Il dolore
Fucecchio-Santa Croce, un derby che è infinito
Amarcord e lotte di campanile in vista della sfida al Corsini tra i cugini diversi. Dal portiere scortato alla sciarpa dei biancorossi al collo di Montanelli. Alla vigilia del derby, ecco la storia di una rivalità iniziata per questioni di confine
FUCECCHIO. Concerie contro calzaturifici, pelli contro “cispie”, don Backy contro Montanelli: il derby di domenica 21 gennaio, fra Fucecchio e Cuoiopelli, è questo e molto altro. Due campanili, che nel medioevo si sono fatti la guerra (quella vera) e che oggi sono accomunati da tanti particolari, ma affezionati ad altrettanti distinguo.
Le due squadre sono in condizioni decisamente opposte: la Cuoio è prima – in Eccellenza – mentre il Fucecchio è penultimo. Entrambe, per motivi differenti, devono fare punti. Ma questo è il fronte calcistico, che avrà il suo vincitore. Dietro il derby, però, c’è tanto altro, anche se è necessaria una premessa, prima di raccontare la storica inimicizia fra i cugini “cispiosi” e “pellai”. «Nel 1252 – racconta lo storico Alberto Malvolti – nacque Santa Croce sull’Arno, come castello. La nuova realtà si voleva espandere e questo collideva con gli interessi fucecchiesi: Santa Croce e Fucecchio si “litigavano” la via Francigena, che fu fatta passare anche da Santa Croce, visto che garantiva importanti traffici commerciali. Poi si arrivò alla guerra vera e propria, nel 1281: le ostilità scoppiarono per i confini e la battaglia si disputò a San Pierino, con la vittoria dei fucecchiesi. A quei tempi dominava Lucca, che fece da mediatrice e così vennero stabiliti i nuovi confini, che sono alla fine quelli di oggi».
Storicamente, la guerra è stato il punto più cruento della rivalità fra i cugini: nei secoli a seguire, al massimo, c’è stata qualche scazzottata. Ma i due Comuni hanno continuato a crescere, intrecciati ma intimamente divisi: a Fucecchio ci sono le concerie, a Santa Croce pure; tanti fucecchiesi lavorano dai “cugini”; entrambi i territori sono oggetto di forte immigrazione straniera, dall’Africa (Santa Croce) e dalla Cina (Fucecchio). Poi a Fucecchio c’è il Palio, a Santa Croce il carnevale; infine i due Comuni hanno “in comune” la piscina, che si trova a Santa Croce. Territori che si incrociano in via delle Confina e sulla provinciale Fiorentina, in cui c’è l’orgoglio paesano, di essere santacrocesi e non fucecchiesi (e viceversa). Tutto questo non poteva non ripercuotersi nel calcio, soprattutto quest’anno che il Fucecchio è tornato in Eccellenza ed ha incontrato di nuovo la Cuoiopelli dopo 18 anni.
Oggi il confronto è sentito, ma la decade del 1970 è quella degli “anni ruggenti” del derby: la scazzottata ci scappava spesso e qualche giocatore fu costretto ad uscire dallo stadio coi carabinieri. Per non parlare dello sgarbo storico dei santacrocesi ai fucecchiesi: nel 1978 – con la Cuoio che torna in D – i biancorossi organizzano una spedizione notturna, nella quale mettono al collo una sciarpa della Cuoiopelli alla statua Giuseppe Montanelli, il “Caalibri”. Un gesto che non fu esattamente preso bene a Fucecchio e che – ancora oggi – rimane negli annali. «Ci fu tensione fra i Comuni – racconta Adamo Puccini, storico dirigente biancorosso – anche perché la sciarpa non veniva via, servì praticamente un’autoscala per toglierla». Quegli anni 70 “da urlo” li ha vissuti anche Mauro Marchi, ex mister e giocatore dei bianconeri: «Nel 1974 pareggiammo 1-1 a Santa Croce, al termine di un match duro. Sul finale di match io, che giocavo da libero, atterrai l’attaccante avversario lanciato in porta; non fui espulso, perché non c’era il fallo da ultimo uomo. Ma il pubblico avversario non la prese bene. Mi ricordo anche che in un’occasione, a Fucecchio, il portiere della Cuoiopelli fu costretto ad uscire coi carabinieri, dopo aver fatto un gestaccio ai tifosi bianconeri. Erano “guerre”, gli stadi erano pieni: oggi è diverso».
Ma i campi di Fucecchio e Santa Croce sono stati calcati anche da giocatori o allenatori noti a livello nazionale. Renzo Ulivieri, oggi presidente dell’Asso Allenatori, si ricorda bene quegli anni: «In tre chilometri di distanza, la mentalità cambiava, così come le caratteristiche dei giocatori. Mi ricordo fucecchiesi più tecnici e santacrocesi più fisici, ci furono grandi giocatori. Sono anni che ricordo con un po’ di malinconia, perché sono quelli della mia gioventù». Ulivieri, prima di spiccare il volo, ha fatto la gavetta nel calcio minore di zona, anche a Fucecchio e Santa Croce. Un percorso simile a quello del fucecchiese Riccardo Cenci, un passato in serie A con la Lazio ed esperienze da giocatore ed allenatore alla Cuoio (e da dirigente al Fucecchio): «Quando ero piccolo andavo allo stadio e la scazzottata non era rara, ma finiva lì, non si andava oltre e non si infieriva. Rientrava in un clima particolare, dell’epoca. Oggi mi auguro che il Fucecchio colga l’occasione per rialzarsi, magari vincendo il derby, sarebbe una “super medicina”. A volte in queste partite i valori si annullano e non vince la favorita, anche se la Cuoiopelli parte innegabilmente coi favori del pronostico». Cenci si è recentemente dimesso dal ruolo di direttore tecnico proprio del Fucecchio, ma il legame affettivo rimane.
Poi c’è la cronaca: nei giorni scorsi – sulla mura esterne del Masini – è comparsa una scritta eloquente, “A Fucecchio non venite”. La società bianconera ha preso le distanze, invitando i cugini a gremire la tribuna del Corsini: «La società si dissocia da ogni comportamento antisportivo posto in essere da chicchessia in relazione all’incontro di calcio in programma domenica al Corsini contro la Cuoiopelli. L’Ac Fucecchio, anzi, auspica che il tanto atteso derby rappresenti l’occasione per vivere una splendida giornata di sport insieme ed invita tutti i cittadini fucecchiesi e santacrocesi a recarsi allo stadio per riscoprire il gusto di un sano spirito di campanilismo che tanto ha caratterizzato i nostri paesi in passato e che nessuno vorrebbe mai vedere svanire con il passare degli anni».
Un derby, insomma, ma anche una giornata di sport: «Spero sia una festa dello sport – ha sottolineato l’assessore delegato del Comune di Santa Croce Piero Conservi – gli sfottò vanno bene, in un clima però di amicizia. Quella scritta andava giustamente stigmatizzata, come è stato fatto».
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