Il Tirreno

Empoli

Cinque licenziate al Centro Empoli e ora tremano altri 250 dipendenti

di Marco Pagli
Cinque licenziate al Centro Empoli e ora tremano altri 250 dipendenti

Il consorzio non rinnova il contratto d’affitto al negozio C’Art che è costretto a chiudere Lavoratori: «Ignorati i nostri tempi indeterminati». Delegati: «Rischiamo tutti lo stesso trattamento»

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EMPOLI. Perdere il posto di lavoro a tempo indeterminato per la rescissione di un contratto di affitto si può. È quanto sta accadendo a cinque commesse del negozio C’Art, uno dei marchi più importanti di cartoleria e articoli da regalo da dieci anni presente nella galleria del Centro Empoli e da domani chiuso a causa del mancato rinnovo del contratto d’affitto da parte del consorzio che gestisce il centro commerciale (in cui Unicoop siede come soggetto di maggioranza).

Una vicenda che mette in allarme gli oltre 250 commessi dei circa 60 negozi ospitati all’interno del centro, al netto dei 210 dipendenti di Unicoop. Lo scorso agosto, infatti, dalla direzione erano partite le lettere indirizzate ad alcuni punti vendita del centro commerciali nelle quali si annunciava che il contratto di affitto per il fondo non sarebbe stato rinnovato in virtù di un piano di restyling dei negozi della galleria. La data entro la quale sarebbero dovute essere riconsegnate le chiavi era il 15 settembre. Nel frattempo, però era arrivata la proroga di tre anni al contratto per quasi tutti. Ad eccezione del negozio C’Art, 45mila clienti ogni anno, a cui la proroga accordata (e comunicata solo la sera del 14 settembre scorso) era stata di soli quattro mesi. Da metà settembre a metà gennaio. A farne le spese sono le cinque commesse, tutte donne, che pur avendo un contratto a tempo indeterminato sono finite nel tritacarne delle locazioni commerciali.

Senza un’alternativa proveniente dal gruppo romano C’Art, che ha già comunicato loro che non ci sono posizioni aperte nelle quali ricollocarle. Senza una soluzione da parte del consorzio che gestisce il centro commerciale, al quale i sindacati il 7 settembre scorso chiesero un incontro per parlare della questione senza ricevere risposta. «Il nostro è un negozio che è sempre andato bene in termini di fatturato e di clientela – spiega una delle commesse, Incoronata Bonsanto – e crediamo, con i nostri 45mila clienti l’anno, di aver portato un beneficio a tutto il centro commerciale. Nonostante questo il consorzio ha deciso di non rinnovare il contratto e adesso ci ritroviamo senza lavoro pur essendo a tempo indeterminato da dieci anni. Siamo disponibili a spostarci o ad essere reimpiegate in altri negozi del centro, ma non sembra esserci disponibilità. Abbiamo anche provato a chiedere alla direzione quale attività avrebbe sostituito il nostro negozio, in modo da mandare dei curriculum per essere riassunte, ma non ci è stato detto».

A termini di legge l’unica possibilità che avrebbero sarebbe l’applicazione dell’articolo 2112 del codice civile che impone la riassunzione del vecchio personale in caso di riapertura nel medesimo fondo di una nuova attività entro sei mesi dalla chiusura della vecchia. «Ma, come ci insegna l’esperienza, il fondo che ha ospitato C’Art finora non sarà rioccupato prima dei sei mesi – spiegano Donatella Galgani e Massimiliano Fabozzi della Filcams Cgil – questa vicenda è emblematica di come il tempo indeterminato nel commercio non esista più. I diritti dei lavoratori, già sotto attacco con le riforme degli ultimi anni, subiscono un ulteriore colpo dai meccanismi vigenti in outlet e centri commerciali. Si tratta di pratiche sempre più frequenti giustificate da strategie di marketing al limite del comprensibile».

Una situazione, quella delle cinque commesse, «che pesa su tutti i lavoratori del centro – come spiega Michele Cialdini della Rsa di Mediaworld, presente alla mobilitazione insieme a tutti i delegati sindacali delle principali attività del Centro Empoli – come non hanno rinnovato l’affitto a C’Art, lo possono fare con tutti e qui ci sono oltre 250 lavoratori del commercio, accanto ai 210 dipendenti di Unicoop. Lavoratori che hanno preso impegni per la vita, hanno mutui e spese messi a rischio dalle decisioni non tanto della propria azienda ma del proprietario dei fondi commerciali». Di qui arriva la proposta della Cgil per l’assunzione da parte del consorzio o direttamente di Unicoop di tutti i dipendenti che operano nelle attività del centro. «Di fatto lo sono già – chiudono i sindacalisti – almeno che vengano rispettati i diritti».

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