Gioco
«Ho eseguito l’ ordine che proveniva da Maniero»
L’ex cognato fucecchiese di Faccia d’Angelo interrogato sul riciclaggio del tesoro da decine di miliardi di lire
2 MINUTI DI LETTURA
FUCECCHIO. «Ho eseguito l’ordine che mi era arrivato da Felice Maniero di riciclare 11 miliardi e ho chiesto a Michele Brotini, che di professione fa il broker, di darmi una mano». È stato un interrogatorio-fiume quello di Riccardo Di Cicco, l’odontoiatra ex cognato di Faccia d’Angelo, accusato in concorso con il broker Brotini di aver riciclato parte dei soldi di Maniero: secondo la Procura, che si basa sulle dichiarazioni dell’ex boss della Mala, un tesoro da 33 miliardi di lire. Oltre tre ore, ieri pomeriggio in tribunale a Venezia, davanti al giudice per l’udienza preliminare che ha ammesso l’interrogatorio in incidente probatorio - il materiale raccolto potrà essere utilizzato in un eventuale dibattimento - su richiesta dei pm antimafia. Di Cicco ha risposto alle domande dei pubblici ministeri, del gup, del suo difensore Giulio Venturi e dei difensori dei coimputati Marco Rocchi per Brotini e Antonio D’Orzi per Noretta Maniero, sorella dell’ex boss.
L’interrogatorio si è focalizzato esclusivamente sul rapporto tra Di Cicco e Brotini, anch’egli presente in aula ad ascoltare. L’odontoiatra di Fucecchio, ex cognato di Maniero, ha sostanzialmente confermato quanto aveva già detto nell’interrogatorio di garanzia e nel memoriale depositato mesi fa. Ovvero di aver esclusivamente eseguito un ordine che proveniva dal potente cognato, che gli aveva imposto di riciclare il proprio tesoro, e di aver per questo chiesto l’aiuto del broker. Le prime consegne di denaro sono state datate 1995 da parte della madre di Maniero, Lucia Carrain, e di un’altra persona. Il patrimonio prende la strada della Svizzera dove viene investito e riciclato. Tra i conti usati, quello scandagliato dai pm antimafia grazie a una rogatoria internazionale: aperto nel 2003 alla Deutsche Bank elvetica, dentro c’erano 4,5 milioni arrivati in blocco da altre banche svizzere. Altri riscontri dagli istituti di credito elvetici potrebbero arrivare prossimamente. Nessun tentativo nel corso dell’interrogatorio da parte di Di Cicco di voler scaricare la colpa su Brotini: anzi, ha raccontato di averlo voluto proteggere quando Maniero aveva minacciato di voler denunciare entrambi per la mancata restituzione dei soldi, come richiesto.
L’interrogatorio si è focalizzato esclusivamente sul rapporto tra Di Cicco e Brotini, anch’egli presente in aula ad ascoltare. L’odontoiatra di Fucecchio, ex cognato di Maniero, ha sostanzialmente confermato quanto aveva già detto nell’interrogatorio di garanzia e nel memoriale depositato mesi fa. Ovvero di aver esclusivamente eseguito un ordine che proveniva dal potente cognato, che gli aveva imposto di riciclare il proprio tesoro, e di aver per questo chiesto l’aiuto del broker. Le prime consegne di denaro sono state datate 1995 da parte della madre di Maniero, Lucia Carrain, e di un’altra persona. Il patrimonio prende la strada della Svizzera dove viene investito e riciclato. Tra i conti usati, quello scandagliato dai pm antimafia grazie a una rogatoria internazionale: aperto nel 2003 alla Deutsche Bank elvetica, dentro c’erano 4,5 milioni arrivati in blocco da altre banche svizzere. Altri riscontri dagli istituti di credito elvetici potrebbero arrivare prossimamente. Nessun tentativo nel corso dell’interrogatorio da parte di Di Cicco di voler scaricare la colpa su Brotini: anzi, ha raccontato di averlo voluto proteggere quando Maniero aveva minacciato di voler denunciare entrambi per la mancata restituzione dei soldi, come richiesto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
