Sicurezza
Contestazione fuori dal palaexpo
Striscione contro la presenza di Minniti dei militanti di Potere al popolo
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EMPOLI. La consegna della medaglia d’oro al merito civile alla città di Empoli da parte del ministro dell’interno Marco Minniti è stata anche teatro della contestazione da parte dei militanti di Potere al Popolo di fronte alla palaexpo. Tante bandiere e uno striscione bianco con la scritta “Medaglia Sì, Minniti No” (nella foto a destra). Nei giorni scorsi, infatti, alcune forze politiche e sindacali, tra cui Csa Intifada, Pci e Potere al Popolo appunto, avevano sottolineato la loro contrarietà al fatto che a consegnare il riconoscimento fosse lo stesso ministro Minniti. «Siamo orgogliosi che la nostra città abbia ricevuto un importante riconoscimento per l’impegno profuso durante il Ventennio fascista e per la lotta di Liberazione – spiegano i militanti della nuova formazione politica che aggrega movimenti, associazioni, spazi sociali, partiti e forze sindacali – ed è proprio per onorare al meglio la memoria dei nostri partigiani e incarnare nel presente i valori che ci hanno trasmesso abbiamo voluto manifestare tutta la nostra contrarietà alla scelta di far consegnare la medaglia d’oro al merito civile ad un esponente politico come Marco Minniti». Potere al Popolo Empolese Valdelsa, infatti, contesta diversi provvedimenti adottati dal ministro negli ultimi anni di governo. «Marco Minniti nel suo mandato si è distinto per il progressivo restringimento dei diritti – spiegano ancora - e per un approccio repressivo e securitario. Porta il suo nome il decreto che sancisce il ritorno in auge dei Cie e che restringe pesantemente le tutele nei confronti dei richiedenti asilo. Ed è sua l’introduzione del cosiddetto Daspo urbano, che va nella direzione della riduzione dei diritti costituzionali». Ma non mancano critiche anche alle scelte in materia di gestione dei flussi migratori. «Gli accordi firmati con la Libia sono inaccettabili e di fatto puntano a nascondere sotto il tappeto un problema complesso e profondo ben conoscendo le condizioni che i migranti sono costretti a vivere nel paese nordafricano, dove subiscono torture e ricatti. L’ultima vergogna è stata la nomina a capo della Dia di Gilberto Caldarozzi, uno dei principali protagonisti delle violenze alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001».
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