Sicurezza
Dopo i proclami cinque anni di stenti e obiettivi falliti
EMPOLI. Un cammino che finora è stato un alternarsi continuo di brusche cadute e di scatti in avanti, di fallimenti e di tentativi di recuperare il terreno perso. Quello che risuona oggi nelle stanze...
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EMPOLI. Un cammino che finora è stato un alternarsi continuo di brusche cadute e di scatti in avanti, di fallimenti e di tentativi di recuperare il terreno perso. Quello che risuona oggi nelle stanze dell'Unione dei Comuni, in relazione al muro contro muro tra vigili e amministratori sul trasferimento dei dipendenti, è l'ennesimo allarme.
Sindaci tutt'altro che uniti nell'amministrazione della cosa comune, ma anche un processo di fusione che fin da subito è apparso più un'operazione a freddo a ricorrere i fondi regionali piuttosto che un percorso condiviso e strutturato. La nascita dell'Unione, d'altronde, è stata una corsa a ostacoli e a perdifiato cominciata nella seconda metà del 2012: la trasformazione del circondario nel nuovo ente fruttava 250mila euro di fondi regionali e nessuno voleva farsi sfuggire l'opportunità. Così venne redatto il nuovo statuto e accorpate le prime tre funzioni in modo da dare sostanza alla nuova costruzione: polizia municipale, protezione civile e sociale. Mettere gli undici sindaci intorno ad un tavolo a discutere e decidere su aspetti importanti di un territorio da sempre riconosciuto come unico poteva sembrare una cosa semplice per molti. Ma la realtà è un'altra cosa e gli attriti sono emersi fin da subito. Il mancato accordo sulle quote di capacità assuntiva da destinare all'Unione ha fatto sparire per anni il giudice di pace dal territorio. Una figura che è stata riportata solo pochi mesi fa non senza fatiche. Stentato anche il percorso che ha portato alla nomina di un ragioniere capo dell'ente, che ha logorato gli animi dei sindaci e che è arrivata dopo anni. E come non citare la vicenda, ancora tutta aperta, della sede di piazza della Vittoria per la quale la Città metropolitana tutti gli anni paga 145mila euro di affitto.
C'era un progetto per portarla nell'ex tribunale di Empoli, ma nel frattempo gli incastri sono cambiati e la discussione sembra essersi arenata. Ognuno per sé, dicevamo, con i recinti degli undici orticelli sempre ben saldi al loro posto. Gli unici colpi di reni, perché questo sono stati, sono arrivati proprio quando la situazione sembrava ormai compromessa e hanno dato il senso di una gestione quasi emergenziale. Una prima risposta alle difficoltà che sembravano travolgere l'Unione era arrivata a metà del 2015, quando tra le pieghe di bilancio venne “scovato” un milione di euro che avrebbe potuto rilanciare il lavoro dell'ente. Arrivò la richiesta per far tornare il giudice di pace e venne nominato il ragioniere capo, si dette una sterzata per la chiusura del piano di protezione civile di zona. Ma era solo il preludio ad un altra caduta. A metà dello scorso anno i risultati dell'ispezione regionale sullo stato dell'Unione si abbatterono come un fulmine sugli uffici di piazza della Vittoria. L'ente non rispettava i parametri per la gestione in forma associata di ben due funzioni su tre: protezione civile (salvata in extremis con l'approvazione del piano territoriale) e sociale (che di fatto è delegato all'Asl e alla Società della salute) non rispettavano i parametri. E allora la giunta è stata costretta ad accorpare una nuova funzione per non perdere 700mila euro di finanziamenti della Regione: statistica. Ma i problemi, come evidenzia questa nuova querelle sulla polizia municipale, non sembrano essere stati risolti. Anzi. (m.p.)
Sindaci tutt'altro che uniti nell'amministrazione della cosa comune, ma anche un processo di fusione che fin da subito è apparso più un'operazione a freddo a ricorrere i fondi regionali piuttosto che un percorso condiviso e strutturato. La nascita dell'Unione, d'altronde, è stata una corsa a ostacoli e a perdifiato cominciata nella seconda metà del 2012: la trasformazione del circondario nel nuovo ente fruttava 250mila euro di fondi regionali e nessuno voleva farsi sfuggire l'opportunità. Così venne redatto il nuovo statuto e accorpate le prime tre funzioni in modo da dare sostanza alla nuova costruzione: polizia municipale, protezione civile e sociale. Mettere gli undici sindaci intorno ad un tavolo a discutere e decidere su aspetti importanti di un territorio da sempre riconosciuto come unico poteva sembrare una cosa semplice per molti. Ma la realtà è un'altra cosa e gli attriti sono emersi fin da subito. Il mancato accordo sulle quote di capacità assuntiva da destinare all'Unione ha fatto sparire per anni il giudice di pace dal territorio. Una figura che è stata riportata solo pochi mesi fa non senza fatiche. Stentato anche il percorso che ha portato alla nomina di un ragioniere capo dell'ente, che ha logorato gli animi dei sindaci e che è arrivata dopo anni. E come non citare la vicenda, ancora tutta aperta, della sede di piazza della Vittoria per la quale la Città metropolitana tutti gli anni paga 145mila euro di affitto.
C'era un progetto per portarla nell'ex tribunale di Empoli, ma nel frattempo gli incastri sono cambiati e la discussione sembra essersi arenata. Ognuno per sé, dicevamo, con i recinti degli undici orticelli sempre ben saldi al loro posto. Gli unici colpi di reni, perché questo sono stati, sono arrivati proprio quando la situazione sembrava ormai compromessa e hanno dato il senso di una gestione quasi emergenziale. Una prima risposta alle difficoltà che sembravano travolgere l'Unione era arrivata a metà del 2015, quando tra le pieghe di bilancio venne “scovato” un milione di euro che avrebbe potuto rilanciare il lavoro dell'ente. Arrivò la richiesta per far tornare il giudice di pace e venne nominato il ragioniere capo, si dette una sterzata per la chiusura del piano di protezione civile di zona. Ma era solo il preludio ad un altra caduta. A metà dello scorso anno i risultati dell'ispezione regionale sullo stato dell'Unione si abbatterono come un fulmine sugli uffici di piazza della Vittoria. L'ente non rispettava i parametri per la gestione in forma associata di ben due funzioni su tre: protezione civile (salvata in extremis con l'approvazione del piano territoriale) e sociale (che di fatto è delegato all'Asl e alla Società della salute) non rispettavano i parametri. E allora la giunta è stata costretta ad accorpare una nuova funzione per non perdere 700mila euro di finanziamenti della Regione: statistica. Ma i problemi, come evidenzia questa nuova querelle sulla polizia municipale, non sembrano essere stati risolti. Anzi. (m.p.)
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