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Empoli

«Il fascismo non è finito, lottiamo contro i rigurgiti»

«Il fascismo non è finito, lottiamo contro i rigurgiti»

L’appello degli ex partigiani ai ragazzi tra ricordi e grande commozione La presidente Aned: «Non dovete astenervi dalla politica, bisogna partecipare»

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EMPOLI. Sono in prima fila con i fazzoletti al collo delle associazioni di ex deportati ed ex partigiani. Qualcuno porta anche quello della brigata a cui apparteneva. Qualcuno, invece, ha appuntato sulla giacca tre o quattro medaglie. Tutti hanno oltre 90 anni e nonostante la loro capacità di movimento abbia qualche esitazione, non è così per la loro lucidità nel ricordare le loro lotte, i loro ideali. E con la volontà di passarli agli studenti delle superiori che siedono nel mezzo del palaexpo stracolmo di gente.

I loro racconti portano la platea in una dimensione inimmaginabile nel nostro presente che, però, come ha detto anche la sindaca Brenda Barnini, «viene raccontata con estrema semplicità, come se quello che hanno fatto fosse normale». Vieri Tani, di Empoli, ricorda la sua partenza come volontario della Libertà nel febbraio del 1945 «perché eravamo stanchi di dormire la notte nei campi e avevamo la rabbia dentro per tutto quello che avveniva e che non ci piaceva». Anche se avevano scelto di partire e di combattere sulla linea Gotica, ricordano ancora la paura che li accompagnava nelle giornate. «Ci aiutava solo il fatto che eravamo giovani», aggiunge Tani.

«Avevo 15 anni – inizia a raccontare Dario Del Sordo, 89 anni – quando decisi di andare con i partigiani stimolato da alcuni amici e senza avvertire i miei genitori. Arrivai sul monte delle Cornate (in provincia di Grosseto) con il compito di rifornire le brigate partigiane. Mi dettero un cavallo, di giorno ci nascondevamo e di notte si camminava». E poi ancora racconta l’assalto a una caserma dei carabinieri in quella zona per portare via le armi. Ai ricordi delle battaglie, aggiunge quelli personali. «Non avevo mai visto il mare e dall’alto della montagna mi sembrava di vederlo. Ma i compagni mi dissero che era solo nebbia». E infine lancia un messaggio agli studenti: «Sono stato per trenta anni dirigente sportivo e vi dico di fare sport ma ricordatevi che lo studio deve andare avanti a tutto».

L’importanza di conoscere, di sapere è il tema che torna anche nei ricordi di una ex deportata e presidente nazionale dell’Aned, Vera Michelin Salomon, 94 anni, arrestata a Roma dalle Ss perché faceva parte del partito comunista, poi portata a Regina Colei e deportata a Dachau (a differenza di molti suoi compagni che vennero fucilati alle Fosse Ardeatine). «La scuola fascista non insegnava niente e a Roma incontrai le idee antifasciste che mi formarono». «La mia testimonianza – ha detto ancora – è sempre rivolta ai giovani per convincerli a occuparsi di politica perché non è una cosa sporca. Non è astenendosi dalla partecipazione che si diventa grandi. Solo portando i propri desideri, si arriva poi alla discussione e al cambiamento».

A rivolgersi ai giovani è anche Rolando Fontanelli, 94 anni, che il 13 febbraio 1945 partì con i volontari per la Liberazione. «Ai ragazzi dico – spiega mani in tasca, sguardo sorridente e comunicativo e senza dimostrare assolutamente la sua età – il fascismo non è ancora finito, dobbiamo combattere contro i rigurgiti. E questo lo si può fare solo con la democrazia. Quando si nasce siamo tutti uguali. E poi è importante la voglia di libertà».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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