Sicurezza
Empoli, esempio per l’Italia
di Lucia Aterini e Francesco Turchi
Il ministro dell’interno: «Quello che noi siamo lo si deve a questa Storia»
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EMPOLI. In prima fila ci sono gli «straordinari eroi democratici, che hanno avuto il coraggio di rappresentare un punto di vista diverso, quando il fascismo era più forte». Alle loro spalle una generazione di ragazzi chiamati a non disperdere un immenso patrimonio di libertà e democrazia conquistato dai “nonni” della città. Che si commuovono quando il ministro dell’interno Marco Minniti appunta la medaglia d’oro al merito civile sul gonfalone di Empoli e – simbolicamente – sul petto di tutti gli empolesi. Che idealmente erano lì, al palaexpo, a intonare l’inno di Mameli insieme a centinaia di studenti, cittadini e autorità e ai protagonisti della Liberazione, che vedono riconosciuti formalmente quei sacrifici che già avevano fatto di Empoli la capitale morale dell’antifascismo (appellativo riconosciuto nel 1964 da parte del Consiglio regionale della Resistenza), come sottolineato dallo stesso ministro: «Quando ho mosso i primi passi in politica, negli anni Settanta a Reggio Calabria, Empoli e la Valdelsa erano un punto di riferimento di democrazia e libertà. Se mi avessero detto che un giorno sarei venuti qui a consegnare questa medaglia, non ci avrei creduto. Per questo provo un’emozione straordinaria». Poi Minniti si rivolge ai giovani in platea: «Mai astenersi dall’impegno politico, ognuno con le proprie idee anche quelle più diverse, più differenti dalle nostre. Astenersi significa lasciare che altri decidano per noi. La forza e la bellezza della democrazia sta nel fatto che ognuno può mettere il proprio tassello nella decisione collettiva. Questa medaglia non è importante solo per la città ma per l’Italia, perché viene concessa per un impegno storico contro il fascismo, per la rinascita del nostro Paese. Se l’Italia oggi quello che è, con tutte le sue contraddizioni e tutti i suoi limiti, e tuttavia con la forza del Paese saldamente democratico, straordinariamente libero, capace di rispettare i diritti e di avere a cuore i doveri verso una comunità, lo si deve a questa storia. Diciamo con forza “mai più a un sonno della ragione in Europa”».
La sindaca Brenda Barnini ha invece aperto il suo intervento citando l’indimenticato primo cittadino Mario Assirelli: «Come diceva lui in nessun’altra località come nella nostra città era conosciuto il Tribunale speciale e le isole di confino, dove centinaia di lavoratori erano stati condannati. E in effetti sono davvero numeri impressionanti: quasi 300 sentenziati dal Tribunale speciale condannati a 777 anni di carcere e 365 anni di confino, 56 deportati nei campi di sterminio nazisti e 116 in totale con i comuni di Vinci, Capraia e Limite, Montelupo, Cerreto e Fucecchio». Sottolineando poi di non essere altro che «l’ultima in ordine temporale di una lunga schiera di amministratori che ha lavorato per tenere acceso quel fuoco di coscienza civica e politica».
La medaglia «verrà affissa anche «per onorare la memoria dei deportati e caduti nei campi di concentramento, il coraggio e la generosità dei partigiani, la forza e l’amore verso gli ideali di democrazia e libertà che portarono 500 giovani a partire da Empoli già liberata per liberare altre città, per ricordare le centinaia di morti e feriti nei 37 attacchi aerei che devastarono Empoli dal 26 dicembre del 1943 al luglio del 1944, per ricordare i 29 concittadini civili e innocenti fucilati per rappresaglia in Piazza Ferrucci. Per tutti noi invece deve rappresentare qualcosa di grande. Un monito ad essere quotidianamente all’altezza di quella splendente coscienza di popolo che fece di Empoli un luogo di rinascita culturale e morale anche dopo la guerra».
Con una puntualizzazione: «È un giorno grande per la storia di Empoli, per la nostra identità, è il giorno del riconoscimento per tutta la comunità: non è una storia di parte è la storia di tutti e non va tirata per la giacca o utilizzata nella contesa politica: è la matrice del nostro Dna». Ed è vietato abbassare la guardia, guardare quella medaglia esclusivamente come un trofeo in bacheca: «Abbiamo conosciuto proprio la scorsa estate episodi gravi di offesa alla memoria della città, quando qualcuno ha sfregiato con una svastica la lapide all’ex Vetreria Taddei che ricorda i nomi dei deportati nell’8 marzo del 1944. Dopo quell’episodio in molti hanno chiesto di sorvegliare il monumento con telecamere. Ma nessuna videosorveglianza potrà metterci al riparo dal decadimento delle coscienze. Nessun controllo potrà sostituire la responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti di un compito come quello della conoscenza e della trasmissione della memoria». Un concetto ribadito in una nota dal ministro dello sport Luca Lotti: «La medaglia d’oro al Merito civile serve a ricordare a ciascuno di noi il valore, il coraggio e la determinazione della gente di Empoli nel rispondere a testa alta alla violenza. La nostra risposta, ma soprattutto la risposta di voi ragazzi – ha scritto rivolgendosi agli studenti – deve essere quella di conservare, custodire e proteggere il valore della memoria».
La sindaca Brenda Barnini ha invece aperto il suo intervento citando l’indimenticato primo cittadino Mario Assirelli: «Come diceva lui in nessun’altra località come nella nostra città era conosciuto il Tribunale speciale e le isole di confino, dove centinaia di lavoratori erano stati condannati. E in effetti sono davvero numeri impressionanti: quasi 300 sentenziati dal Tribunale speciale condannati a 777 anni di carcere e 365 anni di confino, 56 deportati nei campi di sterminio nazisti e 116 in totale con i comuni di Vinci, Capraia e Limite, Montelupo, Cerreto e Fucecchio». Sottolineando poi di non essere altro che «l’ultima in ordine temporale di una lunga schiera di amministratori che ha lavorato per tenere acceso quel fuoco di coscienza civica e politica».
La medaglia «verrà affissa anche «per onorare la memoria dei deportati e caduti nei campi di concentramento, il coraggio e la generosità dei partigiani, la forza e l’amore verso gli ideali di democrazia e libertà che portarono 500 giovani a partire da Empoli già liberata per liberare altre città, per ricordare le centinaia di morti e feriti nei 37 attacchi aerei che devastarono Empoli dal 26 dicembre del 1943 al luglio del 1944, per ricordare i 29 concittadini civili e innocenti fucilati per rappresaglia in Piazza Ferrucci. Per tutti noi invece deve rappresentare qualcosa di grande. Un monito ad essere quotidianamente all’altezza di quella splendente coscienza di popolo che fece di Empoli un luogo di rinascita culturale e morale anche dopo la guerra».
Con una puntualizzazione: «È un giorno grande per la storia di Empoli, per la nostra identità, è il giorno del riconoscimento per tutta la comunità: non è una storia di parte è la storia di tutti e non va tirata per la giacca o utilizzata nella contesa politica: è la matrice del nostro Dna». Ed è vietato abbassare la guardia, guardare quella medaglia esclusivamente come un trofeo in bacheca: «Abbiamo conosciuto proprio la scorsa estate episodi gravi di offesa alla memoria della città, quando qualcuno ha sfregiato con una svastica la lapide all’ex Vetreria Taddei che ricorda i nomi dei deportati nell’8 marzo del 1944. Dopo quell’episodio in molti hanno chiesto di sorvegliare il monumento con telecamere. Ma nessuna videosorveglianza potrà metterci al riparo dal decadimento delle coscienze. Nessun controllo potrà sostituire la responsabilità che ognuno di noi ha nei confronti di un compito come quello della conoscenza e della trasmissione della memoria». Un concetto ribadito in una nota dal ministro dello sport Luca Lotti: «La medaglia d’oro al Merito civile serve a ricordare a ciascuno di noi il valore, il coraggio e la determinazione della gente di Empoli nel rispondere a testa alta alla violenza. La nostra risposta, ma soprattutto la risposta di voi ragazzi – ha scritto rivolgendosi agli studenti – deve essere quella di conservare, custodire e proteggere il valore della memoria».
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