Sicurezza
chiesa della ferruzza
Vergine di Lippi, svelati nuovi documenti
Le novità verranno presentate sabato dalla professoressa Aurora Del Rosso
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FUCECCHIO. Sabato alle 10. 30 nella chiesa della Ferruzza a Fucecchio saranno presentati da Aurora Del Rosso i nuovi documenti relativi all’affresco di Filippino Lippi che integrano i risultati della pubblicazione “La Vergine Maria Ferruccia di Filippino Lippi e altro nella Fucecchio di Lorenzo il Magnifico”.
La ricerca è stata effettuata nei vari archivi della sovrintendenza di Firenze, nell’archivio dell’Opificio delle pietre dure, oltre all’archivio storico del Comune di Fucecchio e all’archivio storico vescovile di San Miniato.
Fondamentali per la comprensione della storia dell’affresco sono le immagini fotografiche che l’Opificio ha messo a disposizione e di cui, il ministero dei beni culturali, ha consentito la pubblicazione. Raccontano dei danni provocati dalla guerra e dell’aspetto originario del tabernacolo. Risulta evidente che l’affresco fu eseguito a diretto contatto con l’edificio adiacente, una falegnameria in disuso a cui lo unisce una sottilissima parete. Un tempo quell’edificio era probabilmente destinato a luogo di culto.
Nel tabernacolo dove si inserisce l’affresco sono evidenti i cardini dell’” uscio” che protesse l’opera fin dalla data dell’esecuzione (1473).
Il tema dell’attribuzione delle opere di Filippo Lippi e dei suoi allievi, Sandro Botticelli e Filippino Lippi, fu oggetto della discussione di fine’800 e della prima metà del’900 tra gli storici dell’arte, da Cavalcaselle a Berenson, a Longhi tanto che Berenson assegnò ad una figura di comodo da lui evocata, l’ “Amico di Sandro (Botticelli)”, alcune opere che vennero alla fine della sua vita da lui stesso attribuite a Filippino Lippi.
Per la comprensione dell’affresco risultano fondamentali due immagini: quella che documenta la situazione precedente al restauro e quella che rappresenta il risultato finale dell’intervento ponendo sotto una luce nuova le immagini di San Giovanni Battista e di Sant’Antonio Abate, le quali sono maggiormente leggibili grazie al restauro recente rispetto alla situazione attuale. L’osservazione di questi personaggi ha permesso nuovi raffronti con le opere di Filippino Lippi, in particolare con il San Giovanni Battista della galleria dell’accademia di Firenze e con lo Studio per “figura intarsiata di Petrarca” realizzata da Giuliano da Maiano.
I documenti dell’Archivio Storico di Fucecchio, citati nello studio, confermano la committenza di Antonio Ferrucci e l’importanza che i fucecchiesi attribuirono fin da subito all’affresco e all’immagine della Vergine Ferruccia che fu ritenuta miracolosa e divenne oggetto di culto.
Nel dopoguerra fu essenziale per il salvataggio dell’opera e per i successivi interventi l’interesse dell’ispettore onorario Egisto Lotti e dell’arciprete della Collegiata Pietro Stacchini.
La ricerca è stata effettuata nei vari archivi della sovrintendenza di Firenze, nell’archivio dell’Opificio delle pietre dure, oltre all’archivio storico del Comune di Fucecchio e all’archivio storico vescovile di San Miniato.
Fondamentali per la comprensione della storia dell’affresco sono le immagini fotografiche che l’Opificio ha messo a disposizione e di cui, il ministero dei beni culturali, ha consentito la pubblicazione. Raccontano dei danni provocati dalla guerra e dell’aspetto originario del tabernacolo. Risulta evidente che l’affresco fu eseguito a diretto contatto con l’edificio adiacente, una falegnameria in disuso a cui lo unisce una sottilissima parete. Un tempo quell’edificio era probabilmente destinato a luogo di culto.
Nel tabernacolo dove si inserisce l’affresco sono evidenti i cardini dell’” uscio” che protesse l’opera fin dalla data dell’esecuzione (1473).
Il tema dell’attribuzione delle opere di Filippo Lippi e dei suoi allievi, Sandro Botticelli e Filippino Lippi, fu oggetto della discussione di fine’800 e della prima metà del’900 tra gli storici dell’arte, da Cavalcaselle a Berenson, a Longhi tanto che Berenson assegnò ad una figura di comodo da lui evocata, l’ “Amico di Sandro (Botticelli)”, alcune opere che vennero alla fine della sua vita da lui stesso attribuite a Filippino Lippi.
Per la comprensione dell’affresco risultano fondamentali due immagini: quella che documenta la situazione precedente al restauro e quella che rappresenta il risultato finale dell’intervento ponendo sotto una luce nuova le immagini di San Giovanni Battista e di Sant’Antonio Abate, le quali sono maggiormente leggibili grazie al restauro recente rispetto alla situazione attuale. L’osservazione di questi personaggi ha permesso nuovi raffronti con le opere di Filippino Lippi, in particolare con il San Giovanni Battista della galleria dell’accademia di Firenze e con lo Studio per “figura intarsiata di Petrarca” realizzata da Giuliano da Maiano.
I documenti dell’Archivio Storico di Fucecchio, citati nello studio, confermano la committenza di Antonio Ferrucci e l’importanza che i fucecchiesi attribuirono fin da subito all’affresco e all’immagine della Vergine Ferruccia che fu ritenuta miracolosa e divenne oggetto di culto.
Nel dopoguerra fu essenziale per il salvataggio dell’opera e per i successivi interventi l’interesse dell’ispettore onorario Egisto Lotti e dell’arciprete della Collegiata Pietro Stacchini.
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