La villa romana più importante del centro Italia
di Paolo Santini
È quella dell’Oratorio con preziosi mosaici che diventerà un museo a cielo aperto
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LIMITE. Lo scavo della villa romana tardo antica dell’Oratorio a Limite sull’Arno accanto agli scavi di Pompei, a Paestum, al teatro di epoca ellenistica di Agrigento, al parco archeologico di Ostia antica e a pochi altri tesori di altissimo rango in un paese che pure annovera risorse archeologiche straordinarie e tesori nascosti un po’ ovunque. Secondo una mappa elaborata da “Il Venerdì” del quotidiano “La Repubblica”, lungo tutto lo stivale, da Aquileia a Trapani e fino a Lecce, contenente 15 località in cui sono presenti imponenti scavi archeologici, Limite la fa da padrone nel centro Italia. «Possiamo paragonare la Villa dei Vettii – ha affermato il professor Federico Cantini dell’Università di Pisa, alla guida dello scavo fin dagli inizi e oggi riconosciuto autore di una delle scoperte più importanti dell’archeologia in Italia - ad altre strutture analoghe che si trovano a Costantinopoli, considerando anche le dimensioni eccezionali del complesso e lo stato di conservazione. Gli scavi stanno confermando l'ipotesi di una struttura importante di rilievo internazionale, come altre presenti nelle città capitali dell'Impero tardo-antico. Certamente, bisogna pensare anche al prestigio del proprietario, che volle una villa proporzionata al suo rango in cui trascorrere le giornate dedicate all’Otium. Ci sono buone prospettive per il sito, perché è un unicum nel territorio ed anche a livello sovranazionale; è fondamentale la conoscenza approfondita come requisito per una futura valorizzazione».
Un circolo virtuoso ha permesso negli anni di proseguire senza soluzione di continuità lo scavo, realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale di Capraia e Limite, la soprintendenza archeologica per la Toscana e l’ateneo pisano. Ricordiamo ancora l’ emozione quando fu scoperto il grande mosaico raffigurante scene di caccia, e gli altri momenti, come quando fu dato l’annuncio del ritrovamento della lapide che attestava la presenza dei Vettii oppure ancora il rinvenimento degli ambienti termali. I problemi ci sono, ma lo scavo oggi ha ottime prospettive. Il complesso sarà musealizzato, e potrà costituire un importante occasione di sviluppo. Anche se in pochi per ora hanno potuto ammirare la meravigliosa scena di caccia rappresentata nel riquadro centrale del mosaico scoperto nell’ambiente più rappresentativo della villa romana dell’Oratorio di Limite. Con teli e sabbia tutto è sempre stato di volta in volta ricoperto e occultato, per proteggere i delicati manufatti. Ma facciamo un passo indietro, e ricordiamo cosa avvenne nella primavera del 2012. Nell’aprile di quell’anno, quando gli studenti dell’Università di Pisa, guidati sempre dal professor Federico Cantini videro affiorare migliaia di tesserine colorate che straordinariamente assemblate disegnavano scene di caccia . Davanti a loro si stendeva un tappeto musivo largo 5 metri e lungo oltre 4 metri e mezzo, e si trattava solo della metà dell’intero mosaico (l’altra metà si trova purtroppo interrata sotto una strada carrabile attigua allo scavo). La scoperta archeologica è avvenuta in un’area industriale situata poco dietro l’abitato della Castellina, lungo la strada che conduce verso Castra. Lo scavo, iniziato nel 2010, ha riportato alla luce le forme di una monumentale villa romana del periodo imperiale. «Il sito in corso di scavo ha restituito una serie di strutture murarie riferibili a varie frequentazioni – spiegava ancora il professor Federico Cantini – e la villa di età tardo imperiale (metà del IV secolo D.C.), probabilmente costruita su terrazzamenti digradanti dalla collina fino al corso d’acqua, è impostata su strutture preesistenti, alcune di età repubblicana risalenti alla centuriazione dell’area. La villa presenta una struttura dalle dimensioni straordinarie ed abbiamo riportato alla luce, oltre ad ambienti termali, un edificio absidato, probabilmente il salone di rappresentanza del patronus della villa; la sorpresa è poi arrivata con il ritrovamento del mosaico all’interno di questo ambiente». A questo punto viene da chiedersi chi sia stato l’artefice di tutto questo. Nella struttura semicircolare destinata ad ospitare una fontana è stata rinvenuta un’epigrafe nella quale si legge il nome del proprietario della villa, Vettio Agorio Pretestato; e il nome ha ancor oggi il potere di far sobbalzare sulle loro sedie gli studiosi di storia romana. Si tratta di un personaggio citato da numerosi autori latini e molto noto, ricchissimo, morto alla fine del IV secolo D.C., che faceva parte della cerchia di aristocratici conservatori cultori della vetustas e difensori del paganesimo contro l’avanzata sempre più incalzante della religione cristiana. Da prefetto dell’Urbe fece erigere il tempio ai 12 dèi protettori della città, o Dii consentes, nel 367 D.C. Evidentemente il buon gusto non gli mancava, ed il mosaico policromo rinvenuto ne è la testimonianza più diretta. Infatti, la grande opera d’arte in opus tessellatum, con tessere quadrate di 7-10 millimetri di lato, è riferibile proprio al periodo di massimo splendore nella vita pubblica di Vettio Pretestato, che nel 364 D.C. ricopriva la carica di governatore di Tuscia ed Umbria. Il paragone di questa scoperta con la grandiosa villa romana del casale di piazza Armerina, costruita fra il III ed il IV secolo D. C. ad esempio, come affermano gli archeologi, non è azzardato.
