Il Tirreno

Empoli

della brigata lavagnini 

Si riabbracciano dopo venti anni

Si riabbracciano dopo venti anni

Sono William Lucchesi e Marino Pedani che domenica presenterà un libro  

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EMPOLI. Ieri mattina il palaexpo è stato anche luogo di incontri e lacrime. Due ex partigiani della brigata Spartaco Lavagnini, William Lucchesi e Marino Pedani, si sono ritrovati dopo venti anni e l’emozione è stata forte. Hanno condiviso anni di lotta, hanno visto morire compagni accanto a loro, colpiti dalle mitragliatrici tedesche o impiccati. E ieri i due ultranovantenni si sono riabbracciati. Entrambi visibilmente emozionati, ma ancora straordinariamente capaci di raccontare cosa li spinse a scegliere la strada della clandestinità. «Avevo sedici anni - racconta Pedani - quando decisi di unirmi ai partigiani. Già conoscevo gli scritti dei fratelli Rosselli e poi il nonno di mio padre era partito con Garibaldi e aveva fatto la spedizione con i Mille». «Io ho cominciato a Lugo di Romagna nella settima brigata Gap- aggiunge Lucchesi - perché ero stufo di essere picchiato dai fascisti. Non accettavano che avessi un nome inglese, mi chiamavano Romano ma io non rispondevo a un nome che non era il mio. E allora erano botte». Poi Lucchesi si unì alla Spartaco Lavagnini dove conobbe Pedani.

Tra l’altro quest’ultimo, che ha fatto sempre il contadino e dalla provincia di Siena si è poi trasferito a Vinci, ha scritto un libro di memorie che verrà presentato domenica 21 al teatro della Misericordia di Vinci (alle 16). Il titolo è “Come lucciole nel grano d’estate” (edito dall’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Pistoia).

In platea anche Maria Pia Bianconi, che mostra orgogliosa la foto di suo marito Lamberto Innocenti, partigiano vinciano, un altro eroe dell’antifascismo. Che lei, all’epoca fidanzata, credeva morto: «Nel ‘44 lo presero i tedeschi nel bosco e lo fecero prigioniero all’Abetone. Riuscì a scappare da una finestra, facendosi male ai piedi. Un contadino del posto lo curò e poi riuscì a tornare a casa. Ma il 13 febbraio 1945 ripartì con i Volontari per la libertà: lo catturano di nuovo i tedeschi. Poi i suoi compagni tornarono e lui no. Tutti lo davano per morto: io mi vestii a lutto per venti giorni. L’8 maggio lo vedemmo arrivare a casa. Il 12 ci sposammo».

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