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Rifila la bigiotteria al truffatore

Rifila la bigiotteria al truffatore

Prova a farsi consegnare oro ma lei gli rifila collane da pochi euro. E lui la richiama per lamentarsi

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FUCECCHIO. Arrivato per truffare, alla fine se ne è andato come...truffato. Ieri, a Fucecchio, è andato in scena un episodio che fa pensare all’esistenza di una giustizia divina.

La cronaca: in una casa di via Foscolo, verso le 14, arriva una telefonata anonima. Sono i (falsi) carabinieri di Firenze, che avvertono la donna che il fratello – con sua figlia a bordo – aveva investito un uomo, mandandolo in coma. Riparare il danno, però, sarebbe stato semplicissimo: «Se ci dà 250 euro – ha detto il falso militare – o in alternativa un po’d’oro, possiamo chiuderla qui. Manderemo un avvocato a ritirare il tutto. Invece se non paga o non consegna l’oro saremo costretti a procedere con la denuncia penale».

Tempo di buttare giù, che in via Foscolo suona il campanello: è il sedicente avvocato, che non è altro che quello che poco prima al telefono si era spacciato per carabiniere. La donna – andata comprensibilmente nel panico – lo fa salire e questo, con piglio deciso, esordisce così: «Li ha preparati i soldi come le hanno detto i carabinieri di Firenze? ». Qui si manifestano i primi sospetti, perché la donna gli risponde che non ha oro in casa, né contanti. E che – se proprio qualcuno deve pagare – sarà la compagnia assicurativa che ha stipulato la polizza rca col fratello. Ma l’uomo non demorde: «Vedi di trovare qualcosa», insiste. Così la donna ha un’idea: va a prendere due catenine di bigiotteria, che hanno un valore decisamente basso rispetto all’equivalente in oro. Le porta al finto avvocato e gliene consegna.

Questo, evidentemente, fa buon viso a cattivo gioco e prende le scale, uscendo dalla palazzina. Quando è fuori, però, ecco che arriva il colpo di genio: «Sì, pronto, siamo i carabinieri di Fucecchio (e non più di Firenze ndr), le volevamo dire che così non si fa, che non si possono dare gioielli falsi».

Praticamente il truffatore ha tentato la “giocata della disperazione”, cercando di rendere plausibile tutta la messinscena che aveva programmato. Non riuscendoci, perché la donna ha poi chiamato il fratello, informandolo dell’accaduto. Quest’ultimo non aveva avuto nessun incidente, per fortuna.

A quel punto è partita la chiamata ai carabinieri, quelli veri, con conseguente denuncia.

Marco Sabia

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