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Il nuovo parroco sulle orme del prete-record

Il nuovo parroco sulle orme del prete-record

Cambio nella chiesa di Stabbia, padre Crisostomo: «I consigli di don Joe saranno molto preziosi»

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CERRETO GUIDI. Si ricorda addirittura l’ora e il minuto della sua entrata “in servizio” come parroco di Stabbia, ben 57 anni fa.

Don Joe Lucchesi, in questa frazione di Cerreto, è un’istituzione, anche se ora non è più il parroco. La carta d’identità inizia ad ingiallirsi e va per i 95: don Joe ha bisogno del bastone per camminare, ma mantiene una mente veramente acuta e brillante, tale da fargli ricordare dettagli e cifre a iosa. Don Joe è stato sostituito da una serie di parroci (ultimo padre Antonio Velotto), che però condividevano la parrocchia di Stabbia con altre. È, invece, recente l’ufficializzazione dell’erede di don Joe con incarico solo per la frazione stabbiese: si tratta di don Crisostomo Jr. Cielo, 42 anni, dalle Filippine. Un prete timido e garbato, che spera di proseguire sul solco tracciato da don Joe in 52 anni di guida spirituale della comunità. Ma prima di parlare del nuovo parroco di Stabbia, è necessario raccontare la figura di don Joe, perché non è banale: nato il 15 febbraio 1923 a Pittsburgh (Pennsylvania), è figlio di immigrati. Il giorno che decide di venire al mondo c’è una tormenta di neve: viene chiamato il medico del paese, che però è a letto malato e quindi non può venire; ne viene cercato un altro, che deve farsi largo nella tormenta per arrivare sul luogo del parto. Quando arriva, tuttavia, trova il collega, che preso dal “rimorso” aveva cambiato idea ed era andato a far nascere il piccolo Joe.

Lucchesi trascorre alcuni anni negli States, impara la lingua e torna in Italia: a 11 anni confessa al prete che gli fa catechismo che anche lui vuole prendere i voti; così viene mandato in seminario e vestito subito “da pretino”. Da allora non si leverà praticamente più la tonaca, salvo che per le vacanze. Dopo aver passato 9 anni e 13 giorni a Cusignano (San Miniato), l’allora vescovo lo manda a Stabbia, a sostituire il parroco “titolare”. È il 15 dicembre 1960, ore 10.

Che un uomo di quasi 95 anni si ricordi l’ora esatta del suo “debutto” a Stabbia è veramente significativo di una mente allenata negli anni. Un parroco che nei decenni si è dilettato nella fotografia, nelle riprese video, nel teatro e nell’insegnamento del latino e della lingua inglese, con una passione particolare per l’etimologia delle parole. Lo abbiamo incontrato nei giorni scorsi, accompagnato dall’amico Giancarlo Benvenuti. Ne è venuta fuori una bella chiacchierata, con un prete sui generis. Un uomo che ci ha messo anni per conquistare la fiducia degli stabbiesi: «Gente buona, ma che non vuole essere imbrogliata, che adesso mi vuole veramente bene», racconta don Joe. Il prete italo – americano (una dicitura che a don Joe non piace) ha impiegato una strategia tutta particolare per entrare nei cuori della gente: «Mi sono messo a disposizione, ho trattato bene la gente, ho fatto io direttamente la catechesi ai ragazzi. Non ho mai chiesto offerte: la gente di Stabbia ha sempre saputo quanto “costava” la parrocchia ed era libera di contribuire, una volta l’anno. Ho anche insegnato inglese e latino, mi sono messo a fare foto e video in occasione di cerimonie ed iniziative. Una volta – alla Festa dell’Unità – offrii il mio gruppo teatrale. La proposta venne accettata e da lì il rapporto crebbe ancora di più». Nella rossa Stabbia di allora: come Peppone e don Camillo? «No, peggio», scherza l’ex parroco. A Stabbia – e gli stabbiesi lo sanno – i famosi video di don Joe sono tutt’oggi ricordati e ricercati, perché all’epoca rappresentavano una novità. Erano gli anni delle prime cineprese portatili, dove si impazziva letteralmente per i video di cresime, comunioni, battesimi, matrimoni e feste in genere.

Senza dimenticare che ancora oggi don Joe fa ripetizioni di inglese, curando soprattutto la pronuncia, da madrelingua qual è. Durante l’incontro non si mette a sedere, preferisce stare in piedi, perché con gli acciacchi dell’età avrebbe difficoltà a rialzarsi. La mimica facciale è un altro particolare che colpisce, soprattutto quando don Joe ride o fa riferimento a cose che non gli piacciono per niente. Espressioni da film americano, più o meno. Col suo erede don Crisostomo accenna dialoghi in inglese, tenendo conto che nelle Filippine l’inglese è largamente parlato. «A don Crisostomo – conclude – dico di concentrarsi sulle persone, è la cosa più semplice da fare. È il modo per farsi voler bene e costruire un bel rapporto».

Se all’età di don Crisostomo (42) si aggiungono gli anni di permanenza di don Joe a Stabbia (52), si fa pari pari l’età di don Lucchesi, cioè 94. Un scherzo dei numeri, che fa sorridere entrambi. Ora la palla passa nelle mani di don Crisostomo: «Ho la fortuna – racconta – di essere un prete cresciuto in questo territorio, dove sono stato ordinato nel 1993. Vorrei diventare un punto di riferimento per la comunità, portando la parola del signore fra le case. Questo seguendo i consigli di don Joe, che sono ben accetti, vista l’esperienza che ha accumulato. E poi dando particolare attenzione alle persone sole e in difficoltà. Devo dire che la gente di Stabbia è accogliente, si sono anche spesi per trovarmi un appartamento dove vivere».

Marco Sabia

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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