Sicurezza
le nuove battaglie
Ancora in prima linea contro i rigurgiti fascisti
Dai costumi “Boia chi molla” ritirati dal mercato alla svastica cancellata con “Bella ciao”
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EMPOLI. L’antifascismo è nel dna di Empoli. E non è retorica. Ogni volta che la città si è sentita offesa e sfregiata, ha reagito con forza, anche a distanza di settant’anni dalla Liberazione. E non si è limitata alle condanne di circostanza.
È scesa in piazza, ha invocato punizioni esemplari, per stroncare sul nascere qualsiasi rigurgito fascista. È successo, per esempio, nel luglio scorso, quando una mano sconsiderata ha disegnato una svastica con la vernice nera su un monumento dedicato alla memoria dei deportati nei campi nazisti, a Empoli e che raffigura la ciminiera della ex vetreria Taddei dove l’8 marzo 1944 vennero rastrellate cinquantacinque persone per esser portate nei campi di concentramento in Germania. Dopo poche ore in centocinquanta risposero all’appello dell’Aned e si radunarono davanti al monumento intonando “Bella Ciao”.
Pochi giorni dopo, qualcuno si presentò nella piscina comunale di Empoli indossando un costume nero con la scritta “Boia chi molla”, motto caro ai fascisti, che sollevò un polverone. Giovanni Pistelli, titolare della Swimxwin, azienda che commercializzava il prodotto, provò a giustificarsi («rossi, bianchi e viola per me sono tutti uguali»), ma nel giro di poche ore fu costretto a ritirarlo dal mercato.
Tutto questo dopo che nel gennaio scorso, durante la rassegna toscana Militoscana, al palaexpo (di proprietà del Comune), erano stati messi in vendita busti, calendari e statuine di Benito Mussolini, mazze con la scritta “molti nemici, molto onore”, croci celtiche, bandierine e fasce con la svastica nazista.
La sindaca Barnini s’infuriò: «È inaccettabile, non deve accadere mai più». Si tratta di episodi isolati, ma nessuno da queste parti ha intenzione di sottovalutarli. E appena un paio di settimane fa, in duecentocinquanta parteciparono al presidio in piazza XXIV Luglio, organizzato dopo le minacce a opera di un gruppo di neofascisti a un'associazione che si occupa di migranti a Como.
Insomma, questa medaglia Empoli se la sente sul petto da sempre e presto potrà anche mostrarla con orgoglio.
Lo stesso con cui ama ricordare che è «la capitale morale dell’antifascismo».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
È scesa in piazza, ha invocato punizioni esemplari, per stroncare sul nascere qualsiasi rigurgito fascista. È successo, per esempio, nel luglio scorso, quando una mano sconsiderata ha disegnato una svastica con la vernice nera su un monumento dedicato alla memoria dei deportati nei campi nazisti, a Empoli e che raffigura la ciminiera della ex vetreria Taddei dove l’8 marzo 1944 vennero rastrellate cinquantacinque persone per esser portate nei campi di concentramento in Germania. Dopo poche ore in centocinquanta risposero all’appello dell’Aned e si radunarono davanti al monumento intonando “Bella Ciao”.
Pochi giorni dopo, qualcuno si presentò nella piscina comunale di Empoli indossando un costume nero con la scritta “Boia chi molla”, motto caro ai fascisti, che sollevò un polverone. Giovanni Pistelli, titolare della Swimxwin, azienda che commercializzava il prodotto, provò a giustificarsi («rossi, bianchi e viola per me sono tutti uguali»), ma nel giro di poche ore fu costretto a ritirarlo dal mercato.
Tutto questo dopo che nel gennaio scorso, durante la rassegna toscana Militoscana, al palaexpo (di proprietà del Comune), erano stati messi in vendita busti, calendari e statuine di Benito Mussolini, mazze con la scritta “molti nemici, molto onore”, croci celtiche, bandierine e fasce con la svastica nazista.
La sindaca Barnini s’infuriò: «È inaccettabile, non deve accadere mai più». Si tratta di episodi isolati, ma nessuno da queste parti ha intenzione di sottovalutarli. E appena un paio di settimane fa, in duecentocinquanta parteciparono al presidio in piazza XXIV Luglio, organizzato dopo le minacce a opera di un gruppo di neofascisti a un'associazione che si occupa di migranti a Como.
Insomma, questa medaglia Empoli se la sente sul petto da sempre e presto potrà anche mostrarla con orgoglio.
Lo stesso con cui ama ricordare che è «la capitale morale dell’antifascismo».
Francesco Turchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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