Un circolo virtuoso ha permesso negli anni di proseguire senza soluzione di continuità lo scavo, realizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale di Capraia e Limite, la soprintendenza archeologica per la Toscana e l’ateneo pisano. Ricordiamo ancora l’ emozione quando fu scoperto il grande mosaico raffigurante scene di caccia, e gli altri momenti, come quando fu dato l’annuncio del ritrovamento della lapide che attestava la presenza dei Vettii oppure ancora il rinvenimento degli ambienti termali. I problemi ci sono, ma lo scavo oggi ha ottime prospettive. Il complesso sarà musealizzato, e potrà costituire un importante occasione di sviluppo. Anche se in pochi per ora hanno potuto ammirare la meravigliosa scena di caccia rappresentata nel riquadro centrale del mosaico scoperto nell’ambiente più rappresentativo della villa romana dell’Oratorio di Limite. Con teli e sabbia tutto è sempre stato di volta in volta ricoperto e occultato, per proteggere i delicati manufatti. Ma facciamo un passo indietro, e ricordiamo cosa avvenne nella primavera del 2012. Nell’aprile di quell’anno, quando gli studenti dell’Università di Pisa, guidati sempre dal professor Federico Cantini videro affiorare migliaia di tesserine colorate che straordinariamente assemblate disegnavano scene di caccia . Davanti a loro si stendeva un tappeto musivo largo 5 metri e lungo oltre 4 metri e mezzo, e si trattava solo della metà dell’intero mosaico (l’altra metà si trova purtroppo interrata sotto una strada carrabile attigua allo scavo). La scoperta archeologica è avvenuta in un’area industriale situata poco dietro l’abitato della Castellina, lungo la strada che conduce verso Castra. Lo scavo, iniziato nel 2010, ha riportato alla luce le forme di una monumentale villa romana del periodo imperiale. «Il sito in corso di scavo ha restituito una serie di strutture murarie riferibili a varie frequentazioni – spiegava ancora il professor Federico Cantini – e la villa di età tardo imperiale (metà del IV secolo D.C.), probabilmente costruita su terrazzamenti digradanti dalla collina fino al corso d’acqua, è impostata su strutture preesistenti, alcune di età repubblicana risalenti alla centuriazione dell’area. La villa presenta una struttura dalle dimensioni straordinarie ed abbiamo riportato alla luce, oltre ad ambienti termali, un edificio absidato, probabilmente il salone di rappresentanza del patronus della villa; la sorpresa è poi arrivata con il ritrovamento del mosaico all’interno di questo ambiente». A questo punto viene da chiedersi chi sia stato l’artefice di tutto questo. Nella struttura semicircolare destinata ad ospitare una fontana è stata rinvenuta un’epigrafe nella quale si legge il nome del proprietario della villa, Vettio Agorio Pretestato; e il nome ha ancor oggi il potere di far sobbalzare sulle loro sedie gli studiosi di storia romana. Si tratta di un personaggio citato da numerosi autori latini e molto noto, ricchissimo, morto alla fine del IV secolo D.C., che faceva parte della cerchia di aristocratici conservatori cultori della vetustas e difensori del paganesimo contro l’avanzata sempre più incalzante della religione cristiana. Da prefetto dell’Urbe fece erigere il tempio ai 12 dèi protettori della città, o Dii consentes, nel 367 D.C. Evidentemente il buon gusto non gli mancava, ed il mosaico policromo rinvenuto ne è la testimonianza più diretta. Infatti, la grande opera d’arte in opus tessellatum, con tessere quadrate di 7-10 millimetri di lato, è riferibile proprio al periodo di massimo splendore nella vita pubblica di Vettio Pretestato, che nel 364 D.C. ricopriva la carica di governatore di Tuscia ed Umbria. Il paragone di questa scoperta con la grandiosa villa romana del casale di piazza Armerina, costruita fra il III ed il IV secolo D. C. ad esempio, come affermano gli archeologi, non è azzardato.
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