Il Tirreno

Empoli

«Marco non ti scorderemo» In 500 all’addio

di Marco Pagli
«Marco non ti scorderemo» In 500 all’addio

Chiesa e piazza stracolma a Santa Maria per il ristoratore morto per il monossido 

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FUCECCHIO. La città di Empoli ha tributato il proprio cordoglio per la scomparsa di uno dei suoi figli. Oltre cinquecento persone ieri mattina hanno voluto dare l’ultimo saluto a Marco Alderighi, il 40enne che lunedì scorso è deceduto a causa delle esalazioni da monossido di carbonio nella sua casa in Garfagnana. Un saluto silenzioso e presente che si è impossessato della chiesa di Santa Maria a Ripa e che è strabordato nel piazzale fino a riempirlo. Non c’era spazio per muoversi, solo per partecipare all’enormità di un dolore impossibile da sopire. A riempire quello spazio c’era un’intera comunità, una rete fittissima di relazioni intessute durante una vita interrotta troppo presto. C’erano i familiari, la madre e il padre, il fratello Simone e la compagna Caterina, nella prima fila di fronte all’altare. C’erano i soci e i colleghi, privati di un pezzo della propria storia personale. Gli amici di una vita e quelli di un giorno. I compagni di squadra, tanti, testimoni di una passione – quella per il calcio – che ha accompagnato Marco fino alla fine. Vari amministratori, che nei giorni scorsi avevano fatto appello alla cittadinanza a partecipare alla cerimonia. Molti negozianti del centro, legati a Marco e alla sua Osteria 30, che hanno tenuto chiusi i propri esercizi la mattina. «La partecipazione di tutta la cittadinanza a questo momento – ha scandito don Guido Engels, proposto della Collegiata di Empoli che ha officiato la cerimonia, durante l’omelia – è un segnale bellissimo. Marco era un mio parrocchiano e l’ho conosciuto direttamente. Il lavoro a cui aveva dedicato la vita era servire gli altri, una vera e propria arte e il più nobile degli impegni, che tutti dovremmo imparare a fare nella nostra quotidianità. Sono convinto che nel suo viaggio troverà Gesù pronto a fargli da cameriere e a ricambiarlo di quanto fatto in terra. Ma la nostra preghiera si rivolge anche a Michele, affinché riesca a superare questo momento difficile».

Michele Di Giovanni, che era insieme a Marco nella casa di San Pellegrino in Alpe e che è stato soccorso in fin di vita lunedì, si trova infatti ancora in rianimazione a Cisanello e le sue condizioni rimangono stazionarie. I due, insieme ad altri soci, avevano costituito una brigata e allo stesso tempo un gruppo di amici, protagonisti di realtà imprenditoriali affermatissime come Green Stage, Zenzero, per arrivare a quell’Osteria 30 alla porta della quale sono stati lasciati fiori e pensieri. E proprio quella brigata, capace di aggregare e di coinvolgere una clientela sempre più ampia, ha affidato alla voce dolce di un’amica una lettera toccante, letta dall’altare alla fine della cerimonia. «Non ci sono parole per quanto accaduto – le parole scritte da Sandro, Michele, Fabio e Tommaso – siamo rimasti tutti senza fiato. Undici anni fa una coincidenza ti aveva salvato da un’esperienza simile, ma questa volta non c’è stato niente da fare. Quante risate e quanti momenti belli abbiamo condiviso. Ora restano solo le parole. Nel 1998 la nostra amicizia diventò simbiosi e nel 2007 si arricchì ulteriormente. Poi nel 2010 ponemmo un’altra pietra del nostro percorso, che purtroppo si è interrotto. Un giorno ci riabbracceremo. Noi non ti dimenticheremo mai». La salma di Marco è stata tumulata a Ponte a Elsa.

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