Il Tirreno

Empoli

«Lo conoscevo bene, sono sconvolto»

di Luigi Spinosi
«Lo conoscevo bene, sono sconvolto»

Il titolare dell’hotel L’Appennino: «Pensavo che nella casa fossero entrati i ladri»

3 MINUTI DI LETTURA





CASTIGLIONE GARFAGNANA. Tutto intorno trasmette una sensazione di serenità: le case in pietra, il bosco tutto attorno, il panorama fatto di cime innevate, il silenzio. Quella serenità che probabilmente erano venuti a cercare Marco Alderighi e Michele Di Giovanni, per un fine settimana lontano dalla frenesia e dai rumori della città. Un quadro idilliaco che rende ancora più difficile credere che ciò che abbiamo davanti a noi è il teatro di una tragedia.

Per ritornare alla realtà bisogna fare qualche passo, e andare sul retro di quella casa in pietra, dove si trova l’abitazione di Marco. Qui, davanti alle porte a vetro, le fettuccine bianche e rosse dei carabinieri. Appoggiato a terra un sacchetto della spazzatura aperto, con dentro i guanti e l’altro materiale usato dai soccorritori nel tentativo di strappare alla morte i due uomini. Tutte qui le anomalie in quel paesaggio altrimenti tranquillo, ma sono più che sufficienti a far correre la mente a quanto accaduto e a far accapponare la pelle, ancor più del freddo pungente di quota 1.200, dove ci troviamo. Brividi che diventano ancora più forti guardando la macchina con cui Marco e Michele erano saliti sin quassù, quella Fiat Panda bianca con, sui sedili posteriori, un seggiolino da bambini. E quella è proprio la macchina di Marco, l’uomo che in quella casa ha perso la vita ucciso da un killer silenzioso e invisibile, e il pensiero corre in automatico a chi non lo vedrà tornare a casa, e alla bambina che solitamente sedeva su quel seggiolino e che ha perso suo padre.

Tutto intorno il silenzio dicevamo, ed ecco che quel silenzio, improvvisamente, invece di comunicare serenità diventa pesante. Ecco, se c’è una rappresentazione perfetta dell’ossimoro “silenzio assordante” è proprio questa. A romperlo solo qualche rara auto di passaggio.

Attorno non c’è nessuno. Le poche case sono vuote. A una cinquantina di metri dal luogo del dramma parte il ripido sentiero che porta in paese, un sentiero per larghi tratti innevato e, sulla neve ghiacciata, i segni di scarponi e anche le orme di un cane, e viene spontaneo pensare che quelle potrebbero essere proprio le impronte lasciate dai due amici durante una passeggiata con il cane.

Un sentiero che porta giusto sotto il cartello d’ingresso a San Pellegrino in Alpe, e che ci ricorda che siamo nel paese più alto dell’intero Appennino.

Lo stesso silenzio regna in paese, sulla porta del suo locale, l’albergo, ristorante e bar L’Appennino (meglio conosciuto come Da Pacetto), uno dei pochi testimoni indiretti di quel dramma, Paolo Marchi, ancora sconvolto dall’accaduto. La voglia di parlare, comprensibilmente, è poca. Probabilmente è stato uno degli ultimi a vedere le due persone vive, visto che il giorno prima, la domenica, erano andate nel suo bar: «Conoscevo uno dei due, Marco, il proprietario di quella casa, dove veniva spesso con la sua famiglia, solitamente in estate. E quando era in paese capitava qui. Lo ha fatto anche ieri (il giorno 14 per chi legge ndr). Del resto la domenica sono molte le persone che salgono fin quassù, magari per fare una ciaspolata». Nei giorni festivi infatti, che sia inverno o estate, il piccolo borgo della Garfagnana si popola, per poi ritornare – questo soprattutto in questo periodo dell’anno – in quel già citato silenzio nelle altre giornate. Ma quello che avrebbe dovuto essere un tranquillo lunedì d’inverno ieri mattina è stato violato dal via vai di sirene e lampeggianti, tra carabinieri, ambulanze, vigili del fuoco. Tutti diretti a quella casa a qualche centinaio di metri sotto il paese.

«Quando sono passato e ho visto i carabinieri – racconta Marchi – ho pensato che ci fosse stato un furto. Del resto, trovandoci su una via di passaggio, ce ne sono stati altri in questa zona. Invece...». No, non erano passati dei ladri. Purtroppo. «Sono rimasto sconvolto – conclude l’uomo – sai, quando succede a qualcuno che non conosci provi sì dispiacere, ma è una cosa diversa rispetto a quello che vivi in queste situazioni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa