La manifestazione
Prete-operaio scrive un libro e festeggia i 60 anni in carcere - Foto
Agostinelli raccoglie fondi per il Movimento Shalom con la “Cena galeotta”: «È un modo per stare insieme agli ultimi». Poi il bis con i parrocchiani a Cerreto Guidi
CERRETO GUIDI. Don Donato Agostinelli fa 60 anni e…si fa un regalo speciale. L’arciprete di Cerreto Guidi, il 26 gennaio, spegnerà 60 candeline, in una maniera tutta particolare: lo farà nel carcere di Volterra, dove i detenuti cucineranno, insieme ad uno chef stellato, per quella che viene ribattezzata “cena galeotta”; questo per raccogliere fondi, a sostegno dei progetti del Movimento Shalom, di cui don Donato fa parte. E – nella stessa serata – presenterà il libro che racconta la sua vita, dal titolo “Don Dò”, come lo chiamano spesso a Cerreto Guidi (e come sta scritto sul suo casco da cantiere). Nel libro di e con “Don Dò” si susseguono testimonianze e aneddoti, da parte di chi ha conosciuto Agostinelli lungo gli anni.
Basterebbero già questi particolari per descrivere un parroco diverso dagli altri, profondamente inserito nella società cerretese e spesso lontano dai cliché del mondo ecclesiastico. Ieri, quando lo abbiamo incontrato nella chiesa di Streda (a Vinci), non indossava l’abito talare ma pantaloni da lavoro, caschetto e scarpe antinfortunistica, perché la piccola chiesa sulle colline vinciane è in fase di ristrutturazione. È lo stesso don Donato che va a comprare la vernice per imbiancare e che – quando a Stabbia si scatenò il tornado – si mise a tagliare con la motosega gli alberi caduti, per liberare l’area davanti alla chiesa stabbiese. Un prete in moto perpetuo, per farla breve.
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Ad accompagnarlo ci sono sempre due cani, che stravedono per lui: il pastore tedesco Ruth – più timida – e Mia, un incrocio fra border collie e labrador, due cani femmina che si cercano l’una con l’altra. Entrano ed escono dal furgone dell’arciprete quando don Donato glielo dice, anche se non disdegnano di “sgraffignare” le gallette di riso che ci sono in chiesa.
«Sono spettacolari», racconta don Donato. È tutto il contesto che don Agostinelli si è creato attorno a renderlo “non convenzionale”: già il fatto di scrivere un libro – insieme al suo amico Giampaolo Grassi – con le testimonianze di chi l’ha conosciuto negli anni, è un qualcosa di significativo e raro. Anche perché, fra foto e testo, si arriva a 150 pagine.
«Lo presenterò il giorno del compleanno, in carcere – racconta – insieme alle persone che vorranno venire. Tutto nasce per raccogliere fondi a favore di Shalom, di cui seguo i progetti da tempo, andando anche in Africa. Perché lì – quando ci vai – riscopri la bellezza di vivere. Gli africani sono un’esplosione di vita. In Uganda, ad esempio, ad aprile andremo a realizzare la “Pizzeria Shalom”, dove un giovane studente di architettura, appassionato di cucina, si metterà al forno a fare le pizze, insegnando anche agli altri. Lo facciamo per aiutare chi è in difficoltà a stare meglio nella propria terra, che è poi quello che dovrebbero fare gli Stati». Ma questo è ciò che il prete – nativo di San Bartolomeo in Galdo (Benevento) – fa e rappresenta al di fuori di Cerreto (e dell’Italia).
È allo stesso modo interessante e curiosa la scelta di festeggiare in carcere un compleanno e non uno dei tanti, il sessantesimo: «È un modo anche per stare insieme agli ultimi – racconta – quando mi hanno proposto questa idea ho subito detto di sì. Perché alla fine là dentro ci sono esseri umani, il carcere deve essere redentivo, deve permettere a queste persone di avere anche un futuro, dopo aver scontato la pena».
Poi, due giorni dopo, cioè il 28 gennaio, sarà anche Cerreto a festeggiare don Donato, prima alla messa, poi a pranzo alla palazzina dei cacciatori e infine con un concerto, alla sera. Una sorta di “don Donato day”, insomma.
La gente di Cerreto si è mobilitata per fargli un regalo, anche se il parroco non chiede niente per sé: «Non ho bisogno di niente di materiale, chi vuole potrà darci una mano – lasciando un’offerta – a contribuire ai progetti del Movimento. Mi fa comunque piacere che la gente tenga a me e a me piace stare con loro e lavorare assieme. Cerreto è un paese vivo: abbiamo il Palio, l’infiorata, i presepi, la notte di Isabella e tanto altro ancora».
È evidente il radicamento del “don” nel movimento Shalom, fondato da monsignor Andrea Pio Cristiani. Don Donato, prima di “piombare” a Cerreto, si è fatto le ossa nel pisano: dopo esser stato ordinato prete il 22 marzo 1986 dal vescovo di San Miniato, monsignor Paolo Gizzoni, Agostinelli è stato parroco a Parlascio, Colle Montavino e Ceppato, frazioni di Casciana Terme. Poi, dal 1987 al 1995, è stato cappellano di Ponsacco, per arrivare a metà anni 90 a Cerreto Guidi.
Nativo del beneventano, è arrivato in Toscana poco prima del drammatico alluvione di Firenze, nel 1966. La scoperta della vocazione, “l’approdo” nel Movimento Shalom e l’arrivo a Cerreto: tappe fondamentali di un’esistenza sempre di corsa, come racconta lo stesso parroco. Don Donato, poi, ha in comune con la gente del luogo – di cui è parroco dal 1995 – una passione: quella per la bici, scoperta quando Agostinelli aveva dei problemi alle ginocchia. E qui il cerchio si chiude, con un particolare simpatico: «Quando vado in bici con gli amici, prima della chiesa di Santa Liberata io scatto, perché devo arrivare prima io (sorride ndc). È successo che qualcuno provasse a venirmi dietro, ma gli amici gli hanno fatto qualche urlaccio; non sapeva che davanti alla chiesa devo transitare per primo io. Se ci fosse stato il municipio in cima alla salita – scherza – sarebbe toccato al sindaco alzarsi sui pedali».
A margine di questo “ritratto” dell’arciprete di Cerreto Guidi, emerge come quest’uomo sia fuori dagli schemi, che non si faccia problemi a sporcarsi le mani, nel senso di lavorare nel cantiere della chiesa che sta partecipando a restaurare. O come non si faccia mancare un giro in bici con gli amici, per poi scattare davanti alla pieve di Santa Liberata, nel centro di Cerreto. Senza dimenticare le esperienze in Africa, che Agostinelli consiglia, per liberarsi da una certa “pesantezza d’animo”. E per sorridere alla vita ogni giorno, un po’ come fa don Donato, il prete “sempre di corsa”.
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