Il dolore
Reddito d’inclusione, è boom di domande a Empoli
Già 108 candidature in soli 10 giorni a Empoli per il cosiddetto “Rei”. L’obiettivo è quello di favorire un percorso per l’autonomia grazie a un lavoro
EMPOLI. Già 108 persone – solo nel Comune di Empoli – hanno presentato la domanda per accedere al cosiddetto “Rei”, negli ultimi 10 giorni. Il Rei è il reddito d’inclusione, una misura anti povertà che si prefigge di sostenere chi è in difficoltà e di offrigli un percorso che lo porti all’autonomia, attraverso il lavoro e un’occupazione stabile. Il Rei è il “potenziamento” del “Sia” (sostegno per l’inclusione attiva) e dell’Asdi (assegno di disoccupazione), che il Rei andrà a sostituire in via espansiva.
A Empoli è possibile candidarsi dal 1 dicembre e le candidature non si sono fatte attendere, superando già il centinaio, quando quelli che hanno fatto domanda per il Sia erano stati 200. Ma come funziona questo Rei? La misura anti-povertà è composta da due parti: un beneficio economico, erogato attraverso una carta di pagamento elettronica (la carta Rei); un progetto personalizzato di attivazione ed inclusione sociale e lavorativa volto al superamento della condizione di povertà. E sta proprio qui la differenza, perché oltre al sostegno per le spese di prima necessità (come bollette e affitto), chi accede a questa risorsa fa un “patto” con l’assistente sociale, che prevede per lui un piano di inserimento nel mondo del lavoro, così da non aver più bisogno di queste misure di sostegno. «Il Rei – spiega l’assessora alle politiche sociali del Comune di Empoli Arianna Poggi – va a sostituire il Sia e amplia la platea. È in fase di creazione una struttura, che servirà per mettere ad un tavolo tutti i vari attori coinvolti, dall’assistente sociale al centro per l’impiego».
Funziona così: i beneficiari sono individuati – oltre che in base ai requisiti di cittadinanza e familiari – anche in base dell’isee e delle sue componenti reddituali e patrimoniali.
Il nucleo familiare che fa domanda deve avere un isee non superiore ai 6. 000 euro; si può avere anche una casa (ma non altro patrimonio immobiliare sopra i 20. 000 euro). Sono questi alcuni dei requisiti a livello economico: per quanto riguarda l’ammontare del beneficio, invece, questo viene stabilito in base al cosiddetto “reddito disponibile”, ovvero le risorse a disposizione delle famiglie per soddisfare i bisogni di base e acquistare bene e servizi primari, come determinato sulla base dell’Isee.
Il contributo economico, per ogni nucleo familiare, non potrà essere superiore all’assegno sociale, che in un anno è di 5824 euro, cioè 485 euro al mese. Questo contributo è concesso al massimo per 18 mesi e non potrà essere rinnovato di 6 mesi. In caso di rinnovo questo varrà per un anno. La domanda deve essere presentata da un componente del nucleo familiare nei punti indicati dai Comuni. L’ente verifica i requisiti e gira la domanda all’Inps, che decide sull’esito. Il versamento del beneficio è condizionato all’avvenuta sottoscrizione del progetto personalizzato di inserimento. I soldi vengono versati nella carta Rei, dopo la firma del patto per l’inclusione sociale e lavorativa del beneficiario. Se la situazione di povertà è strettamente connessa alla manca di lavoro, il progetto prevede una ricerca intensiva di occupazione. Si tratta, insomma, di una sorta di trasposizione a livello statale del progetto Win, nato nell’Unione dei Comuni con le stesse finalità del Rei.
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