragazzi minori - provvedeva a bloccare, e quindi acquisire con personale specializzato - le immagini a bordo del treno Vivalto in questione e dopo aver visionato le immagini, ricostruiva i fatti e riconosceva i due aggressori ripresi chiaramente in volto, permettendo agli agenti di identificarli senza alcun dubbio poiché noti per altri fatti criminosi dagli stessi commessi.
I due ragazzi - già noti alle forze dell'ordine - sono soliti commettere reati in gruppo, facendo valere la superiorità numerica ed attaccando la vittima prescelta solo se isolata; inoltre facendosi forza della paura che incutano ai loro coetanei, per la loro appartenenza al gruppo, o meglio alla gang, cercano di far desistere la vittima a denunciare i fatti, facendo cosi leva sull’omertà indotta dalla paura.
Vista la gravità dei fatti il procuratore del tribunale di Firenze per i minorenni, dottor Sangermano, sensibile a questa problematica giovanile e per troncare sul nascere altre emulazioni ed altri atteggiamenti da gang, delegava e coordinava la Polfer Toscana per procedere alla perquisizione dei due soggetti e quindi ai successivi provvedimenti che verranno adottati.
I due ragazzi, denunciati per i reati di lesioni personali in concorso a valenza razzista e violenza privata aggravata, hanno alle spalle vite difficili; agli stessi piace vivere di espedienti vantandosi delle proprie scorribande con i coetanei. Tra le immagini che fanno più pensare, vi è quella dei due aggressori che ridono visibilmente soddisfatti del pestaggio appena fatto.
Ma, il loro sentirsi invincibili e il loro sorriso, è stato spento dagli stessi agenti che hanno raccolto la denuncia e le testimonianze dei fatti, (unitamente a personale della polizia di Stato della procura per i minori), in pochi secondi questi invincibili sono tornati ad essere dei ragazzini bisognosi di aiuto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
